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Abruzzo. Da Forza Nuova ad Alba Dorata spunta l’estrema destra

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Da Forza Nuova ad Alba Dorata, l'estrema destra in Abruzzo batte un colpo prima delle elezioni. Ieri nelle città della regione sono apparsi i manifestini di FN con la solita retorica per cui il problema della crisi sarebbero gli immigrati, invitati a tornare a casa loro perché in Italia non c'è lavoro.

E' un vecchio refrain delle forze nazional-popolari di ogni epoca e latitudine quello di scaricare addosso alle minoranze le colpe della crisi economica, per cercare una scorciatoia che permetta di acquistare consenso. I manifestini, scritti in italiano, francese, ma anche in arabo e cinese, sono apparsi in luoghi simbolo del mondo della immigrazione abruzzese.

Secondo il rappresentante locale di FN, "capitalismo e progressismo hanno sfruttato gli immigrati" che devono capire che gli conviene di più tornarsene a casa loro. A quanto pare, FN non è "xenofoba come la lega", non è vittima dei "moralismi liberali, comunisti e di parte del mondo cattolico". Sarà, ma quei manifestini adombrano un passato europeo che andò ben oltre la xenofobia.

Peggio ancora, scopriamo che in Abruzzo come in tante altre regioni italiane muovono i primi passi i cugini italioti di Alba Dorata, il movimento di stampo neonazista greco che a quanto pare trova accoliti anche nel Belpaese. Il programma di Alba Dorata Abruzzo, spiega il suo portavoce e candidato, non è improntato al nazionalsocialismo come quello greco, una presa di distanza necessaria ma che non convince al cento per cento.

I "dorati" italiani propongono, grillascamente, che non sia più la politica ma direttamente le comunità (viene da chiedersi chi, nello specifico, forse loro?) a gestire fondi, denaro pubblico eccetera eccetera. L'idea è anche quella di battere una nuova moneta alternativa all'euro.

Ora, il bello della democrazia è ognuno è libero di pensare e dire quello che crede e gli anticorpi liberali della nostra società sono abbastanza forti da distinguere la propaganda da serie piattaforme programmatiche. Resta la preoccupazione per dei movimenti che forse non ritengono la democrazia un principio non negoziabile, oltre che un valore aggiunto per le complesse società contemporanee.

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