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A cosa serve la spending review? A far vincere sempre il partito delle pensioni

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A conclusione dei Campionati europei di calcio, il CT della Nazionale Cesare Prandelli (osannato con qualche esagerazione per la buona performance dell’Italia perché è singolare che un squadra abbia esaurito le sostituzioni già al 16° minuto del secondo tempo) si è permesso un commento un po’ osé in presenza di un Presidente della Repubblica che aveva appena compiuto 87 anni: l’Italia è un Paese vecchio. In quelle stesse ore, l’Istat diffondeva la consueta rilevazione sulla disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni senza che nessuno si chieda mai se si tratti o meno di una coorte effettivamente rappresentativa del lavoro giovanile) denunciando un tasso superiore al 36%.

Le due circostanze hanno ovviamente trovato spazio nei commenti dei media e nelle dichiarazioni di esponenti politici e sindacali, con forti sottolineature sulle priorità che dovrebbero avere d’ora in poi le politiche pubbliche, con misure a favore dei giovani. Archiviata con poche speranze - circa il conseguimento di tale obiettivo - la legge Fornero sul lavoro, nonostante l’impegno assunto da Monti in persona di individuare “tempestivamente” delle modifiche presumibilmente inserite nel decreto sviluppo, vedremo se quest’ultimo provvedimento determinerà un minimo di ripresa produttiva in grado di riattivare anche il mercato del lavoro in modo da compensare, almeno in parte, gli effetti negativi che saranno prodotti, appunto, dalla riforma Fornero.

Nel frattempo, accompagnata dal solito frastuono mediatico, è arrivata la spending review, un provvedimento che dovrebbe tagliare 26 miliardi di spesa pubblica in un triennio, intervenendo sulla sanità e sul pubblico impiego. Di qui le proteste dei sindacati che hanno minacciato, in ordine sparso, il ricorso allo sciopero generale pur senza deciderne ancora la data. L’Italia è proprio un Paese strano.

Quando non si corrono rischi di tagli, tutti si scagliano contro gli ospedaletti di provincia, dicendo che, in realtà, sono poco più che infermerie, del tutto inadeguate ad affrontare patologie di una qualche gravità. I servizi televisivi, a caccia di episodi di malasanità, ci propinano casi di persone ricoverate in questi presidi, poi costrette ad andare altrove per poter disporre delle cure necessarie. Gli assessori regionali alla Sanità, quando sono in vena di dire la verità, raccontano, nelle tavole rotonde, le difficoltà che incontrano nel ristrutturare o chiudere i piccoli ospedali, divenuti centri di spesa pressoché inutili, perché si imbattano in numerosi ostacoli architettati dal personale dei nosocomi e soprattutto dai primari (veri e propri generali senza esercito) che riescono a sollevare le proteste delle autorità locali e delle comunità, per le quali avere un ospedale sotto casa è una questione di prestigio e di (apparente) comodità.

Ci raccontiamo queste storie da sempre, salvo dover constatare che, ogni qual volta si affronta il problema della chiusura di queste strutture, gli interessi colpiti si travestono da grandi questioni di principio.  Lo avete notato ?

Se un datore di lavoro chiude una fabbrica e licenzia i lavoratori, i sindacati se la prendono con lui. Se invece si chiude un ospedale, eccoli pronti a denunciare che è in atto un pesante attacco al welfare, alla riforma sanitaria, al servizio pubblico a favore delle cliniche private, ai diritti fondamentali dei cittadini. In sostanza, ogni portantino, ogni usciere ed ogni bidello (chissà perché le pulizie nelle scuole non possono essere affidate in appalto?) impersonano in sé una particella di socialismo.

Ma il finale di questa storia italiana, ancorchè impersonata da attori travestiti da supertecnici (che nel caso della spending review hanno mobilitato un tecnico ancora più ‘super’ come nella pubblicità dell’acqua che elimina l’acqua), finisce in gloria, come tutti i salmi.

A che cosa serviranno i risparmi derivanti dai tagli ? In larga misura, a tutelare altri 55mila esodati (portando a 36 mesi il periodo di salvaguardia delle regole previgenti). In sostanza, le pensioni prima di tutto, anche se i sindacati insisteranno (farà loro eco il Pd) nel sostenere che il problema non è risolto. E come avverrà la riduzione dei pubblici dipendenti (che era pur sempre un punto della famosa lettera della Bce del 5 agosto scorso) ? Grazie ai pensionamenti anticipati del personale in esubero o in mobilità. Nella previdenza del pubblico impiego, negli ultimi anni, ne abbiamo viste di tutti i colori. Bruschi innalzamenti dell’età pensionabile insieme a misure di “pensionamento forzoso”.

Da ultimo, nella riforma Fornero persino lo “sconto” per i nati nel 1952 (che potranno andare in quiescenza a 64 anni) valeva soltanto per i settori privati, mentre ora, a quanto si dice, per favorire l’esodo dei dipendenti pubblici  - in misura di 300mila - saranno ripristinati gli ordinamenti in vigore prima del decreto SalvaItalia.

Insomma, in Italia, le pensioni, tecnici o no,  sono sacre. Alla fine vincono sempre. 

 

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7 COMMENTS

  1. Quello che dà fastidio in
    Quello che dà fastidio in questo come in tanti articoli simili e che chi scrive è uno che fa politica da tanto tempo.Ma perché non avete fatto le cose giuste voi?Per Cazzola si può andare molto lontano nel tempo.Ma anche a rimanere nella 2° repubblica che cavolo avete fatto?Meno tasse?Migliori servizi?Uno stato meno invadente e meno elefantiaco?Meno sprechi,ruberie,privilegi?Meno debito pubblico?Insomma che?

  2. riflessione amara
    x Stefano – Ma di cosa ti stupisci? Dopo 20 anni dovresti avere imparato… A parte che Cazzola sulle pensioni ha ragione, e comunque non voglio riferirmi specificamente a Cazzola che non conosco. Ma li hai letti “Il Giornale” e “Libero” in questi giorni? Pur di andare contro Monti i giornali berlusconiani appoggiano Squinzi! Pur di dimostrare che la popolarità di Monti è inferiore a quella di Silvio sostengono (o comunque riportano come indicative) le affermazioni comuniste-corporative di Squinzi, un vigliacco che pur di ingraziarsi i propri dipendenti lecca la CGIL. Di fronte a questo scempio dei giornali veramente di destra dovrebbero fare quadrato e appoggiare Monti. Nella misura in cui qualcuno finalmente fa cose di destra, ad esempio i tagli, i giornali conservatori seri dovrebbero esaltare il governo, e invece attaccano Monti… Ciò dimostra che ci hanno sempre preso in giro. Non dico a tutti, ma a molti del PDL non interessa che si facciano cose di destra, cose liberiste, interessa soltanto fare gli interessi di Berlusconi. Se Silvio fosse “sceso in campo” con la sinistra molti del PDL sarebbero di sinistra, è questa l’amara verità.

  3. Analisi perfetta quella di
    Analisi perfetta quella di Cazzola, con particolare riferimento ai piccoli Ospedali, emblema dell’impossibilità in Italia di effettuare veri tagli.

    Se anche un governo non politico, sostenuto da una maggioranza larghissima, non riesce ad effettuare veri tagli
    (i tagli della spending review sono ridicoli sull’ammontare della spesa pubblica, altro che macelleria sociale, ma per favore!!!…la riduzione dei pubblici dipendenti è un falso annuncio perchè non sono noti i criteri di intervento sulle piante organiche, i tagli dei posti letto e uffici giudiziari devono essere concordati con le Regioni…buonanotte!!!)
    allora penso che per questo Paese non ci sia speranza.
    Il futuro dell’Italia è un lungo, lento, inesorabile declino. Anche per questioni strettamente demografiche.
    Diventeremo la nuova Grecia, il nuovo Portogallo o la nuova Tunisia forse.
    Un Paese da visitare a scopo culturale o per fare vacanze. Nient’altro.

  4. Et – Et
    Condivido in tutto, solo una piccola nota: in tutte le scuole che ho visto di recente, le pulizie sono in appalto a ditte esterne, solo che i bidelli ci sono lo stesso.

  5. @Rothbard
    Perché una forza di destra liberale (o sedicente tale) dovrebbe appoggiare un governo che non liberalizza, non taglia, aumenta le tasse e fa di tutto per cedere sovranità? E poi basta con ‘sta storia di Berlusconi che si fa gli affari suoi. Centinaia di milioni in avvocati, mezzo miliardo perso per una trappola giudiziaria studiata a tavolino a favore di un concorrente ed una fama internazionale di pedofilo significa farsi gli affari propri? E poi è meglio ricordare che i governi Berlusconi hanno sempre fallito i propri obiettivi per una opposizione politica e sindacale dissennata (ricordare Cofferati e il tentativo di abrogare l’articolo 18? o lo sciopero proclamato quando il governo fece un timidissimo tentativo di abbassare le tasse? o le proteste per la riforma delle pensioni e dell’Università?) e per l’inaffidabilità dei suoi alleati. Su Berlusconi gli italiani ci hanno visto giusto per vent’anni. Non a caso hanno fatto di tutto per toglierci il leader che ci eravamo scelti.

  6. x marco
    Se leggi bene ho scritto “nella misura in cui”… So benissimo che Monti non è un liberista 100%, magari… Ma nella misura in cui questo governo fa cose di destra/liberiste, i giornali sedicenti di destra dovrebbero appoggiare il governo stesso, almeno limitatamente a certi provvedimenti. Invece si preferisce attaccare sempre a testa bassa, solo per far risaltare (inutilmente) il governo che c’era prima. Anch’io vorrei più tagli, anch’io vorrei che s’impedisse la cessione di sovranità, ma vista la situazione drammatica mi accontento. Leggi il sito di “Libero” di oggi: a un certo punto si scrive: “c’è chi fa peggio di Monti, Rajoy taglia le tredicesime agli statali”. Ora, io mi domando: com’è possibile che un giornale che afferma di essere di destra liberista critichi i tagli agli statali? Io sono esterrefatto…

  7. Domanda
    Non sono super esperto, ma non appena ho letto del materiale riguardo questa spending review, mi sono posto subito una domanda alla quale non ho trovato risposta su alcun giornale. Magari Cazzola è più esperto di me in materia e può rispondere ..

    La domanda che mi sono posto è questa: ma se togliamo dipendenti pubblici spostandoli in pensione, risparmiamo ? Non stiamo semplicemente spostando la spesa dallo stipendio alla pensione, tra l’altro rinunciando alla “produzione” del dipendente ?

    Non sarebbe meglio fare il contrario, cioè spostare chi è in pensione al lavoro presso il pubblico, così lo paghiamo uguale ma almeno produce ?

    Boh

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