L'Occidentale Campania

A Napoli il Terzo Polo punta a far vincere la sinistra

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La vicenda dello psicodramma vissuto da Futuro e Libertà in Campania è sintomatica delle contraddizioni e delle ambiguità che, fin dallo loro nascita, hanno caratterizzato il partito di Fini, e successivamente, il cosiddetto Terzo Polo. Il nodo irrisolto della natura del partito e la sua collocazione nello scacchiere politico doveva necessariamente essere sciolto in vista di un appuntamento elettorale, laddove una scelta chiara e strategica doveva essere assunta e rappresentare il primo, significativo test del progetto. Come dimostra il caso napoletano, alle prime asperità la nuova alleanza centrista si è sciolta come neve al sole, facendo emergere la profonda divaricazione di vedute che ne ha accompagnato il cammino fino ad oggi.

La critica sollevata da Enzo Rivellini - ormai ex coordinatore regionale di Fli in Campania, in quanto destituito e sostituito dal vicepresidente Bocchino con Luigi Muro - punta proprio su questo aspetto. Investito del fantomatico ruolo di coordinatore campano del Terzo Polo, l’europarlamentare si è dovuto misurare con una strategia a macchia di leopardo dei suoi alleati.

Imposto il nome di Pasquino quale candidato sindaco, l’Udc ha ritenuto di operare in modo svincolato dai futuristi per le scelte da compiere nelle altre città della Campania interessate dal voto amministrativo. A Benevento, sostengono l’ex esponente dei Ds, Carmine Nardone, nella coalizione sinistra-centro con l’Udeur e gli uomini vicini al senatore Pasquale Viespoli. A Caserta, patria di Bocchino e Cosentino, l’Udc ha scelto di sostenere il candidato del Pdl, Pio Del Gaudio, mentre Fli punta sull’ex sindaco Luigi Falco. A Salerno, invece, i centristi hanno candidato un loro uomo, Salvatore Gagliano, mentre Futuro e Libertà non presenterà nemmeno la lista, decidendo di far concorrere un loro rappresentante, Francesco Farina, tra le fila di una delle liste del centrodestra. In altri termini, il Terzo Polo non esiste. Una trovata di marketing elettorale che sarà dimenticata dopo questa tornata amministrativa.

In questo quadro variegato e contraddittorio, si inserisce la vicenda napoletana. Subìta la candidatura di Pasquino come un’imposizione voluta da De Mita, il feeling tra il rettore ed i futuristi della prima ora non è mai scoccato. Rivellini e quanti lo hanno seguito fin da subito nell’avventura finiana, non hanno mai mancato di sollevare perplessità sulla validità della scelta realizzata. In questo quadro, la sfida nazionale interna tra falchi e colombe, ossia Urso e Bocchino, per la guida del partito ha avuto le sue conseguenze. Rivellini, riferimento locale dell’ex viceministro al Commercio Estero, è stato di fatto esautorato dal suo ruolo di coordinatore regionale in conseguenza delle iniziative messe in campo negli ultimi giorni da Italo Bocchino, dal commissariamento del partito provinciale, affidato a Muro, all’ingresso non concordato di nuovi aderenti guidati da Pietro Diodato. Lo show down era inevitabile. Ed ha condotto oggi all’uscita dell’europarlamentare da Fli.

Con la perdita di Rivellini ed il suo gruppo, Futuro e libertà si ritrova con una grana non irrilevante ad appena una settimana dalla chiusura delle liste, alle quali aveva finora lavorato proprio lo stesso eurodeputato. E nel suo complesso, l’intero Terzo Polo esce fortemente ridimensionato da questa defaillance. Nella convention organizzata appena quindici giorni fa alla presenza di Fini, Casini e Rutelli era presente anche il simbolo dei Libdem, nel frattempo transitati nuovamente nella maggioranza, mentre l’Api di Rutelli non sembra attecchire tra gli ex Margherita.

Inoltre, i sondaggi finora presentati su Napoli, fotografano una realtà agghiacciante per Fini & co. Secondo le previsione del rilevamento fatto da Swg per il Corriere della Sera, emerge senza contraddizioni che il Terzo Polo a Napoli è in realtà il quarto, con un magro 12%. La proposta politica di Luigi De Magistris (con circa il 20%) si piazza ampiamente dinanzi a Pasquino, con la sola Italia dei Valori che raccoglie un consenso potenziale maggiore dell’intero Terzo Polo (14%). La somma dei possibili elettori dell’ex magistrato e di Morcone si attesta in una forbice che va dal 40% al 45%, confermando, come già dimostrato dalle Regionali quando Caldoro in città sovrastò De Luca di appena tre punti percentuali, che a Napoli il radicamento dei partiti di centrosinistra dopo diciotto anni di governo della città rimane consolidato. Lettieri parte in vantaggio con un consenso che si aggira intorno al 38%.

In una tale situazione ed in una prospettiva di un ballottaggio impossibile da raggiungere per i terzopolisti, l’allarme lanciato da Rivellini sulla possibile affermazione della sinistra e la necessità di confluire da subito su Lettieri, appare ampiamente comprensibile nell’ottica di chi, per circa un ventennio, si è trovato coerentemente all’opposizione della classe dirigente che ha malgovernato la città. E soprattutto, per quelle forze che oggi hanno responsabilità di governo insieme in tutti gli enti sovracomunali. Le ambiguità di Fini e Casini sulle alleanze in vista di un ipotetico ballottaggio hanno alimentato questi dubbi.

Quale sia la prospettiva politica e la strategia nella mente di Bocchino, resta un’incognita. Tuttavia, i cittadini campani hanno già avuto prova della sua affidabilità quando si candidò alla presidenza della Regione. Nata come un’operazione di palazzo, Futuro e Libertà ha l’opportunità, con le prossime amministrative, di misurarsi con il consenso popolare e verificare la presa del progetto politico di Fini sul territorio, nonché la qualità e l’affidabilità della propria classe dirigente. E Napoli e la Campania rappresentano, da questo punto di vista, un test fondamentale. Come ha scritto ieri Peppino Caldarola (penna gradita ai futuristi) sul Riformista di ieri, non possiamo escludere che ci troveremo a celebrare fra qualche mese anche i funerali di Futuro e Libertà. Nel contempo, da questi lidi, è stato già certificato il fallimento definitivo del Terzo Polo.

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