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A Cesare e a Dio: provocazioni per politica e scienza

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L’anno scorso al convegno annuale del ciclo “A Cesare e a Dio” organizzato dalla Fondazione Magna Carta a Norcia si è discusso di “Religione e Spazio Pubblico”. Le violente reazioni scaturite in seguito ai discorsi di Regensburg di Benedetto XVI imponevano al mondo intellettuale una seria riflessione su quale possa diventare il futuro della libera espressione, specialmente se di area cattolica. La ragione invocata dal Papa quale unico luogo di mediazione che possa consentire alle diverse fedi di dialogare, veniva subito disattesa con il barbaro omicidio di suor Leonella.

Sorgeva quindi la necessità di invitare laici e credenti per un confronto su quale dovesse essere il luogo adatto per la religione. La religione, in quanto archetipo espressivo dell’uomo nel suo rapporto storico con il sacro, articola uno speciale linguaggio. Saul Kripke sosteneva che un linguaggio privato non ha senso: la parola non è in grado di riferirsi a nulla qualora priva di quei paradigmi grammaticali che prendono vita nel tessuto sociale. Anche quando parliamo spontaneamente con noi stessi usiamo sempre regole linguistiche condivise da un ambiente.

Il linguaggio religioso, non solo ha il diritto di mostrarsi nello spazio pubblico, ma perde completamente il suo senso se relegato unicamente alla sfera privata.

Gli interventi dei relatori di quel convegno (da poco usciti nel volume “Religione e Spazio pubblico” curato dal Presidente della Fondazione Magna Carta Gaetano Quagliariello ed edito da Cantagalli)  avevano mostrato grande coesione nel sottolineare l’importanza del tema della laicità come conquista tipicamente cristiana. Come recita il titolo evangelico “A Cesare e a Dio” distinguere la religione dalla politica e sostenere la laicità dello stato è sacrosanto. Il termine “laico” (in greco = popolo) si è iniziato ad usare per distinguere i “chierici” dai “non-chierici”. La laicità apre quel terreno di confronto che può ricercare chiarezza solo nella ragione e a partire dalla ragione. La laicità fa riferimento ad una dimensione corale che cerca armonia non disdegnando di ricevere consigli dal linguaggio poetico della fede. La poesia, come sostiene il poeta Davide Rondoni, è intimamente legata alla dimensione dell’alterità. Se non c’è un rapporto con un

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1 COMMENT

  1. si,ma…
    Dal punto di vista filosofico la tua esposizione non fa una piega:ben argomentato, pacato e dalla forma assai elegante…
    Ma dimentichi che spazio pubblico ed organi politici e legislativi sono cose molto diverse, è l’autonomia di quest’ultime che il orincipio di laicità rivendica.

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