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A cosa serve negare la Shoah

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Difficile dire se domani, quando comincerà la conferenza organizzata da Teheran per negare la Shoah, appariranno più intellettualmente oltraggiosi e anche ridicoli gli “studiosi”che vanno a Teheran a sostenere la tesi negazionista del presidente Ahmadinejad o quelli che invece si presteranno a fargli da spalla recitando la seconda parte in commedia: 67 “studiosi” e “ricercatori” discuteranno la veridicità dell’Olocausto a Teheran ha detto il viceministro degli esteri Manouchehr Mohammad al giornale Jomhuriye Eslami.  Provengono da 30 Paesi, intellettuali a favore dell’esistenza della Shoah, e intellettuali contro: un dibattito senza pregiudizi per dimostravi la nostra libertà di pensiero. Peccato però che i cortesi ospiti abbiano fatto una loro fiammeggiante bandiera della negazione dell’Olocausto e di molte altre repugnanti prese di posizioni che riguardano gli ebrei e israele. Peccato anche che la negazione della Shoah non sia un’opinione, ma semplicemente una menzogna; e come parlare di libertà di opinione in un Paese che perseguita, tortura, uccide i dissenzienti e che considera nemici da battere tutti quelli che non aderiscono all’Islam radicale? Ma cerchiamo le ragioni dell’infausto show di domani.

 Quando  Ahmadinejad dice: l’Olocausto non è mai esistito, in realtà intende enunciare un programma: “Israele non ha diritto ad esistere”.Il presidente iraniano ripete spesso che “Israele è un tronco marcio”, che lui lo “spazzerà via dalla Terra”. Dice anche che se l’Europa non se ne allontanerà in fretta, se ne pentirà. Che c’entra la Shoah con il suo piano? Israele se l’è inventata, dice l’Iran, per legittimare la sua esistenza. Poichè la Shoah non esiste, ergo Israele non ha nessun motivo di legittimazione. E’ un messaggio che ovviamente non tiene in considerazione che la storia del sionismo è precedente alla Shoah, che le radici del popolo ebraico sono rimaste nei millenni a Gerusalemme; che nella sua barbarie ignora che minacciare un giorno sì e uno no la distruzione di una società forte e attiva, dell’antico popolo che ha fondato il monoteismo e ha dato i natali a Gesù Cristo, di uno Stato democratico, è un patente crimine contro l’umanità. Per il presidente iraniano queste sono raffinatezze inutili, e, soprattutto, il nesso fra Shoah, antisemitismo e Israele è un magnifico strumento: mettere alla berlina la più grande tragedia ebraica è di fatto eguale, chi non lo capisce, a rallegrarsi della distruzione del popolo ebraico; e se auspicarla di nuovo in Israele, con la bomba atomica, è la dimostrazione di come l’antisraelismo coincida con l’antisemitismo, è anche meglio. L’antisemitismo è il drappo rosso davanti al toro della guerra islamista che egli ritiene suo compito storico.E’ la bandiera dietro la quale sono pronti a marciare tutti i suoi alleati, tutti gli estremisti islamici a Oriente e a Occidente; e bisogna tenerla alta questa bandiera  per mostrare che l’Islam ha trovato il capo che sognava. Quello che innanzitutto distruggerà Israele. Poi batterà l’Occidente. E che già si permette tutto, perchè si sente vincitore.

Di fatto,da quando la settimana scorsa il prossimo ministro della difesa americana Robert Gates ha dichiarato che gli USA useranno la forza militare contro l’Iran solo come ultima risorsa, Ahmadinejad si è convinto di poter coronare con la sua strategia e  raggiungere il potere nucleare senza nessun intoppo esterno.  Per questo scopo, gli ebrei, Israele sono il suo asso: il grandioso progetto di distruggere un popolo che ha saputo portare la fiaccola della propria cultura per più di tremila anni fra tante persecuzioni, è il suo passpartout verso il Califfato mondiale e la venuta del Mahdi, il 12esimo profeta. La negazione della Shoah è un tassello funzionale e anche indispensabile al suo scopo.

Se la si guarda nella sua ottica, la conferenza cade un giorno dopo quello in cui Ahmadinejad ha annunciato (ieri) che il rogresso verso le centrifughe per la realizzazione del potere atomico è fuori discussione e che ormai l’obiettivo è in vista; cade anche nei giorni in cui Ismail Hanje, il primo ministro palestinese di Hamas, ricevuto con il tappeto rosso,è venuto in visita a Teheran con una promessa: non riconoscerà mai Israele, ha detto, e la Jihad è la decisione strategica del popolo palestinese. Cade anche nei giorni in cui gli Hezbollah, di nuovo in possesso di un arsenale completo di missili iraniani di breve e di lunga gittata recapitati con l’aiuto siriano, pretendono, a rischio di una sanguinosa guerra civile, di dominare il Libano per farne una roccaforte dell’integralismo sciita, eguale a quello degli Ayatollah, contro il governo di Fuad Siniora. Nasrallah, il capo degli Hezbollah è oggi il garante del potere siriano in Libano; e la Siria, in un cerchio strategico che si arricchito di nuovi trattati militari fra Iran e Siria, è per Ahmadinejad il ponte su cui passano gli uomini e le armi dirette verso tutti gli angoli del suo scacchiere strategico, Gaza, il Libano, l’Iraq, il Golfo.. Grande giuoco: domani, sul campo, 67 “studiosi” e “ricercatori” che amano giuocare col fuoco.

da Il Giornale

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