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Aborto. Ru486, Bagnasco ai medici: “Cresca l’obiezione di coscienza”

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Contro la diffusione della pillola abortiva Ru486 cresca l'obiezione di coscienza dei medici italiani. A dare man forte all'offensiva lanciata dalla Chiesa contro l'introduzione dell'aborto chimico in Italia, scende oggi in campo il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, appellandosi ai medici e denunciando "la crepa nella nostra civiltà" aperta dalla commercializzazione della pillola abortiva. Mentre si dice "amareggiato, triste e preoccupato" per il "prevalere del diritto del più forte" affermatosi con l'introduzione del farmaco abortivo, il numero uno della Conferenza episcopale italiana guarda con speranza ai dati sull'obiezione di coscienza.

Cifre da cui emerge un'impennata del numero degli obiettori: dal 2005 al 2007 i ginecologi che non effettuano l'interruzione volontaria di gravidanza sono infatti passati dal 58% al 70%. "È auspicabile - lancia l'appello dalle pagine di Avvenire il card. Bagnasco - che l'obiezione di coscienza nata da profondi convincimenti cresca ancora, sia come dato in sè, sia come testimonianza per l'opinione pubblica sulla persistenza di una consapevolezza profonda".

In sintonia poi con l'attacco sferzato ieri dal quotidiano dei vescovi contro quanti nel governo "potevano" ma "non si sono impegnati a fermare" la Ru486, anche il presidente della Cei dà la sua stoccata al mondo politico che, afferma, "può ragionevolmente fare di più, nel rispetto dei meccanismi democratici". Dai laici cattolici Bagnasco si aspetta che si levi "una voce più coraggiosa, chiara, argomentata a tutti i livelli" perché, sottolinea, "sui temi decisivi della vita umana non si può procedere per mediazioni: su valori fondamentali mediare significa negare".

Un avvertimento che sembra valere anche per la legge sul testamento biologico in esame alla Camera. A Bagnasco risponde il ministro per l'Attuazione del Programma di governo, Gianfranco Rotondi, secondo cui "i politici cattolici e laici devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di una civiltà senza aborto", rafforzando "la prevenzione prevista nella 194 e mai attivata". Di parere contrario, il segretario del Partito socialista Riccardo Nencini. "Non bisogna mettere in discussione - afferma - la legge 194 e assoluta fiducia nella capacità delle donne di tutelare e decidere sulla loro gravidanza".

Intanto il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, dopo le polemiche in merito all'ipotesi di ricovero per le donne in trattamento con la pillola abortiva, precisa che "nessuno vuole trattenere le donne con la forza". "Certamente però - aggiunge - si pone un problema di sicurezza per la loro salute se tornano a casa, e si pone anche un problema di rispetto della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza". Al ricovero obbligatorio è contrario il segretario del Prc, Paolo Ferrero che lo definisce "anticristiano". "È un'assurda e ingiustificata forma di accanimento punitivo nei confronti della donna", protesta.

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