A che serve il referendum se la legge sul nucleare non c’è più?
27 Aprile 2011
In Italia i referendum servono ad abrogare le leggi che ci sono, non quelle che ci potrebbero essere in futuro o che c’erano in passato. Per questo semplice motivo il referendum sul nucleare non si potrà tenere il prossimo 12 e 13 giugno. E non si tratta di una truffa o di un inganno del solito vecchio Berlusconi come si affanna a voler dimostrare la sinistra e la stampa di complemento. Semmai il governo ha dovuto dichiarare la resa sul fronte del nucleare dando al comitato promotore la vittoria a tavolino: le leggi che dovevano essere abrogate dal voto popolare sono state abrogate dal governo stesso e da un voto del Parlamento.
Ci fossero veri anti-nuclearisti in Italia (cosa di cui a questo punto si dovrebbe dubitare) oggi dovrebbero festeggiare la loro vittoria e non mugugnare in gramaglie per lo scippo referendario. Invece eccoli tutti ad additare Berlusconi che nella conferenza stampa con Sarkozy avrebbe sbadatamente rivelato il trucco. Ma cosa ha detto in effetti Berlusconi per essere finito sulle prime pagine di tutti i giornali tra la sorpresa e il dileggio? Nient’altro che un semplice dato di fatto: essendo il nucleare civile una scelta inevitabile nella dieta energetica dei paesi sviluppati è troppo rischioso e politicamente inopportuno sottoporre questa scelta al voto popolare mentre è ancora vivo lo shock del disastro di Fukushima. Si ripeterebbe quanto accaduto dopo Chernobyl quando il referendum anti-nucleare del novembre 1987 catapultò l’Italia fuori dall’atomo per il ventennio successivo, facendone l’unica nazione tra le 14 più ricche del mondo a non avere centrali attive sul suo territorio.
Berlusconi ha proposto dunque una moratoria di due anni durante i quali la comunità scientifica internazionale e le istituzioni europee devono mettersi in grado di valutare con freddezza cause e conseguenze del disastro di Fukushima e suggerire ai governi nuove regole e modalità per la produzione di energia nucleare al massimo standard di sicurezza possibile. Si può dissentire con questa impostazione, si sarebbe potuto preferire da parte di Berlusconi un sovrappiù di coraggio e la voglia di sfidare il senso comune difendendo il vessillo nucleare fin dentro le urne referendarie con un bello scontro a viso aperto. Quello che non ha senso è definire una truffa la decisione del governo.
La legge che avrebbe riportato l’Italia nel business dell’atomo non c’è più, è stata cancellata. Non si può fare un referendum in memoriam. La truffa, secondo l’opposizione, consisterebbe nel fatto che Berlusconi in cuor suo non avrebbe rinunciato al nucleare e sarebbe pronto a riproporlo al momento opportuno. Ma questo nessun referendum lo può impedire. Non esiste un voto popolare che impedisca “per sempre” a governi e parlamenti di legiferare su qualsiasi materia. Non si possono sottoporre a referendum le intenzioni. Se Berlusconi vorrà rimettere in gioco la scelta nucleare (ma a questo punto purtroppo ne dubitiamo) dovrà avere il potere di farlo, dovrà presentare una nuova legge, avere la maggioranza necessaria a farla approvare e un nuovo referendum potrà essere convocato per cancellarla. Tra due anni Berlusconi potrebbe non essere più a palazzo Chigi, ci potrebbe essere un governo Vendola, chi può prevedere oggi quello che sarà allora.
Il comitato referendario dovrebbe gioire per quanto ha ottenuto. Sono stati 12, nella storia repubblicana, i referendum cancellati da una legge intervenuta prima del voto e spesso con modifiche solo formali. Anche a referendum celebrato inoltre nessuno avrebbe potuto garantire nuove leggi in senso opposto. E’ successo con il finanziamento pubblico ai partiti – reintrodotto e rafforzato – con la responsabilità civile dei magistrati – ridotta invece che amplificata – e con l’abrogazione del ministero dell’Agricoltura – morto e risorto come ministero delle Risorse Agricole.
Allora viene facile pensare che il motivo del lutto non sia tanto nello “scippo” del nucleare, quanto nella convinzione, figlia di una scarsa fiducia nel proprio elettorato, che senza la paura dell’atomo i cittadini si guarderanno bene dall’andare alle urne per infilzare Berlusconi con il referendum sul legittimo impedimento (o quello che ne è rimasto). Gira gira è sempre la stessa storia: per fare fuori il caimano tutto fa brodo. Anche Fukushima.
