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A Napoli il Pdl deve ripartire riaprendo il laboratorio politico

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La luna di miele del centrodestra campano con gli elettori si è già conclusa. Il ballottaggio ha confermato il malcontento dei cittadini di Napoli e della Campania nei confronti della proposta politica del Pdl e della sua classe dirigente manifestatosi già dopo il deludente primo turno.

Con il pasticcio delle primarie e la divisione del centrosinistra, la competizione era totalmente in discesa e perdere la partita di Napoli appariva un’impresa quasi impossibile. Invece, la storia è stata tutt’altra. La vittoria di De Magistris è andata ben oltre ogni rosea previsione e con il 65,4% dei consensi l’ex magistrato è diventato sindaco di Napoli.

I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere le reali cause della sconfitta. Dalla scelta del candidato alla composizione della coalizione, sono tanti i fattori sul tappeto che andranno analizzati per risalire alle ragioni della disfatta. Proviamo ad individuarne alcuni. Un primo motivo è rappresentato indubbiamente dalla metodologia di designazione del candidato.

Lettieri è stato proposto dai vertici nazionali ed imposto sul tavolo cittadino, tra i malumori di parte del gruppo dirigente locale. Questo processo di selezione ha reso impraticabile ogni possibilità di confronto con l’Udc, compagine che fa parte delle coalizioni che governano in Regione e Provincia. La riproposizione dell’alleanza che appena un anno fa aveva vinto le elezioni regionali rappresentava un obiettivo che andava perseguito. L’arroccamento su una posizione di presunta autosufficienza non ha pagato in termini di risultato finale. In queste ore si susseguono dichiarazioni di esponenti del Pdl che sembrano prefigurare una resa dei conti con i centristi. Si tratterebbe senza ombra di dubbio di un atto di miopia politica. Andrebbero, piuttosto, ritrovate le ragioni di un’alleanza che ha rappresentato il punto di partenza delle vittorie degli ultimi anni.

Un altro aspetto è rappresentato dalla condotta dei vertici locali del partito. Il risultato dei ballottaggi nei comuni della provincia di Napoli chiamati al voto, insieme a quello del capoluogo, non ha confermato alcuni risultati positivi del primo turno. Le sconfitte in comuni come Casoria, Villaricca e Marano sono state le naturali conseguenze di una stagione di ripicche e lotte interne. Un dato dal quale non si può prescindere per affrontare in modo critico le sfide future. Se fino ad oggi hanno vissuto di rendita politica grazie ai successi inanellati nell’ultimo biennio, il vento da ieri sembra essere cambiato. La serie di vittorie si è interrotta in seguito ad un numero considerevole di errori.

Anche l’assenza totale di luoghi di elaborazione culturale e programmatica, sostituita da una prassi politica di accordi tra notabili e decisioni verticistiche, ha avuto il suo peso sull’esito elettorale. La celebrazione dei congressi locali ed il processo di radicamento del partito sul territorio appaiono delle condizioni irrinunciabili. Inoltre, la proposta avanzata in queste ore da autorevoli esponenti del Pdl di adottare il metodo delle primarie per la selezione della classe dirigente potrebbe risultare una soluzione alla richiesta di partecipazione che si leva dalla base.

Già alle Regionali erano apparsi i sintomi di questa disaffezione. In quell’occasione, furono il volto rassicurante di Caldoro e la sua storia politica a determinare le ragioni della vittoria dell’intera coalizione dei moderati, laddove, al decisionismo di De Luca, il cui appeal non era inferiore a quello di De Magistris, parte dell’elettorato moderato e riformista preferì comunque accordare il proprio consenso al centrodestra. Ma le ferite sono rimaste aperte e per nulla sanate. Se a ciò si aggiungono gli esponenti politici con doppi e tripli incarichi, il velinismo in salsa napoletana e l’incapacità di affrontare alcuni atavici problemi è facile comprendere quali elementi hanno creato una profonda distanza dall’elettorato.

Napoli e la Campania rappresentano un laboratorio politico importante per costruire il centrodestra che verrà. Il dato elettorale di Napoli consegna uno scenario all’interno del quale ci sono le condizioni per aggregare le forze moderate, del tutto escluse nel recinto di centrosinistra che oggi sostiene De Magistris. La composizione del Consiglio Comunale non lascia adito a dubbi e le contraddizioni non tarderanno ad emergere. Il Pdl ha ampi spazi di manovra per rappresentare le istanze riformiste in seno al Consiglio Comunale, laddove queste non hanno trovato rappresentanza nelle forze di maggioranza. Ciò sarà possibile soltanto se il partito riuscirà a reinventarsi e a proporsi come vera alternativa alla deriva populista di De Magistris. Lo deve alla città e a quel 40 per cento di cittadini che hanno tributato il loro consenso alle liste in sostegno di Lettieri. Rimandare ulteriormente un processo virtuoso di autoriforma sarebbe dannoso nonché deleterio. Oltre c’è il baratro.

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4 COMMENTS

  1. e tutti contro
    e tutti contro Cosentino…..finiamola con questi pettegolezzi… in Campania veniamo da 10 anni di Iervolino, Bassolino e de franciscis…. chi è che deve finire in galera … riflettete

  2. tutti in galera destra e
    tutti in galera destra e sinistra w de magistris miracoli nemmeno s. gennaro per adesso ha rotto il giocattolo

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