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A Roma la sicurezza è un problema nazionale

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Volanti ridotte al lumicino, interi quartieri della Capitale scoperti dal controllo di polizia e carabinieri, commissariati “fantasma”, uffici pagati a peso d’oro e  serbatoi di “pantere” e auto-civetta lasciati miserabilmente a secco. La cartina tornasole della questione sicurezza in Italia sta tutta nella Città Eterna del sindaco Walter Veltroni, dove dal 2004 a oggi i reati sono aumentati di quasi un terzo: dai 31.048 del 2004 ai 39.235 del 2006 (dati: Interforze).

Per gli uomini del Reparto Mobile mancano persino le protezioni individuali, le macchine restano ferme nei garage in attesa di riparazioni che non arrivano perché i soldi sono finiti; per mettere su strada le prime nuove Alfa 159 coi colori di Stato. Sono passati mesi perché il Ministero dell’Interno non riusciva (sic!) a immatricolarle. Drammi e paradossi della sicurezza con vista da sinistra, insomma. E non c’è nemmeno da stupirsi se all’arrivo di Gorge W. Bush e consorte l’8 giugno scorso all’aeroporto di Fiumicino ad attenderli in mondovisione ci fossero funzionari e tiratori scelti a bordo di un mezzo corazzato completamente “abusivo”, un hummer preso in prestito da un cittadino qualunque e appositamente camuffato con gli adesivi, le targhe e le muffole della polizia di Stato. Un gioco di prestigio che solo al ministro Amato poteva riuscire.

Sos 113. Interminabili minuti prima di poter parlare con un operatore, una manciata di pattuglie per coprire territori vasti quanto un’intera provincia. Delle 25 linee telefoniche esistenti sulla carta ben 5 sono in avaria e altre 5 non comunicano con nessuno. Alle restanti 15 provvedono solo quattro operatori a turno. A gennaio la Questura di Roma emana una nuova regolamentazione dei turni per gli equipaggi in uscita dalla storica caserma di via Guido Reni. E’ la solita solfa della coperta troppo corta, che ovunque la tiri rimane sempre insufficiente. Ma adesso la situazione è critica. Bisogna capire perché negli ultimi due anni le “pantere” da una trentina siano passate a una decina, perché sono stati tagliati i turni in notturna (19-24 e 24-07) di ben sette commissariati, lasciando persino interi settori del centro storico sguarniti. Tant’è che furti e rapine proprio attorno alla Questura centrale aumentano. Gli agenti della Consap avviano una petizione, il Coisp protesta. L’Sos rimbalza sulle pagine de Il Giornale, i senatori di Fi Maurizio Sacconi e di An Domenico Gramazio chiedono spiegazioni in Parlamento. Ma la situazione non cambia.

La beffa delle 159. Centottantanove Alfa 159 pronte a «sgommare» per le strade di Roma e non solo. Nella rimessa della polizia di Stato di via Salviati erano arrivate dopo Natale. Ma prima di vederle in azione (tranne a Napoli) sono passati mesi. Là erano rimaste perché lasciate dal Viminale senza immatricolazione. Pazienza, questione di tempo. Se non fosse che per l’euforia di rinnovare il parco auto delle vecchie e ormai malandate Fiat Marea in uso dal Giubileo del 2000, a Roma, si fosse pensato di mandare subito indietro ben 48 vetture senza, quindi, riceverne alcuna in sostituzione. Non basta, dei nuovi 80 veicoli, 63 sono subito finiti nelle officine.  

Governo al “verde”, polizia in “rosso”. I primi cartelli nelle rimesse compaiono alla vigilia dell’estate: “Rifornimento max 20 litri”. Se il ladro è più veloce e vi semina, fatti vostri. A controllare il territorio si va col serbatoio mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda di come si voglia vederla. Bisogna fare economia. C’è il tesoretto, ma i soldi per la sicurezza, quelli no. Il diktat imposto prima alla Polstrada romana fa presto il giro delle questure di mezza Italia. E’ la debacle. Ma il denaro non manca per le auto blu, che godono di un diversa voce in bilancio.  

Commissariati fantasma. A far di conto sulla pelle dei cittadini, dunque, c’è da restarci male. E a fronte di pochi mezzi e un aumento in busta paga netto di appena cinque euro al mese, ai poliziotti sempre più costretti a stringere la cinghia, l’ultima combinata dal Viminale a Roma risuona come un «ceffone». In via dei Gelsi, a Centocelle, borgata «calda» della Capitale, c’è un edificio di cinque piani che fino a quattro anni fa ospitava il commissariato di zona. Oggi a tenerlo «in vita» ci pensano quattro agenti, suddivisi in due turni. Hanno il compito di ricevere il pubblico e di raccogliere le denunce. Mai, però, nei festivi e dopo le 20. Pensare che oltre all’affitto mensile il Ministero paga persino le pulizie giornaliere dell’intera struttura.  

(Dis)ordine pubblico. Non va meglio ai 650 uomini del Reparto Mobile della Capitale, il nucleo più consistente del “battaglione” sempre in prima linea in stadi, cortei, sgomberi e manifestazioni. Qui è d’obbligo il fai-da-te. “Da anni molti di noi - spiega il Sodipo Fsp Ugl – finiscono per comprarsi in America i dispositivi di difesa individuali, parastinchi, conchiglie, ginocchiere e così via. La tuta è arrivata tre mesi fa ed è già stata giudicata inidonea. Occorrono ben 9 minuti per indossarla e serve l’aiuto di un collega. Pensare che avrebbe dovuto sostituire il modello che i più fortunati di noi indossano dagli anni ’90, quando il vestiario venne rinnovato in occasione dei Mondiali di calcio”.

alemarani@tiscali.it

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