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A chi andranno i voti di Bayrou?

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Il quadro si è chiarito: Sarkozy e Royal vincono nettamente la prova del primo turno. I risultati quasi definitivi del ministero dell’Interno danno Sarkozy al 31,11% e Royal al 25,83% dei voti espressi. Il centrista Bayrou si è piazzato terzo con il 18,55% e Le Pen all’10,51%. Tutti gli altri partiti non superano il 5%. Con il senno del poi, si può dire che tutto sommato non ci sono state grosse sorprese.

Sia i sondaggi sull’interesse dei francesi per la campagna sia i circa quattro milioni di nuovi iscritti facevano intuire che l’affluenza alle urne sarebbe stata altissima, e cosi è stato: nonostante la bellissima giornata, l’84,60% degli iscritti si è recato alle urne, con file d’attesa di ore per votare. Bisogna risalire al ’65 per trovare un tasso di partecipazione cosi alto. I Francesi hanno ricordato la lezione del 21 aprile 2002: il debole numero di schede bianche (l’1,44% dei votanti) e il distacco dei due candidati in testa rispetto agli altri candidati testimonia della volontà di dare una preferenza, qualsiasi ne sia la motivazione (voto utile o convizione ideologica) e di non lasciarsi andare nel voto di protesta.

La vera sorpresa di questo turno riguarda gli scarti tra i candidati.

Il grande vincitore di questo primo turno è sicuramente il leader liberale Nicolas Sarkozy. Ha vinto sui due fronti: a destra, ha fermato Le Pen, il quale crolla a un pò più di 3 milioni di votanti (3.824.258) cioè il 10,51% dei suffragi espressi. Sin dalla sua prima partecipazione alla campagna presidenziale nell’‘88, il leader del Fronte nazionale non aveva mai avuto consensi inferiori al 14% dei suffragi espressi al primo turno (14,38% nel’‘88, 15% nel ‘95, 16,86% nel 2002), e non era mai sceso, in termini assoluti, sotto i 4 milioni di votanti (4.376.742 nel ‘88, 4.571.138 nel ‘95, 4.804.713 nel 2002).

Sarkozy aveva scommesso che, dati i risultati dell’aprile 2002, le sue chances di passare al secondo turno dipendevano dalla sua capacità di sedurre l’elettorato che guardava con sempre più simpatia al Fronte Nazionale, doveva scendere, cioè, sui temi dell’insicurezza, dell’immigrazione, dell’identità nazionale. Lo ha fatto, tuttavia, senza mai riprendere le idee del leader d’estrema destra, evitando così di alienarsi l’elettorato della destra moderata e quello gollista. In tal modo Sarkozy ha saputo rispondere alle aspettative di un buon terzo dei Francesi e ha vinto anche la battaglia delle idee, imponendosi davanti Ségolène Royal con un più di 5 punti percentuali rispetto alla candidata socialista (cioè circa 2.000.000 di votanti in più). Ha imposto, infine, una leadership forte a destra (evitando per la prima volta dall’epoca di Pompidou, la molteplicità delle candidature), cosi come al paese.

Sulla rive gauche, alla sede del PS rue de Solferino, il popolo socialista ha tirato un sospiro di sollievo. Il risultato di Ségolène Royal non si può certo definire una grande vittoria, data l’ampiezza della distanza che la separa da Sarkozy. Ha saputo, però, evitare la dispersione dell’elettorato socialista, chiamando al voto utile o “consapevole”, seconda la definizione che la candidata ha dato negli ultimi giorni di campagna. Per il momento non vi è alcun rischio per Ségolène di rimanere prigioniera dell’estrema sinistra, come avviene in Italia o in Spagna, dato che a sinistra del PS non vi è una formazione che superi la soglia dei 5%, nemmeno il partito trotzkista di Olivier Besancenot, che nel 2002 sembrava molto più promettente. Inoltre, questa vittoria ricompatta il partito socialista dietro la sua candidata per il secondo turno ed evita cosi che la prospettiva di un “partito democratico” di centro, proposta da Bayrou, diventi realtà; una situazione delicata che avrebbe sicuramente portato in primo piano la questione del futuro di un partito socialista lacerato dalle divisioni interne.

Oltre a Jean Marie Le Pen, l’altro grande sconfitto è senza dubbio Bayrou. La sua candidatura non è arrivata in porto e non si avvicina nemmeno al secondo posto (ha ottenuto un po più del 18,55% dei suffragi espressi, cioè 6 750 006). Nondimeno, il suo risultato dimostra che quasi un quinto dell’elettorato francese ha rifiutato gli schemi abbastanza classici della politica francese. Ma si può ipotizzare che la sconfitta di Bayrou sia più ampia di quanto questo primo turno lasci trasparire e che si troverà ormai davanti a difficoltà molto più grandi. Infatti, da quando si è impadronito dell’UDF, ha perso numerosi quadri, una fuga che si è accentuata nelle ultime settimane. Le personalità che da anni facevano la storia dell’UDF erano tutte stasera sugli schermi della televisione a spiegare ed appoggiare la vittoria di Sarkozy. Bayrou contava sull’effetto trainante di una sua vittoria almeno al primo turno per raccogliere “uomini di buona volontà”, quadri e candidati, profughi da destra e da sinistra per confluire in un grande centro. In vista delle prossime elezioni legislative di giugno bisogna chiedersi che fine farà il partito fondato da Giscard d’Estaing una trentina di anni fa (Giscard che ha raggiunto Sarkozy qualche giorno fa), da allora protagonista della vita politica.

Tuttavia, il risultato ottenuto da Bayrou impone un “accentramento” nelle strategie dei due candidati ancora in corsa, i quali, per ora, avevano sviluppato una strategia piuttosto centrifuga. Benché essi ribadiscano quasi all’unisono che i Francesi dovranno scegliere tra “due modelli di società”, accentuando la bipolarizzazione dello scontro politico, e neghino che cambieranno la loro politica aprendo all’elettorato del leader centrista, essi dovranno confrontarsi innanzitutto con questo. In effetti, anche se Le Pen darà una consegna di voto solo il 1 maggio, si può ipotizzare che il suo elettorato non voterà per Ségolène Royal. A sinistra, i partiti estremi hanno già chiamato invece a votare per la candidata socialista al secondo turno. La principale domanda è quindi quale dei due candidati riuscirà a conquistare la maggior parte dell’elettorato centrista, con o senza accordi con Bayrou. Non è un caso se, a commentare i risultati in televisione, Sarkozy abbia mandato inanzittutto ex membri dell’UDF e, non è nemmeno un caso se la prima proposta dei socialisti è stata la costituzione di un fronte anti-sarkozy, slogan di campagna del leader centrista. Staremo a vedere...

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1 COMMENT

  1. …con Sarkozy vince l’occidenTALE
    FRANCIA, D’ONOFRIO (UDC): CON SARKOZY VINCE L’OCCIDENTE

    Roma, 23 apr – “La grande vittoria del primo turno di Sarkozy è
    certamente motivo di compiacimento particolare per l’Udc, che al suo ultimo
    congresso aveva ricevuto proprio da Sarkozy un notevole contributo culturale e
    politico. Con Sarkozy all’Eliseo sarà sconfitta l’ipotesi di una Europa
    lontana dagli Stati Uniti perché vincerebbe l’idea di fondo dell’Occidente
    democratico”. Lo ha dichiarato il senatore Francesco D’Onofrio, Presidente dei
    senatori Udc.

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