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Operazione pulizia

A Napoli il governo va avanti tra arresti e rimozioni

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Un avviso di garanzia al prefetto di Napoli, Alessandro Pansa,  per presunte irregolarità sulla gestione dei rifiuti; 25 ordini di custodia cautelare ai domiciliari consegnati a dipendenti e funzionari del Commissariato per i rifiuti da parte dei carabinieri del Noe (Nucleo tutela ambiente), tra i nomi "eccellenti" Marta De Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento della Protezione civile e già vice di Guido Bertolaso quando l'attuale sottosegretario era commissario ai rifiuti, e  Michele Greco, dirigente della Regione Campania e prima alla Protezione civile. Arrestato anche l'amministratore delegato della Fibe per traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. E questo è solo l'ultimo atto della intricata questione rifiuti.

Continua la linea dura per ricercare oltre alle soluzioni anche i responsabili, mentre a Chiaiano si vive la prima giornata di tregua dopo il "cessate il fuoco" della notte. Proprio stanotte, infatti,  nel paese campano la pace sembrava tornata, dopo la rimozione della prima barricata dei cassonetti. Ora non resta che aspettare. Secondo il sottosegretario all’emergenza rifiuti Bertolaso, le verifiche di carotaggio dovrebbero durare circa 20 giorni: solo al termine di queste si potrà dare il via libera al trasporto dei rifiuti nelle cave di tufo che attualmente ospitano un poligono di tiro.

Ma intanto almeno il problema della popolazione locale sembra esser stato risolto. Berlusconi lo aveva ribadito: ascoltare quello che hanno da dire le comunità locali, cittadini e sindaci è bene accetto, ma nessun cedimento. E Bertolaso con questo spirito ha incontrato i rappresentanti dei Comuni. Al termine dell'incontro era stato deciso di fare entrare i tecnici nella cava per permettere le verifiche. Il sindaco si era appellato ai manifestanti per far sì che venissero tolti i blocchi e permettere l’arrivo delle ruspe.

A quasi una settimana dal consiglio dei ministri della svolta, nel quartiere periferico di Napoli si vivono ancora ore di attesa e ansia. Una legge non poteva certo cambiare le cose, per quanto fornisca gli strumenti necessari per reprimere gli abusi.

La risposta dei manifestanti di Chiaiano e del confinante comune di Marano non si eralasciata attendere. Ma l’estremizzazione delle forme di lotta non consente di operare con la dovuta serenità, favorisce anzi una contrapposizione di principio che prescinde dai controlli e dalle verifiche pur annunciati dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Guido Bertolaso, e confermati ulteriormente ai rappresentanti dei comuni di Serre e Marano nel corso dell’incontro avvenuto domenica negli uffici della prefettura del capoluogo partenopeo. Si è sancita una tregua onde permettere i rilievi nell’invaso (che dovrebbe accogliere 700mila tonnellate di rifiuti) da parte di tecnici nominati di concerto dal commissariato straordinario all’emergenza rifiuti e dalle autorità locali.

La tensione resta alta, la gente non si fida della via diplomatica e continua a rafforzare le difese, isolando le vie di comunicazione tra i comuni della provincia e l’area nord di Napoli contrapponendo auto capovolte, cassonetti, masserizie e filo spinato per impedire il passaggio. Un’area interdetta anche ai giornalisti, con gli operatori delle televisioni invitati a non superare le barriere, fatta eccezione per quelli di Sky24.

È questo lo scenario entro cui dovrebbe essere intrapresa la via del dialogo e del confronto. Eppure tanta intransigenza sarebbe stata sicuramente più utile per ostacolare l’azione delle organizzazioni criminali che hanno operato per decenni in modo incontrastato, sversando illegalmente rifiuti tossici senza controlli e senza tutele.

Ma la cosa che più di ogni altra sorprende, è l’esistenza di piani di riqualificazione, debitamente preannunciati, praticamente per ognuno dei siti dove è stata prevista l’apertura (o la riapertura) di una discarica o di un sito per il trattamento dei rifiuti. Progetti il più delle volte soltanto abbozzati e dati in pasto ai cittadini insieme alle illusioni di rinascita e sviluppo mai veramente perseguite. È avvenuto a Pianura, con l’avveniristico supergreen che avrebbe dovuto attrarre l’attenzione dei cultori del golf di tutta Europa; ci si è ripetuti a Barra, dove in luogo della raffineria dimessa della Q8 si voleva dislocare il polo universitario con la costruzione di campus in grado di ridisegnare completamente il volto dell’area est della città di Napoli; non ci si è sottratti nemmeno a Chiaiano, dove il solo parco collinare non era sufficiente a riempire il libro dei sogni irrealizzabili, dovendo aggiungere la realizzazione di un lago, funivie, centri sportivi e finanche una centrale di produzione energetica con l’impianto di pannelli fotovoltaici.

È normale che la sostituzione di simili prospettive con l’apertura di discariche o la costruzione di termovalorizzatori non può che gettare le popolazioni locali nello sconforto. Ma è anche in questo ambito che, alle pesanti responsabilità della classe dirigente e amministrativa, si affiancano quelle dei cittadini, per decenni inerti e indifferenti dinanzi allo scempio perpetrato ai danni della propria terra, creando il terreno fertile per le attività malavitose e avallando sprechi e ruberie di ogni tipo.

Tutto questo ha un prezzo che l’intera comunità è chiamata a scontare: il tempo dei sogni è svanito, mentre quello necessario per avviare il ciclo industriale dei rifiuti e sistemi di riciclaggio è troppo lungo per impedire l’apertura di nuove discariche per almeno altri 30 mesi. Visto che indietro non si può tornare e visto che tutti i progetti più meritori ed eco-compatibili potranno essere implementati nel medio e lungo periodo, l’alternativa a questa soluzione è rappresentata essenzialmente dal disastro ambientale, con cumuli di rifiuti destinati a giacere lungo le strade della regione a tempo indeterminato.

Ciò non significa, ovviamente, che si possa operare indistintamente senza il rispetto dei principi di salvaguardia ambientale e tutela della salute fissati dall’Ue.
In tal senso la scelta della cava di Chiaiano ha fatto discutere sin dall’inizio, tanto che le perplessità in merito al suo possibile utilizzo sono molto forti. In attesa dei risultati delle indagini dei tecnici che non arriveranno prima di venti giorni, resta il pesante monito del prof. Franco Ortolani, ordinario di geologia presso l’Università Federico II di Napoli. In una audizione del luglio 2007 avuta presso la Commissione Bicamerale d’indagine sul ciclo dei rifiuti, Ortolani ha avuto modo di sottolineare la “non idoneità ambientale della quasi totalità delle cave della Campania per la realizzazione di una discarica di rifiuti (compresa quella di Chiaiano), in quanto ubicate per lo più in ammassi rocciosi permeabili (calcare, tufo, ghiaia) che nel sottosuolo ospitano le falde idriche che alimentano vari usi (potabile, industriale, agricolo). Inoltre molte cave sono state scavate a fossa come quelle che si trovano ai margini della pianura campana  tra Pozzuoli, Giugliano, Villaricca, Chiaiano, la zona vesuviana, il nolano e il casertano (ad esempio Lo Uttaro), per le quali non è possibile garantire l’impermeabilizzazione alla base dei rifiuti per un periodo superiore a venti anni. Il loro riempimento con materiale inquinante rappresenta una garanzia di inquinamento per le acque sotterranee che transitano al di sotto”.

Si aggiunga che il bosco dei Camaldoli, sul versante di Chiaiano, è caratterizzato dalla presenza di importanti evidenze archeologiche, con resti di ville romane e di mausolei rupestri che occupano la Selva di Chiaiano e che sono ignoti alla cittadinanza. Un patrimonio archeologico che andrebbe recuperato e valorizzato e che invece rischia di essere compromesso irrimediabilmente dai lavori di ampliamento della viabilità funzionale a un più agevole accesso alle cave.

Per tali ragioni, più che di dialogo, termine largamente abusato nella logica distorta della politica italiana come sinonimo di patteggiamento e compromesso, così come ha sottolineato Sergio Romano sul Corriere della Sera, c’è bisogno di una informazione chiara, tempestiva, in grado di fugare ogni dubbio sui pericoli paventati in precedenza.

Dare risposte certe senza cedere alla violenza mostrando una indulgenza gratuita che verrebbe interpretata come ennesimo segno di debolezza dello Stato. La salvaguardia della salute e della memoria storica del nostro territorio, non la si ottiene contrapponendo strumenti di guerriglia, ma con comportamenti responsabili nella consapevolezza che è in gioco la sopravvivenza dell'intera regione. 

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3 COMMENTS

  1. Troppi problemi!
    Visto che

    Troppi problemi!
    Visto che le popolazioni Campane sono pronte a contrastare con la guerriglia urbana ogni tipo di soluzione,si deleghi finalmente a loro il problema!
    Con i loro soldi naturalmente.

  2. x tacitus
    Come non darle ragione. Non so dove lei vive, ma nel caso vivesse nel nord dell’Italia, le sarei grato, se si facesse promotore, per il ritiro di tutti i rifiuti tossici, scaricati in Campania abusivamente da imprenditori del nord, con la convivenza della camorra.

    Comunque è strano, che ancora una volta, appena ci si avvicina a un obbiettivo risolutivo, entra in funziona la magistratura. Mah!

  3. re
    Egr.Raffaele,naturalmente secondo Lei il Nord
    spregiudicato,piratesco e dedito unicamente al profitto ha ammorbato la ridente Campania con
    migliaia di tonnellate di rifiuti tossici
    (con la complicità della cammorra è ovvio).
    Mi domando purtuttavia: in tutti questi anni,
    gli amministratori,la classe politica Campana,
    e i Cittadini che li avevano eletti,dove
    erano? cosa facevano?

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