Aborto, quello che gli uomini non dicono (e non fanno)

Dona oggi

Fai una donazione!

Sostieni l’Occidentale

Aborto, quello che gli uomini non dicono (e non fanno)

Aborto, quello che gli uomini non dicono (e non fanno)

10 Gennaio 2008

L’iniziativa di Giuliano Ferrara di una moratoria per la vita è ammirevole,
anche se come Gaetano Quagliarello ho dubbi sulla capacità di un risultato
positivo, ma soprattutto, come donna, mi pare assente attualmente  nel
centrodestra l’attenzione per l’universo femminile e per questo oggi, tutto
sommato, – a parte eccezioni come Eugenia Roccella – le donne non partecipano
alla discussione sull’aborto.

A scanso di equivoci, premetto di essere battezzata, cresimata e comunicata,
di non essere credente, di avere votato per il divorzio, ma contro l’aborto e
non per ragioni religiose. Ho fatto parte di quella esigua  minoranza
definita “clerico-fascista” che votò contro l’aborto di “Stato”, pur non
essendo religiosa, né votando Dc o Msi, ma perché mi consideravo più femminista
delle femministe. Il femminismo degli anni ’70 e ’80 strumentalizzava
politicamente le donne, le rendeva ancora più deboli e le mandava al macello a
farsi scannare come pecore. Ho visto e vedo ancora troppe ragazze intelligenti
dire all’improvviso come automi, con lo sguardo nel vuoto: “Lui dice che devo
decidere io, lui non lo vuole, devo decidere io….”.

Sento la rabbia di donne di sinistra, intellettuali e realizzate, quando
all’improvviso dicono “Ho fatto sette aborti”. E poi aggiungono: “il mondo è
una merda.”. Oppure scrivono sui giornali che “la realizzazione della donna
passa sempre attraverso il dramma di un aborto”, ma non avrebbero mai il
coraggio di raccontare la ferita dell’aborto e ripetono soltanto “la 194 non si
tocca”, quasi come le loro bisnonne che non la davano al fidanzato per paura di
non essere sposate.

Sul corpo delle donne si  sono combattute e si combattono guerre di
ogni genere, lotte politiche; sul corpo delle donne si fanno affari d’oro, e
solo una donna libera e forte come Oriana Fallaci ha avuto il coraggio
raccontare un aborto. Oriana ha avuto coccodrilli al veleno dai suoi colleghi e
una città, anche la mia, che l’ha respinta in fin di vita. Quando leader
storiche come Adele Faccio, nata nel ’20, o Luciana Castellina, nata nel
’29,  indicavano l’aborto come via obbligatoria, seppur dolorosa, per la
liberazione della donna, mi chiedevo cosa  sapevano di una ragazzina 
o di una donna degli anni ’70 e ’80. Quando la Faccio e la Castellina avevano
vent’anni c’erano ancora i bordelli. Le ragazzine degli anni ’70 e ’80
sperimentarono l’uomo senza bordelli. “Esco con uno e appena ci sediamo mi mette
le mani tra le cosce. Mi metterò i jeans” erano confidenze frequenti al liceo.
Furono le ragazzine della pillola e poi dell’aborto.

Perché l’aborto o la maternità deve essere una libera scelta della donna,
quando l’amore si fa sempre in due? Escludere il maschio dalla decisione,
lascia le donne sole quando hanno bisogno di sostegno e dà agli uomini l’alibi
di lavarsene le mani. Sono sempre stata scettica sul libero arbitrio: nessuno è
figlio di sé stesso, si nasce tutti da un una donna e da un uomo che non
abbiamo scelto, in un luogo e in un tempo che non abbiamo scelto. Se non
abbiamo la libertà di  scegliere né i nostri genitori, né il luogo, né il
tempo in cui veniamo alla luce, la nostra libertà di scelta è piuttosto
limitata. Cartesio credeva in fondo  di essere nato perché Dio lo aveva
voluto.

Il discorso sull’aborto non può limitarsi a dotte discussioni filosofiche o
teologiche, esige una riflessione da parte di tutto il centrodestra sulla donna
e sull’uomo di oggi. Occorre chiedersi perché non esista un film o un romanzo
dove l’amore non  finisca in tragedia o in noia. Giorni fa il Times
ha pubblicato l’articolo di una giornalista madre di tre bambini, divorziata,
che paga un uomo quattro volte al mese per fare sesso: non ha tempo per 
rapporti d’amore problematici e non vuole sottrarre tempo ai suoi bambini per
una storia che finirebbe comunque male. Queste sono le donne di oggi. 
“Perché a nessuno nei film scappa mai la pipì?” chiedono i bambini più saggi di
noi. Nella nostra cultura l’amore è  dramma,  il sesso nonsense
o  violenza. Una scopata  –  chiamiamo le cose con il loro nome
–  anche una scopata senza cerniera, non è mai per una donna come per un
uomo.

Ci sono donne contente di essere rimaste incinte a quarant’anni, anche se il
partner è uno sconosciuto: hanno un lavoro decente e possono tenersi il figlio
comunque. Ferrara è contro l’inseminazione artificiale, ma dobbiamo riflettere
perché le donne sono a favore della fecondazione artificiale: non per eliminare
gli uomini, come dice chi le vorrebbero sottomesse, ma perché le donne
desiderano fare figli, anche quando gli uomini non vogliono. Sono
principalmente gli uomini a non volere figli e non è una crisi del maschio
generata dal femminismo; non li hanno davvero mai voluti sul serio anche quando
li facevano perché erano necessari per lavorare nei campi o tramandare il
cognome. Non sono gli uomini a partorire e se Dio, la natura o il caso ha
deciso di far partorire le donne ci sarà una ragione.

L’inseminazione artificiale non è quindi la bandiera di virago deliranti o
di donne mature con la fissa di fare figli per egoismo e, prima di liquidarla
come Ferrara, per il centrodestra sarebbe meglio pensarci. Ci sono poi
ragazzine o donne con difficoltà economiche terrorizzate dall’idea di rimanere
incinte, perché non saprebbero cosa fare. Queste ragazzine e donne hanno
bisogno di aiuto, perché vorrebbero fare figli, a meno che non siano state
violentate. Sostegno non deve darglielo solo lo “Stato”, ma noi tutti, come
possiamo, nelle varie istituzione e nella società civile. Ricordo Werner
Maihofer, presidente dell’Istituto universitario europeo a Firenze, sostenere
una giovane ricercatrice ragazza madre mentre scriveva la tesi di dottorato. La
prima volta che ho visto un asilo per i bambini è stato alla Badia, a San
Domenico di Fiesole.

In Italia non c’è una cultura della maternità come in ogni paese moderno,
non abbiamo posti di lavoro con asili, né alberghi con lettini e seggioloni per
bambini. Si allevano cani e non bambini: per queste le donne non hanno altra
alternativa se non abortire e per questo dicono di non voler toccare la 194. Le
tracce dell’aborto per Laing  rimarranno nel corpo e nella mente delle
donne per secoli e si esprimono in forme che psicologi e psicoanalisti hanno appena
cominciato ad analizzare. Le donne non hanno ancora trovato le parole per
dirlo, perché sono storicamente un soggetto debole. Come gli ebrei, quando non
avevano ancora la forza di lottare e salivano sui treni che li portavano al
macello, come fossero predestinati al sacrificio, una parola che le donne hanno
talmente interiorizzato da non opporre resistenza, quando qualcuno dice “ ti
amo cara, è terribile, ma per il bene di entrambi occorre qualche sacrificio,
devi farlo”. Per quanti secoli ancora le donne dovranno sacrificarsi?