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A Varsavia il “parlamento” pro-family

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Nel centro direzionale della capitale polacca svetta l’edificio più alto di tutto il paese, 230 metri e 68 centimetri che però piazzano la struttura solo al 164° posto nella graduatoria mondiale. Non si può certo dire che sia brutto. Innegabilmente un suo fascino ce l’ha. Epperò è uno charme arcigno, addirittura cupo, persino tetro. Suggestiona, insomma, un po’ come suggestiona la Torre di Mordor de Il Signore degli Anelli, fra luci che al crespuscolo occhieggiano di frammezzo alla pietra scura e simboli dall’imponenza sfrontata, sfacciata. Non è altro, infatti, che l’autocelebrazione del “progresso che salverà l’uomo”, della “scienza che a tutto provvede”, dell’estinzione – finalmente – di ogni falsa idea religiosa, il tutto voluto dal comunismo ai tempi in cui erano lustri e mostrine. Non però dal regime comunista polacco, ma addirittura dalla casamadre sovietica. Quasi un segno evidente della colonizzazione, della satellizzazione, della morte prematura di qualsiasi possibilità di autonomia. Il suo nome originario, infatti, è Palazzo Josef Stalin della Scienza e della Cultura: un dono dell’Unione Sovietica, iniziato nel 1952 e terminato nel 1955. Tutto avrebbero però pensato i suoi ideatori, i suoi architetti e i suoi costruttori tranne che un giorno l’edificio, rinominato in modo più rassicurante e semplice Palazzo della Scienza e della Cultura, avrebbe ospitato, al piano terra, una cappelletta cattolica, con tanto di Santo Sacramento nell’ostensorio e adorazione continua. Ma così è stato, grazie al IV World Congress of Families (WCF) che, là in fondo, dopo i banchetti della reception e la press-room “da campo”, si è “impadronito” di una stanzetta per adibirla, temporaneamente, a kaplica volante del culto cattolico. È infatti aconfessionale, più che interconfessionale, apartitico ma non apolitico, il grandioso Congresso che dall’11 al 13 maggio ha radunato migliaia di partecipanti e decine di sigle attorno a un’idea semplice quanto tranchant: o la famiglia o niente. Nel senso che se la famiglia muore, muore per l’uomo. 

Niente “familismi”

Mentre da noi si celebrava infatti, e con cifre sorprendenti, il Family Day, in Polonia più di 3mila delegati venuti da più di 60 Paesi si sono radunati in quello che davvero si può già definire il “parlamento permanente” del mondo pro-family. Creato dell’Howard Center for Family, Religion & Society presieduto a Rockford, nell’Illinois, da Allan C. Carlson, animato dal suo vicedirettore, il brillante e infaticabile Lawrence D. Jacobs, e forte della sponsorizzazione di una cinquantina di think tank, di centri di ricerca e di organizzazioni fra i più prestigiosi, il WCF ha le carte in regola per essere il miglior organismo di contrasto alle mille politiche stataliste, diseducative, neomalthusiane e disperanti che, ora usando l’aborto, ora l’omosessualismo, ora il centralismo più velenoso mirano a spogliare completamente gli esseri umani di ogni difesa e protezione di fronte al potere più cinico che vi sia. Fra queste, alcune tra le più note e autorevoli sigle del “ramo”: la Heritage Foundation, la Earhart Foundation, lo Human Life International fondato da don Paul Marx e oggi diretto da don Thomas J. Euteneuer, il Family Research Council di Tony Perkins (nato nel 1980 dalla Conferenza sulla famiglia voluta alla Casa Bianca dall’allora neoeletto Ronald W. Reagan), il Catholic Family and Human Righs Institute di Austin Ruse, il Focus on the Family di Jim Dobson, il Population Research Institute di Steven W. Mosher e l’Associazione per la Difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà.

La famiglia al centro, dunque. Non però in un vago “familismo” sentimentale e di bocca buona dove, fra un “volemose bene” e un altro, passa di tutto. A Varsavia si è infatti dispiegato, certo con savoir faire e fair play, l’esercito degl’irriducibili (ma non per questo fanatici), di coloro, cioè, che non sono affatto disposti a perdere quest’ultima, decisiva battaglia. Laica, per carità, come si usa dire da noi (epperò davvero solo da noi, visto che altrove certe pruderie sono assolutamente sconosciute), e quindi scientifica, analitica, pure sociologica, in un profluvio di studi e di expertise che costituiscono il meglio del WCF.

In Polonia, per tre giorni intensissimi, si è dimostrato, dati alla mano, che se la famiglia funziona, la società è migliore. Che se le donne non abortiscono, è il morale di un paese intero a essere diverso. Che se le tasse si abbassano, è una nazione intera, in primis le famiglie, quella che rientra virtuosamente in gioco. Che se l’educazione è sinceramente libera e affidate alle famiglie, la società è più culturalmente raffinata. E libera, benedettamente libera.

Nessun timore, insomma, di dire che se, direttamente e indirettamente, la famiglia è derisa, discussa (nel senso di messa in discussione nei suoi fondamenti), minacciata, persino mutilata in mille e subdoli o frontali modi, ma sempre pervicaci, ne soffrono tutti, davvero tutti. Questo avviene palesemente oggi attraverso appunto la tivù e la pubblicità, la scuola e la politica, la pressione fiscale e la “nuova morale” delle coppie di fatto, la promozione della cultura gay-friendly e il divorzio, l’aborto, la sperimentazione genetica, la clonazione. E tutto secondo una precisa volontà politica, quella decisa a instaurare una società “nuova” attraverso il ribaltamento di ogni criterio autenticamente umanistico, onde riuscire con il relativismo aggressivo là dove i totalitarismi hanno fallito. E, qui a Varsavia, quella del confronto relativismo/ideologia è del resto una musica sempre di sottofondo presente...

 

Fantastica la Heritage Foundation

Un successo, insomma. Se annunciato non saprei dire, ma certamente significativo, e molto, quello del IV WCF

Un ultimo pensiero viene da quest’ultimo bastione di una cultura autenticamente a misura di uomo e lo merita la Heritage Foundation di Washington. Decenni fa la fondò Paul M. Weyrich, che poi la affidò a Edwin J. Feulner jr. allorché Weyrich decise di dare vita a un altro organismo, oggi peraltro altrettanto prestigioso, la Free Congress Foundation.

Ora, la Heritage è nota da sempre per i suoi precisi e colti rapporti sulla politica interna ed estera degli Stati Uniti, per gli studi sulla situazione legislativa al Congresso, per le analisi sull’immigrazione, magari pure per le questioni del noto “scudo stellare”. Del resto, fu magna pars nell’elezione di Reagan alla Casa Bianca e poi del 104° Congresso nel 1994, il primo tutto a guida Repubblicana (si ricorderà il nome di Newt Gingrich e il famoso “Contract with America”) dopo decenni.

Ebbene, un organismo così, conservatore serio, ha sempre “data per scontato” la questione diciamo “religione”/“famiglia”: mica perché se ne disinteressasse, ma perché la sua mission era altra. Insomma, filocristiana e a favore della famiglia sì, la Heritage, ma si è sempre occupata – com’è del resto giusto – di altro. Ma, occupandosi di altro seriamente, ha finito per accorgersi che le questioni geopolitiche, strategiche, magari pure militari dipendono ultimamente da una certa antropologia. Quindi che è importante anche per quei campi stabilire in quale idea di uomo si crede.

Così facendo, la Heritage ha realizzato (lo dico con una boutade) che persino la politica fiscale e strettamente legislativa è diversa se si tengono in conto diciamo la “questione religiosa” e la “vicenda famiglia”. Per questo ha finito per creare creato un dipartimento di “Family and Culture” e un focus group di studio, il familyfact.org, affidato al sapido Patrick F. Fagan, coadiuvato dalla brillante Christine Kim. Ne vengono fuori rapporti che dicono cose del tipo che là dove la pratica religiosa è più curata, la famiglia è più solida e l’intera società ne giova. In linguaggio strettamente analitico.

È quindi un piacere scambiare dati e opinioni con Fagan e con la Kim, qui a Varsavia, al IV Congresso Mondiale delle famiglie, un posto che è sì, come detto, aconfessionale e laico, ma proprio per questo frequentatissimo da uomini di fede e addirittura da rappresentanti del clero (preti e vescovi cattolici, pastori protestanti, missionari mormoni), e che quindi pullula pure, fra studi scientifici e statistiche aride, di santini, di materiali devozionali, di accoratissima propaganda pro-life. Fagan e la Kim, loro che sono analisti e ricercatori rigorosi. Chapeau alla Heritage e viva il WCF.

marcorespinti@hotmail.it

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