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Fratelli coltelli

A Gaza non rivogliono Abu Mazen, continuano a preferire Hamas

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Uno degli obiettivi non dichiarati dell’Operazione “Piombo fuso” di Israele, secondo alcuni ufficiali israeliani e americani, è quello di riportare nuovamente nella Striscia di Gaza il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas insieme al suo partito Fatah.

In altre parole, la speranza che circola all’interno di alcuni ambienti israeliani e americani è che Abbas e i suoi fedeli siano in grado di sostituire il regime di Hamas, approfittando della sua situazione di notevole debolezza dopo tre settimane di intensi combattimenti.

Ma sull’onda della decisione di Israele di interrompere unilateralmente l’offensiva militare, le opportunità di un ritorno di Abbas nella Striscia di Gaza appaiono estremamente esigue.

Sebbene le massicce incursioni aeree e gli attacchi di terra abbiano causato gravi danni alle infrastrutture civili e militari di Hamas, almeno per ora è alquanto prematuro stilare il suo certificato di morte.

Hamas può anche aver perso centinaia di miliziani negli scontri, ma questo non significa necessariamente che non abbia più uomini a disposizione. Stando a varie fonti nella Striscia di Gaza, Hamas avrebbe almeno 25.000 uomini al suo servizio in diversi campi della sicurezza. E questi andrebbero ad aggiungersi alle migliaia di miliziani appartenenti alle altre organizzazioni radicali pro-Hamas, come la Jihad Islamica e i Comitati di Resistenza Popolare.

Israeliani, americani ed egiziani sarebbero felici di vedere le forze di Abbas riconquistare il controllo non solo lungo tutte le linee di confine, ma anche sull’intera Striscia di Gaza. Ma vista la forza militare di Hamas e l’enorme sostegno di cui continua a godere tra la maggioranza dei palestinesi, in particolare tra coloro che vivono nella Striscia di Gaza, Abbas dovrà pensarci dieci volte prima di sottovalutare un’avventura del genere.

Prima della presa del potere con la forza nella Striscia di Gaza nel 2007, Abbas aveva almeno 70.000 poliziotti e milizie di Fatah che difficilmente sarebbero state in grado di resistere in uno scontro. In effetti, la stragrande maggioranza delle forze di sicurezza di Fatah nella Striscia di Gaza - addestrate e finanziate dagli americani - si era arresa ad Hamas nelle prime ore del combattimento.

Gli ufficiali di Forza-17, la Guardia presidenziale di “elite” di Abbas che esercita il controllo sul valico di confine di Rafah, erano stati tra i primi ad abbandonare il campo e a consegnare il terminal ad Hamas.

La maggior parte dei più alti comandanti di Abbas nella Striscia di Gaza sono fuggiti in Egitto (con l’aiuto di Israele) e nella West Bank, dopo aver abbandonato non solo i propri sostenitori, ma anche le proprie ville e gli affari.

Abbas e i suoi tenenti desiderano tornare al più presto nella Striscia di Gaza. Ma l’ultima cosa che possono permettersi è di essere accusati di entrare in quell’area su un carro armato israeliano. Tutti loro hanno sperato che l’operazione di Israele si concludesse con il crollo del regime di Hamas, lasciando un vuoto che solo Fatah potrebbe riempire.

Ma subito dopo l’annuncio unilaterale del cessate il fuoco da parte del Primo Ministro Ehud Olmert, alcuni dei più stretti collaboratori di Abbas hanno espresso una profonda delusione per il fatto che Israele non avesse rimosso Hamas dal potere, sottolineando anche il forte timore che gli apparati di sicurezza del movimento non fossero stati completamente distrutti. Ma i leader di Fatah sono ben consapevoli del fatto che queste non sono le uniche ragioni ad impedire un loro ritorno nella Striscia di Gaza. Uno dei motivi principali per cui Fatah non sarà in grado di riprendersi quell’area è che il partito ha perso molta della sua credibilità tra i palestinesi, soprattutto a causa della sua mancata capacità di rinnovarsi e di liberarsi di parte dei suoi dirigenti, divenuti vere e proprie icone di corruzione. Nelle elezioni parlamentari del 2006, il partito di Abbas ha perso proprio per una mancanza di fiducia da parte degli elettori palestinesi. Da allora, Fatah non ha fatto praticamente nulla per trarre le giuste conclusioni dalla sconfitta. I leader del partito continuano ancora a litigare tra loro sulla possibilità di tenere elezioni interne, che spianerebbero la strada all’emergere di volti nuovi.

Per adesso Abbas non vuole ritornare nella Striscia di Gaza non tanto per paura dell’ala militare di Hamas - le Brigate Izaddin al-Kassam -  quanto piuttosto per la consapevolezza che i palestinesi non hanno intenzione di accogliere lui ed i suoi uomini con rose e fiori.

Molti palestinesi sono convinti che Abbas e alcuni leader arabi “moderati” abbiano dato una sorta di via libera ad Israele per lanciare il suo attacco nella Striscia di Gaza. In altre parole, questi palestinesi accusano Abbas, il presidente egiziano Hosni Mubarak e il re di Giordania Abdullah II di collaborare con il nemico, perpetrando un “crimine” per il quale molti arabi hanno dovuto pagare con la loro stessa vita negli ultimi decenni.

Inoltre, è piuttosto ovvio che la maggior parte dei palestinesi non considera Abbas e Fatah un’alternativa valida e migliore rispetto ad Hamas, soprattutto a causa delle varie testimonianze sull’irremovibile corruzione finanziaria che caratterizza l’Autorità palestinese con sede nella West-Bank.

Tutti coloro che a Washington e Gerusalemme sono convinti che le forze di Abbas sarebbero in grado di imporre legge e ordine, ponendo fine al traffico di armi e agli attacchi di missili, chiaramente hanno la memoria corta.

Secondo fonti attendibili nella Striscia di Gaza, anche quando gli uomini di Abbas avevano il controllo del valico di confine di Rafah, hanno fatto ben poco per impedire ad Hamas di trafficare armi e grosse somme di denaro. Stando a quanto riferito dalle stesse fonti, in molti casi gli stessi ufficiali della sicurezza di Fatah erano coinvolti in prima persona negli affari di contrabbando.

E neanche le truppe di Abbas hanno fatto molto per distruggere i tunnel sotterranei lungo il confine con l’Egitto o per smantellare le milizie armate e i gangster, subito dopo lo sganciamento di Israele dalla Striscia di Gaza. Addirittura non hanno neanche cercato di impedire alla folla di distruggere le serre che appartenevano a centri ebraici e che rappresentavano un luogo di lavoro per migliaia di famiglie palestinesi.

Abbas ha goduto del sostegno dell’intera comunità internazionale e si pensava che avrebbe trasformato la Striscia di Gaza nella Hong Kong del Medio Oriente. Invece ha scelto di fuggire via da lì non appena si è sentito minacciato dal movimento di Hamas, spianandogli la strada per massacrare letteralmente dozzine, se non centinaia, dei suoi sostenitori.

Oggi non c’è motivo per credere che Abbas e Fatah siano in grado di non deludere le aspettative nella Striscia di Gaza. Hamas è sicuramente qualcosa di negativo per i palestinesi. Ma chi dice che Fatah possa essere meglio? 

© Hudson New York
Traduzione Benedetta Mangano

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