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A sparare su Israele si fa sempre bene

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L’esercito regolare libanese ha aperto il fuoco mercoledì notte contro una pattuglia di militari israeliani che stavano cercando di sminare una zona lungo la “linea blu” nei pressi di Avivim.

Nello stesso luogo, lo scorso luglio vennero uccisi due soldati israeliani, Yonatan Hadassi e Yotam Gilboa, solo che un quell’occasione a sparare erano i miliziani di Hezbollah.

Il fatto è di per sé molto grave e indica il livello di tensione che domina lungo il confine israelo-libanese. Mostra anche come la presenza delle forze internazionali di Unifil 2 influisca molto poco sulla situazione generale.

Alla fine, dopo mesi dalla fine del conflitto, c’è sempre qualcuno che spara contro gli israeliani, anche quando si tratta non di carri armati ma – come in questo caso – di un bulldozer destinato allo sminamento.

Quello che però risulta ancor più stupefacente è la lettura dei fatti che sembra prevalere in Italia e a cui ha dato voce – con un candore davvero disarmante – un militare solitamente attento e informato come il generale Cabigiosu.

Intervistato dal GR3 di giovedì mattina, Cabigiosu ha detto testualmente, riferendosi allo scontro aramto: “Mi sembra un fatto positivo che l’esercito libanese dimostri la volontà di controllare il confine, cosa che prima non era mai avvenuta”.

In realtà all’esercito libanese era stato chiesto da anni di vigilare sul confine meridionale allo scopo di limitare le azioni terroristiche di Hezbollah. Che oggi siano arrivati sul quel fronte per scontrarsi con gli israeliani - intenti a togliere mine messe impunemente da quegli stessi Hezbollah - più che un progresso ci sembra un passo in dietro molto preoccupante.

Almeno che non si consideri a priori un fatto positivo sparare contro Israele.

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