Identità sinistra

AAA cercasi identità per la sinistra (ma non tra le Sardine)

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Non basta essere contro: bisognerebbe dirlo, persino gridarlo, perché oggi è divenuta moda essere presenti solo per dire “no”, ma di proposte nuove non se ne parla mai, il più delle volte tutto gira attorno ai soliti slogan elettorali che sono tanto ciechi d’ideologia quanto pericolosi nei risvolti pratici.

Il movimento delle Sardine è la nuova invenzione di una sinistra che non sa letteralmente più che pesci prendere, sicché si propongono piazze piene per dire no ad una corsa elettorale legittima (per quanto non apprezzabile dalla controparte governativa), e gli intellettuali dell’altra area si limitano ad insulti e commenti penosi periodici, tra chi definisce la candidata regionale Borgonzoni la “fatina muta”, chi si appella a lei come una “velina” e chi ancora esagera e la definisce solo una parte del suo corpo.

Questo però è tutto legittimo, non scatena la stessa indignazione perché dopotutto è una donna candidata con gli antagonisti, gli altri invece sono i buoni, quelli che compongono piazze ma si travestono da società civile, interessati a proporre un’altra campagna elettorale. Sia chiara una cosa: non si contesta l’iniziativa, ognuno deve e può manifestare il proprio pensiero come giusto che sia, la stessa idea dopotutto permette di chiarire immediatamente come una delle propagande più ostinate della sinistra sia faziosa.

Infatti, in quale universo parallelo un paese a rischio fascismo permette la manifestazione piena e libera del proprio pensiero? Nessuno, appunto. Ergo persino la propaganda del “paese dell’odio” tanto decantata dalla compagine democratica non trova alcuno sfogo nella realtà, quasi dimenticano di essere loro al governo, sicché vien da chiedersi se questa sinistra non viva delle vere e proprie allucinazioni alla ricerca di una sua identità defunta e contraffatta da tempo.

C’è da dire che dagli slogan contemporanei deriva un quadro della realtà politica fortemente compromesso, è divenuto quasi uno scherzo parlare di “paese reale” per metterlo in contrapposizione a quello “ideologico”, eppure quanto è vero e necessario un commento critico anche a riguardo. Se per la sinistra infatti l’Italia è divenuta una fucina d’odio, rabbia e antisemitismo, nel paese reale (quello delle sveglie alle cinque del mattino e della disoccupazione giovanile) tutto questo assume connotati estremamente diversi e ciò che viene fuori è un’altra Italia che ama e odia, che si arrabbia e che diventa cretina, ma poi ci si rende conto che non esiste solo questa Italia.

Tanto è vero che poi, andando a ricercare cronaca ed antefatti, ad odiare sono soprattutto coloro che dicono di non odiare mai, vengono eretti tribunali dell’Inquisizione contro le Destre e gli estremismi ma i casi di aggressioni verbali non riguardano solo l’universo sovranista, quando il più delle volte è usato come comodo capro espiatorio contro altre colpe. E fintanto avversari politici continuano ad ostinarsi su una narrazione che nuota ben oltre i contorni della realtà oggettiva e scevra da giudizi personali, è molto semplice che il quadro sociale rappresentato sia molto simile ad una grottesca distorsione dove tutti sono nemici e tutti questi nemici nella gran parte dei casi non esistono.

Questo atteggiamento irresponsabile è controproducente per tutti, perché qualsiasi nazione per essere grande ha bisogno quantomeno di avere una visione unitaria rispetto alle più semplici basi di benessere e crescita, il confronto permette a tutti gli avversari di migliorarsi e maggiore è la qualità del dibattito politico maggiore sarà quella dei portavoce di idee ed ideologie.
Ma se abbiamo permesso ad un partito nato dai “Vaffa” di diventare compagine governativa con altissime responsabilità, non è difficile chiedersi come mai oggi sembri che possa davvero bastare essere contro. Eppure non basta, non basterà mai.

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