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Capitali a confronto

A Pechino gli uffici funzionano, si parla inglese e non ci sono le auto blu

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Avessi avuto qualche anno di meno, sarei rimasto ed avrei iniziato una nuova vita di lavoro, invece da Pechino sono tornato a Roma con l’amaro in bocca. E dopo alcuni giorni, guardandomi intorno, passeggiando per le strade e vedendo quello che succede, l’amaro si è fatto ancora più pungente.

Ero stato in Cina, soltanto nella capitale e per lavoro, la prima volta nel 2004. Allora la città mostrava ancora due facce diverse, passato e futuro: le biciclette, declinate in tutte le forme, dalle più vecchie e sgangherate a quelle moderne, rappresentavano più della metà del materiale circolante. Ma già allora sfrecciavano nelle strade moltissime automobili, moderne, molte di grossa cilindrata e non poche da ricchi, Porsche, Ferrari, Corvette. Fu una tale scoperta che mi venne in mente una domanda rimasta senza risposta: “ma a questi qualcuno gli ha spiegato che sono in un regime comunista?”.

Anche il Partito, probabilmente onnipresente, agli occhi di un turista occidentale appariva piuttosto defilato, un’entità che si sapeva presente ma che non mostrava il proprio volto, e meno che mai la propria forza. Avevamo un albergo in pieno centro e la Conferenza si teneva nel Palazzo del Popolo a Piazza Tien An Men. Pullulavano i poliziotti, gentili, ma poco utili visto che non conoscevano l’inglese. Quello che colpiva fu che, pur stando nel centro del potere, non si vedeva un’ostentazione dello stesso, non una macchina con una scorta, un lampeggiante, una sirena.

Ritornatoci la settimana scorsa, dopo sei anni, ho trovato la città molto cambiata, in meglio. L’aeroporto è tra i più moderni al mondo, avveniristico nell’architettura e nella gestione. Tutti parlano inglese fluentemente e, spesso, meglio dei passeggeri in arrivo o partenza. Ai controlli dei documenti o di dogana sembra di stare in Europa, e dico Europa proprio per marcare la differenza di attitudine dei funzionari di controllo che capita di trovare in altri paesi. La sensazione che si ha arrivando, ed uscendo dall’aeroporto in non più di cinque minuti, è quella di un paese sereno e sicuro di sé.

Questa volta la conferenza era al nuovo Centro Congressi costruito nel quartiere delle Olimpiadi. Attraversi la città e la scopri cambiata: traffico denso, pesante ma mai caotico; vigili presenti ad ogni incrocio, pannelli enormi con le scritte in cinese ed inglese tanto che ti crederesti a New York o a Miami. Dappertutto grattacieli e palazzi moderni in una mescolanza non sempre bellissima di stili e tendenze ma sempre un chiaro messaggio verso la modernizzazione forzata a tappe veloci. Qua e là qualche vecchio edifico anni Cinquanta, abitazione o uffici, piuttosto triste e che ricorda il passato; ma la prevalenza è la proiezione verso il futuro e, soprattutto, vedi giovani dappertutto, attivi, in movimento, efficaci.

L’albergo, questa volta, è nel nuovo quartiere olimpico, la vista dalla mia stanza è impressionante: stadi avveniristici, piscine diventate oggi un acquapark, prati verdi e puliti. Dappertutto la sensazione di ordine e di fierezza per quello che è stato realizzato e che hai intorno: per terra non una cicca né un pezzo di carta. Ho avuto visite ufficiali ed incontri con personaggi importanti della struttura statale: entrambi i Ministeri formicolavano di persone indaffarate, tutto era pulito ed ordinato, la gente sorrideva. E pensavo a cosa avrebbe trovato un cinese, a ruoli invertiti, se fosse venuto lui in visita a Roma in un Ministero, diciamo tra le 10 e le 11 del mattino. Impiegati che passeggiano nei corridoi uscendo dal bar interno, uffici vuoti perché il dottore è fuori stanza, gente che entra ed esce con le buste di plastica piene per la spesa giornaliera, uscieri che leggono il giornale, nel raro caso in cui siano al loro posto.

Parlando con gli efficientissimi funzionari della nostra Ambasciata ti senti raccontare delle meraviglie di questo paese che, pur tra mille problemi e contraddizioni, si sta lanciando verso il futuro e che già oggi è la seconda potenza economica mondiale. Ti senti raccontare delle enormi possibilità di lavoro che si aprono per chi ha voglia di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. E senti dei successi di molti che ti rincuorano e ti fanno ben sperare per il futuro dei tuoi figli. Se venti anni fa bisognava imparare l’arabo, e tentare la fortuna in medio oriente, oggi suggerirei ai miei figli di studiare il cinese, e presto. La Cina possiede, tra l’altro, la maggioranza dei metalli più preziosi necessari alle tecnologie di punta; quando i suoi imprenditori vanno in un paese in via di sviluppo non negoziano ma comprano tutto e pagano cash. Da anni i cinesi i maggiori creditori degli USA, ne controllano il debito in termini reali, stanno comprando pezzo a pezzo il mondo intero, e pour cause.

I loro tempi non sono veloci e caotici come quelli di altri; se sono aggressivi non lo dimostrano con la forza ma seguono il dettame del confucianesimo tutto intriso di calma, sanno aspettare. Non hanno necessità urgente ed angoscia per il domani prossimo perché sono consci che il dopodomani è loro, senza tema di smentite e lo resterà per secoli sinché non si accenderà un nuovo ciclo storico-economico. Lo stile sembra molto diverso rispetto a quello di altri conquistatori e, finalmente, appare accettabile soprattutto per un paese come il nostro, addormentato sulle glorie di un passato lontanissimo e senza un vero futuro promettente.

I cinesi rappresentano il domani certamente e le nuove generazioni non hanno nemmeno il ricordo del loro passato rivoluzionario e della loro storia: ne vedremo delle belle fra non molto. Intanto sono rientrato a Roma, ho ritrovato le strade del centro sporche, pochi vigili, le auto parcheggiate in seconda e terza fila, le strade ridotte a cunicoli, il clamore dei clacson, le gente che parla al telefono in auto senza che nessuno la sanzioni; e soprattutto ho ritrovato le scorte, le auto blu che sfrecciano verso il nulla: basta guardare al TV e leggere i giornali.
 

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8 COMMENTS

  1. Indubitabile che la Cina sia
    Indubitabile che la Cina sia anche questa.Ma guardarlo solo dalle stanze del potere,con auto blu o senza,non aiuta mai a capire un paese.E neppure guardarlo stando nelle zone dei ricchi,( che in Cina ci sono da Deng in poi).I giovani non hanno ricordo.Ma non hanno neppure la conoscenza del mondo.Come si può averla in un regime in cui tutto è controllato?In cui le “verità” sono quelle di regime,da quando si nasce a quando si muore?Consigli a suo figlio di chattare con un giovane cinese,forse imparerà di più sulla Cina.Anche che quel giovane,se studente,abita in un dormitorio senza il minimo riscaldamento in pieno inverno.La Cina si compra il mondo,verissimo,anche perché il mondo glielo ha permesso.Forse farebbe bene anche ad avere più a cuore i propri cittadini.Non vorrei che suo figlio,avendo successo in Cina,si ritrovasse come quei manager uccisi dai propri operai.Ovviamente non si parla di dissidenti,lager e simili.Cose conosciute,ma delle quali,passato un nobel,frega a nessuno e di cui non merita parlare,se no non si fanno affari.
    ps:Che una dittatura totalizzante come quella cinese si possa permettere di fare con calma,avendone tutto il tempo,mi sembra abbastanza scontato.Come sono belle e comode le dittature!Anche con Mussolini i treni erano in orario e si fece l’eur.Che riforme ci saranno,partito permettendo,pure.Peccato che mi sia sentito dire:non vere riforme durante la mia vita.Ma quelli erano giovani pessimisti,senza tanti sorrisi.Forse da rieducare o da portare in giro,avendo come guida l’articolista.

  2. In mezzo a tanta serenità e
    In mezzo a tanta serenità e sorrisi, chissà con quanto entusiasmo sarebbe stato accolto il Prof. Bussoletti se avesse mostrato in giro una foto del Dalai Lama!

  3. Risposta ai commenti di Daniele e Ruggero
    Ringrazio Daniele e Ruggero per i loro commenti che non contesto. Certo ci sono anche questi lati oscuri e negativi della Cina che non possono essere né tenuti nascosti né ignorati. Io non lo faccio e sono d’accordo su queste critiche che rendono la visione del paese meno idilliaca di come si potrebbe dedurre, erroneamente, dal mio articolo. Ma c’è un ma: a questi lati negativi, dei quali sono ben conscio e che solo in parte si possono constatare in loco da straniero,se ne contrappongono altri positivi che io ho toccato con mano e che ho riportato. Onestamente la bilancia, a mio avviso, pende a favore nonostante tutto. Chi come me viaggia molto per lavoro, nota facilmente che, anche in paesi sedicenti democratici o che sono indicati come tali, la realtà è ben diversa e lascia ancora più stupefatti perché non te lo aspetti. Basta scorrere le denunce di Amnesty International per rendersene conto.
    La realtà, credo di aver imparato nella vita, è molto più variegata di quello che appare o la si vuole fare apparire.
    E comunque la giriamo, oggi la Cina è la seconda potenza mondiale avviata ad essere la prima tra molto poco: è con questa situazione che bisogna confrontarsi ed imparare a convivere, lo si voglia o no.
    Evolveranno anche loro necessariamente perché sempre più coinvolti nelle logiche di mercato, come la storia della Russia insegna: forse noi tre non arriveremo a vederlo ma succederà.

  4. Lavoro da anni con la Cina e
    Lavoro da anni con la Cina e sono sempre stato critico verso i nostri impenditori i quali anni fa hanno creduto di avere trovato la gallina dalle uova d’oro trasformando le loro aziende manifatturiere in società commerciali, acquistando e rivendendo con ricarichi del 500% e dismettendo le loro linee produttive.
    Quanta miopia! Avrebbero potuto investire in quel Paese e crescere al ritmo della loro economia ma hanno preferito la strada piu facile, quella del guadagno immediato senza un occhio al futuro, e i risultati si vedono. Ora che la bolla speculativa sulle importazioni si sta riassorbendo perchè ogni microimpesa è capace di andare ad una fiera ed acquistare gli stessi identici prodotti si ritrovano coinvolti in una guerra fra poveri.
    Questo è solo il primo passo, la nuova fase riguarda i marchi famosi che fanno costruire prodotti di qualità in Cina su loro disegno. I produttori cinesi, che nel frattempo si sono ingranditi e hanno acquistato i piu moderni macchinari si tanno chiedendo perchè mai se sono in grado di produrre prodotti di qualità il loro ruolo dovrebbe limitarsi alla manovalanza lasciando la redditività a chi li commercializza e si stanno muovendo per creare strutture commerciali proprie in Europa e Stati Uniti.
    Come è stato giustamente detto, la macchina cinese va piano ma non si ferma e prima o poi arriverà dove vuole arrivare.

  5. Informazione per Luca
    Informo Luca che il verbo “sanzionare” significa –anche se usato poco comunemente in questo senso, ma sempre registrato dai dizionari d’italiano – pure “colpire con delle sanzioni” o “multare”.

  6. Ringrazio il Professor
    Ringrazio il Professor Bussoletti per la risposta e per il condivisibile accento sulla natura variegata della società cinese. L’Asia intera sta percorrendo strade poco prevedibili e ben lontane da un certo immaginario.
    Per quanto riguarda la sua conclusione… mi impegnerò a vedere il più possibile!

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