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A Rimini un Meeting con pochi politici e molta politica

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I giornalisti vagano spiazzati alla ricerca della chiave politica da regalare ai vari dibattiti. Gli esegeti delle frasi d’indirizzo e delle parole d’ordine – sussidiarietà, riforme, dialogo bipartisan - pronunciate dai leader della Compagnia delle Opere cercano, in qualche modo, di distillare una sentenza e una intenzione di voto. Le mani scorrono veloci il programma alla ricerca di un leader di partito e pesano sul bilancino le presenze dei due schieramenti.

E’ un Meeting dell’Amicizia diverso quello messo in scena
quest’anno da Comunione e Liberazione e dalla Compagnia delle Opere, braccio secolare ed economico dell’organizzazione ecclesiale creata da Don Giussani. Una kermesse in cui davvero la “politica politicante” viene tenuta ai margini e, quando è presente, inscatolata in dibattiti in cui si è costretti a seguire un filone ben preciso e indicato dai padroni di casa del movimento.

Qualcuno l’ha ribattezzato il “Meeting dell’antipolitica”, sicuramente esagerando, e a questa etichetta ha contribuito il “filone” comunicativo innescato dalla proposta di Umberto Bossi di uno sciopero fiscale. La verità è che, mai come questa volta, i vertici della Cdo – complice anche l’instabilità del sistema politico italiano – hanno deciso di rimarcare la propria indipendenza e la loro libertà di azione. Inutile dire che il cuore del movimento batte sempre a destra, come dimostra l’applausometro dei vari incontri e come testimonierà ancora una volta l’unico match strettamente politico del Meeting: il faccia a faccia tra Giulio Tremonti e Piero Fassino. Ma gli organizzatori hanno fatto di tutto per evitare di percorrere la china dello scorso anno e di esporre i politici invitati alle salve di fischi che vennero, ad esempio, riservate a Francesco Rutelli. Oppure di organizzare un altro travolgente “Berlusconi day” con il Cavaliere osannato dalla folla. Quest’anno il copione è più soft. E il pensiero di fondo è sempre quello di accendere la scintilla per innescare un dialogo tra i poli, dopo il quasi pareggio delle ultime elezioni e l’immobilismo in cui versa il sistema politico. Tutti i leader, da Giancarlo Cesana, a Raffaello Vignali a Giorgio Vittadini, ci tengono a non compromettere l’identità di Cielle e a non farne una dependance di un partito politico, pur nella consapevolezza degli umori di un popolo dalle profonde tradizioni cattolico-liberali che fa fatica a riconoscersi perfino nelle ali riformiste del centrosinistra. Una naturale idiosincrasia verso larga parte dell’Unione che provoca reazioni stizzite da parte di chi, in quella coalizione, non disdegnerebbe affatto uno sfondamento dalle parti di Cl. In realtà il filone cruciale resta uno solo: quello delle riforme per favorire la governabilità e aiutare la ripresa dello sviluppo. Le domande poste dal Meeting interrogano tutta la realtà, compresa la politica, che Don Giussani nel 1987 all’assemblea della Democrazia cristiana lombarda ad Assago definì “forma più compiuta di cultura”. In questo contesto l’affondo del cardinal Bertone che ha richiamato “il dovere di pagare le tasse secondo leggi giuste” - ricordando che la politica deve fare in modo “che non ci siano ingiustizie nella distribuzione delle risorse dello Stato” - non può che far scattare da queste parti un richiamo al federalismo fiscale, che è poi uno dei cardini del principio di sussidiarietà. Su questo tasto i due leader della Compagnia delle Opere, Vignali e Vittadini, continuano a battere in ogni occasione utile senza soluzione di continuità. Particolarmente sgradita, da queste parti, è risultata la discrasia tra il decreto sui costi della politica (che taglierà 500 milioni di euro alle spese degli enti locali) e il provvedimento governativo che ha stanziato 3 miliardi di euro alle regioni con i bilanci della sanità in rosso (Abruzzo, Campania, Lazio, Molise, Sicilia). Il motivo del malumore è semplice: quello stanziamento rischia di avere un effetto devastante sulla finanza pubblica perché equivale a un premio per chi amministra male e rischia di vanificare il principio di “buona amministrazione”.

E’ da questo e da altri spunti che parte il programma politico stilato da Cielle per questo Meeting. Un “pentalogo” che passa attraverso il 1) rilancio del federalismo fiscale; 2) la detassazione delle risorse utilizzate per investimenti produttivi e l’abolizione dell’Irap; 3) l’introduzione, sul modello Lombardia, dell’utilizzo dei voucher; 4) una riforma elettorale che reintroduca il meccanismo delle preferenze; 5)l’aspirazione a un bipolarismo mite e a un maggior ruolo del Parlamento. Sono queste le questioni su cui il Meeting 2007 invita a riflettere, dribblando le discussioni su formule,disegni e schieramenti di potere. Nel nome del bene comune,costruito dal basso secondo il principio di sussidiarietà.

 

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