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A forza di voler dialogare si dimentica di ascoltare

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Ho sentito il presidente del Senato, Franco Marini, fare la solita sparata contro i "neoconservatori" colpevoli a suo modo di  volere lo scontro di civiltà per il solo fatto di indicarlo. Secondo Marini è colpa di costoro, in Italia e altrove, se l'odio contro l'occidente infuria, se il terrorismo colpisce nelle nostre città e magari in quelle degli stati arabi che si azzardano a parlare con l'infedele. Basterebbe per evitare tutto questo, indovinate cosa?, ma certo, il dialogo!
Vorrei suggerire a Marini  la lettura di una dichiarazione  - ahimè molto lucida - di Abdallah Safialdee, il rappresentate di Hezbollah in Iran, rilasciata alla Tv iraniana e che ho appena visto sul sito del Memri.

"Il giorno in cui Hezbollah ha vinto la guerra (contro Israele) ha forgiato il futuro della regione e ci ha portato a ciò che vediamo oggi: l'Europa è sempre più confusa e non sa cosa fare. Il cavallo su cui ha puntato i suoi soldi - Israele - non riesce più a svolgere il ruolo che era suo in passato. L'America non riesce a ottenere alcun successo nella regione. Sapete cosa accadrà quando l'America si ritirerà dall'Iraq? Vorrà dire che Israele avrà perso il suo alleato e che Hezbollah non avrà bisogno di una guerra su larga scala per marciare sulla Palestina (Israele, sic!), sarà una semplice passeggiata.  State certi che il giorno che gli americani lasceranno l'Iraq, gli israeliani lasceranno la regione con loro. Questo perchè l'annientamento del regime sionista è cominciato. La Palestina non è più un problema per noi perchè gli americani saranno costretti a ritirarsi e in quel momento, voi musulmani di tutto il mondo, potrete entrare in Palestina perchè Israele non esisterà più. Sarà finita per sempre. Gli americani saranno cacciati fuori dalla regione a calci in disgrazia, saranno sconfitti e umiliati. Per questo la nostra vittoria su Iraele costituisce una punto fermo nella storia del mondo islamico".

Insomma, senza l'America in Iraq, Hezbollah potr

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3 COMMENTS

  1. non si dialoga coi sordi
    D’accordissimo, dialogo… Ma chi sono gli indifferenziati interlocutori? Quali sono i contenuti del dialogo? Quali le prospettive? Mi sa tanto che il dialogo sia divenuta una parola jolly, che si tira fuori quando non si hanno altri argomenti. Il problema delle attuali istituzioni dello Stato è che rappresentano solo se stesse, non incarnando nemmeno il pensiero della propria coalizione…

  2. Egregio Direttore,
    mi sembra

    Egregio Direttore,
    mi sembra che esista un malvezzo tipicamente italiano (io lo chiamo post-democristiano) di giocare con le parole per mischiare le carte in tavola.
    A questa cattiva abitudine non si sottrae neanche il presidente del Senato, Franco Marini, che pure considero persona seria, schietta e simpatica.
    La nostra seconda carica istituzionale rispolvera il concetto dello “scontro di civiltà” e lo definisce “folle e manicheo”.
    Chi può dargli torto, in linea astratta e teorica? Assolutamente nessuno.
    Il problema è intendersi sul significato dei termini. L’espressione “scontro di civiltà”, a mio modesto parere, è diventata una formuletta di comodo, ipocrita e fuorviante. Troppo spesso, infatti, viene definito così l’atteggiamento di chi non ha la benchè minima intenzione di propugnare conflitti etnici, religiosi, ideologici.
    L’etichetta “scontro di civiltà” viene sfoderata all’occorrenza e applicata strumentalmente solo per bollare e demonizzare quanti sostengono un “vero” CONFRONTO di civiltà. Un confronto, cioè, che non parta dalla rinuncia e dalla rassegnazione, dalla sottomissione e dall’accettazione “a prescindere” di tutto ciò che è straniero o diverso. Ma che fondi il rispetto reciproco sulla difesa delle nostre radici, delle nostre tradizioni, della nostra identità (quella “occidentale”, tanto per banalizzare e sintetizzare il discorso).
    Ho invece l’impressione che i sedicenti fautori del dialogo, alla prova dei fatti, non facciano altro che coltivare e diffondere una sorta di “cultura della resa”, un atteggiamento falsamente buonista ma in realtà acritico, imbelle e sterile.
    Prima di lanciare anatemi a “teocon”, “neocon” e affini, o comunque a tutti coloro che si oppongono al conformismo dilagante e ai profeti del Pensiero Unico, sarebbe meglio fermarsi a riflettere su quali risultati abbia prodotto e stia producendo la filosofia opposta. Quella di chi “sbraca” (mi si perdoni il termine) ogni giorno di più, recitando il catechismo del politicamente corretto in nome di un’ipertolleranza, che spesso è soltanto pavido opportunismo o totale mancanza di valori.
    Se si fermassero un attimo a riflettere, ne sono convinto, anche i “multiculturalisti” di casa nostra finirebbero almeno per riconoscere diritto di cittadinanza (è proprio il caso di dirlo) a tutti gli italiani, europei, occidentali in genere che la pensano in maniera diversa.
    Cordiali saluti
    -Enzo Sara-

  3. Giochi di parole
    Due commenti ispirati dalla stessa analisi: a forza di usarle male le parole si usurano e perdono significato. Bene dunque Enzo e Vincenzo quando riconducono parole come “dialogo” e “scontro di civiltà” al loro senso originiario e ne smascherano gli usi di comodo.

    Giancarlo Loquenzi

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