A pagare lo scotto della questione ‘esodati’ saranno ancora le imprese

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A pagare lo scotto della questione ‘esodati’ saranno ancora le imprese

12 Giugno 2012

La questione ‘esodati’ finirà come al solito, ossia con un generalizzato aumento del costo del lavoro a carico delle imprese. Non è una profezia, ma una disposizione di legge (del Milleproroghe) già pienamente vigente, seppure per una parte soltanto degli sfortunati lavoratori cosiddetti esodati. Una norma, credo – questa sì, è un’ipotesi –, che il ministro Elsa Fornero abbia sagacemente fatto inserire nel decreto legge cosiddetto Milleproroghe per mettere le mani avanti sul problema che prima o poi sarebbe emerso. Ed infatti lo scoppio della bolla dei 65 mila c’è stato. Forse è arrivato prima del tempo previsto, con un fragore tale da far tremare, giustamente, la poltrona del ministro del Lavoro.

Vediamo, dunque, il balletto di cifre tra quanto sottoscritto da Fornero nel decreto e quanto, invece, stimato dall’Inps:

a) 29.050 lavoratori in mobilità al 4 dicembre 2011 (secondo le stime Inps sarebbero 45.000);

b) 17.710 lavoratori a carico di fondi di solidarietà, con pensionamento a 62 anni d’età (secondo le stime Inps sarebbero 26.200);

c) 10.250 lavoratori che stanno pagando la contribuzione volontaria (secondo le stime Inps sarebbero 133.000);

d) 950 dipendenti pubblici esonerati dal servizio alla data del 4 dicembre 2011 (secondo le stime Inps sarebbero 2.670);

e) 150 genitori di soggetti con grave disabilità (secondo le stime Inps sarebbero 3.330);

f) 6.890 lavoratori che hanno risolto il proprio rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 in applicazione di accordi individuali e/o collettivi di incentivo all’esodo (secondo le stime Inps sarebbero (secondo le stime Inps sarebbero 180.000);

In totale dunque, per il ministro Fornero gli interessati sono 65 mila lavoratori; in base alle stime dell’Inps, invece, sarebbero 390.200.

Dei 390.200 lavoratori interessati, 180.000 – sono i lavoratori che hanno risolto il proprio rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 in applicazione di accordi individuali e/o collettivi – hanno già la copertura degli eventuali maggiori costi prevista dall’articolo 6-bis del decreto legge n. 216/2011, convertito dalla legge n. 14/2012 (questo è scritto anche nel decreto firmato da Fornero sugli esodati al sesto “visto” delle premesse del provvedimento). La norma stabilisce che qualora, in seguito all’inclusione dei predetti lavoratori tra i soggetti interessati alla concessione del beneficio dell’anticipo del pensionamento, risultasse sulla base del monitoraggio il raggiungimento del limite delle risorse previsto, le ulteriori domande relative agli stessi soggetti potranno essere prese in considerazione solo a condizione che, con decreto del ministro del Lavoro di concerto con quello dell’Economia, sia stabilito un incremento delle aliquote contributive non pensionistiche (cioè che non danno diritto ad un aumento di pensione: altra fregatura per i lavoratori) a carico di tutti i datori di lavoro del settore privato, in misura sufficiente alla copertura finanziaria dei relativi oneri.

Dunque dei 390.200 soggetti, tolti i 180 mila già “protetti”, restano 210.200. Di questi, sono già disponibili risorse per 65 mila e, perciò, restano fuori 145.200 lavoratori. Il problema, in conclusione, riguarda questi 145 mila lavoratori che dal 2014 potrebbero trovarsi con una domanda di pensionamento respinta dall’Inps per carenza di risorse. Come finirà? Finirà che, prevedendo l’aumento del costo del lavoro per i 180 mila, alla fine si includeranno anche gli ulteriori 145 mila. Chi dovrà decretare questo aumento del costo del lavoro? Nel ‘piano’ dell’attuale governo, non l’attuale ministro del Lavoro, ma quello futuro che verrà designato dopo le Politiche del 2013.

«Valutazioni non corredate da spiegazioni che hanno finito per ingenerare confusione e sconcerto nella pubblica opinione». E’ con queste parole che la Fornero ha contestato l’Ansa, quando ieri ha diffuso i dati top secret della Relazione Inps. Una relazione – e questo sarebbe un fatto gravissimo se venisse accertato – che sarebbe stata consegnata al ministero prima della firma, all’inizio di questo mese, del decreto sui 65 mila. E la disapprovazione del ministro è andata anche oltre. Sempre ieri, infatti, sia il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, che il direttore generale, Mauro Nori, sono stati convocati d’urgenza presso il ministero ed hanno ricevuto dalla Fornero, de visu, «la disapprovazione» e la deplorazione per «la parziale non ufficiale diffusione di informazioni che ha provocato disagio sociale». Francamente, io sto con l’Inps: gli italiani, oltre al dovere di pagare le tasse (e gli aumenti dei contributi e del costo del lavoro), hanno anche il diritto di sapere come stanno veramente le cose: la verità dei numeri e la realtà della situazione sociale.

«Sconcerto nella pubblica opinione», «disagio sociale»: ciò che oggi più fa irritare, del ministro del Lavoro, è il suo atteggiamento da tradita, quando è stata invece Lei stessa a tenere nascosto qualche cosa agli italiani. Ci siamo fidati delle Sue parole ed ecco la ricompensa: la sorpresa di numeri che attestano il contrario. Numeri noti, ma addirittura tenuti secretati al Parlamento. C’è poco da stupirsi se gli italiani, il prossimo anno o addirittura in autunno, guarderanno oltre alla politica e a questi professori tecnici sponsorizzati dai politici.