A Mantova un perfetto connubio tra pubblico e scrittori

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A Mantova un perfetto connubio tra pubblico e scrittori

A Mantova un perfetto connubio tra pubblico e scrittori

16 Settembre 2007

Dal 5 al 9 settembre si è tenuto a Mantova il Festival della
Letteratura, che come ogni anno ormai, dal 1997, anima l’antico capoluogo
lombardo. Quest’anno il programma della kermesse prevedeva una serie di
incontri, lezioni, colazioni, serate e passeggiate con i più importanti
scrittori del nostro tempo, coinvolgendo anche altre forme d’arte.

Ospite d’onore, lo scrittore Qiu Xiaolong, cinese di nascita
ma americano d’adozione, dato che vive ormai da diciotto anni negli Stati Uniti.
Arrivato a Mantova per raccontare la sua terra, non ha esitato a denunciare la
corruzione del suo paese natale, dove, ha raccontato nelle sue interviste,
poche a dire il vero, molti dei suoi amici sono costretti a vivere come il poco
coraggioso ispettore Chen, protagonista del suo primo libro, il quale scende a
compromessi, restando sempre in una zona grigia.

Uno dei libri di maggior successo presentato a questo
Festival, è stato “Il ministero dei casi speciali” del trentasettenne scrittore
statunitense Nathan Englander, tradotto in italiano da Mondadori. La sua storia
è ambientata nella Buenos Aires del 1976, la capitale dei desaparecidos. Una
città da lui conosciuta appena nell’unico viaggio che vi fece dieci anni fa, e
che quindi appare come trasfigurata da luogo concreto a teatro ideale ma
universale della sua storia. Dico universale, perché Buenos Aires è allo stesso
tempo anche Varsavia, Roma, Gerusalemme, Bagdad. Una città dove la verità si
confonde con le bugie e viceversa; dove la violenza è più forte della vita;
dove quello che realmente esiste non può essere, proprio come Pato Poznan, il
ragazzo che viene prelevato nell’abitazione in cui vive con i genitori Kaddish
e Lillian, per essere portato chissà dove.

Lo scrittore, dopo essere diventato una celebrità nel 1998
grazie ad una raccolta di racconti “Per alleviare insopportabili impulsi”, ha
impiegato ben otto anni per presentare ai suoi lettori il suo nuovo libro, che
Gad Lerner non ha esitato a definire un capolavoro.

Otto anni che Englander ha deciso di trascorrere tra  New York e Gerusalemme per avvicinare la  sua esperienza di ebreo moderno ai luoghi
originari della sua religione. Un lungo silenzio operoso durante il quale, è
riuscito ad affinare la sua scrittura sublime, affatto cinica, quasi dolce
quando racconta il dolore dei parenti delle vittime dei desaparecidos, le loro
inutili ricerche e la loro ansia disperata, ma spesso mai soddisfatta, di
ritrovare i propri cari. Sembra quasi, e forse è veramente così, che Englander
riconosca le vessazioni e le torture a cui fu sottoposto il suo popolo nel
mondo contemporaneo e cerchi, nonostante il luogo e il periodo storico siano
differenti, di trasmetterne il grande senso di solitudine e di abbandono da
parte del resto del mondo.

L’edizione del Festival 2007 ha fatto tesoro
dell’esperienza accumulata negli anni precedenti. Non solo sono stati presenti
gli autori che parlavano e si confrontavano fra le vie delle città nei vari
allestimenti, ma pare che gli stessi abbiano chiesto di restare di più, in modo
da incontrare gli altri autori e interagire con i propri lettori e concedersi con
loro delle simpatiche colazioni nei bar del centro cittadino. Un esempio per tutti,
è stato lo scrittore David Grossman, che ha deciso di incontrare il suo
pubblico in una passeggiata nel Bosco Fontana.

Gli eventi si sono svolti nelle
piazze, nelle strade e nei luoghi “di cultura” quali i teatri e i cinema della
città, ma non solo; i palazzi più importanti di Mantova sono rimasti aperti
allo scopo di ospitare rappresentazioni e specifici avvenimenti. Giovedì 6
settembre il Palazzo Ducale ha ospitato lo scrittore Chuck Palahniuk, pronto a
parlare dei suoi particolari libri; mentre sabato 8 settembre lunga è stata
l’attesa per la conferenza tenuta da Orhan Pamuk.

In questa edizione l’omaggio è
stato a Primo Levi, a vent’anni dalla scomparsa. Per l’occasione il Festival ha
proposto una formula inusuale: per tre giorni, tre eventi di mezz’ora ciascuno
ispirati ad alcune parole chiave legate all’opera e alla figura di Levi, come
Lager, chimica ed ebraismo.

Il rapporto tra mondo islamico e cultura occidentale è stato
discusso da autori come Giuliana Morandini, Tom Holland, Amira Hass, Rober Fisk
e Randa Ghazy, fungendo da filo conduttore tra gli appuntamenti del Festival.
Più attento alle distorsioni e ai rischi dell’integralismo è stato lo scrittore
Mohsin Hamid con il suo “Fondamentalista riluttante” e soprattutto Haim
Baharier, uno dei principali rappresentanti del pensiero ebraico, che non ha
esitato ad affrontare gli estremismi della sua religione.

Questi cinque giorni dedicati intensamente alla letteratura
e a tutti coloro che ne sono appassionati hanno portato a Mantova migliaia di
persone, tra organizzatori, ospiti lettori e semplici curiosi. Un evento che ha
rappresentato l’ennesimo successo del capoluogo lombardo che si prepara, fin da
ora, alla prossima edizione.