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A lezione da Bush

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Vale la pena spendere qualche parola di più sul viaggio di Bush in Asia e sulla difficile partita diplomatica ingaggiata con il governo cinese. Anche perché ci sembra che, almeno in Italia, l'avvenimento sia passato quasi sotto silenzio.

Bush ha passato otto giorni in vari paesi dell'Asia durante i quali ha messo al centro del suo viaggio la questione della libertà, dei diritti civili e della democrazia in Cina. Lo ha fatto da una posizione di debolezza interna e in presenza di dossier di carattere economico e commerciale di importanza capitale per il suo paese.

Tutto questo non gli ha impedito di essere particolarmente esplicito su temi che di solito fanno saltare i nervi al governo di Pechino. Bush è arrivato a suggerire ai cinesi l'esempio di Taiwan come modello di democrazia e non ha esitato a partecipare a una cerimonia religiosa in una piccola chiesa protestante nella periferia della capitale. Per soprammercato ha suggerito al presidente Hu Jintao di ricevere al più presto il Papa e il Dalai Lama per discutere il tema delle libertà religiose. «Più la Cina è libera, meglio sarà accolta nel mondo», ha detto Bush nel suo discorso iniziale.

In Italia, di questo viaggio, si è parlato molto poco e in genere si sono utilizzati i toni della delusione riservati agli insuccessi. Bush che parla di democrazia e libertà in Cina non smette neppure per un momento di essere il guerrafondaio che dalle nostre parti si ama odiare.

Non ci è parso di sentire una parola di elogio o di incoraggiamento da parte dei professionisti dei diritti umani o da chi predica ad ogni piè sospinto che democrazia e libertà non si impongono con le armi ma con il dialogo e la diplomazia. Il problema è che in Europa si fa fatica ad ammettere che i bambini cinesi impiegati nelle fabbriche o i sacerdoti perseguitati dal regime di Pechino rivolgono al mondo proprio una richiesta di libertà e democrazia. E di Bush non si è capaci di vedere altro che la sua caricatura mentre cavalca una bomba o guida un carro armato.

Il presidente americano in Cina ha dato a tutti una buona lezione su come si possa avere a che fare con il gigante asiatico sul piano della partnership politica ma senza cedere sui fondamentali. Non ci sembra che nei molti pellegrinaggi italiani verso quel paese si sia saputo fare di meglio.

 

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