Abruzzo, perché il disastro non era né prevedibile né annunciato
06 Aprile 2009
Il ricercatore Giampaolo Giuliani ha sostenuto di aver previsto il terremoto in Abruzzo. E’ possibile?
No, non è possibile. Intanto Giuliani non si è inventato niente. I primi studi sui cosiddetti “fenomeni precursori” dei terremoti (tra i quali le variazioni di concentrazione di gas radon che possono precedere, accompagnare o seguire un terremoto) risalgono già agli anni Sessanta e Settanta, un periodo in cui Cinesi e Russi riuscirono a prevedere il verificarsi di alcuni terremoti. Sull’onda del successo, Stati Uniti e Giappone, ma anche l’Europa e l’Italia hanno continuato a studiare queste manifestazioni in quanto parte integrante della conoscenza del fenomeno sismico, ma i risultati in termini di previsione sono sempre stati deludenti e contraddittori. Insomma qui si sta confondendo la relazione ben nota tra due o più fenomeni chimico-fisici, che possono avere la stessa causa, e l’uso che se ne può fare ai fini della previsione deterministica di eventi futuri. Non conosco l’attività di Giuliani, forse ha costruito uno strumento che misura il radon, anch’io posso costruirmi una radio ma questo non significa che ho scoperto le onde radio né che ho inventato la radio.
Insomma, si potrebbe dire che Giuliani ha avuto fortuna?
Ripeto non è possibile prevedere i terremoti. La sequenza sismica che si registrava da circa una settimana nell’aquilano ha fatto sì che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si fosse già allertato inviando delle unità mobili per monitorare la situazione. Ma ovviamente non si poteva sapere né dove né quando sarebbe avvenuto né se ci sarebbe stata una scossa più forte delle altre. I giornalisti dovrebbero essere più cauti ad alimentare questo tipo di notizie, vista la gravità della situazione.
C’è troppa semplificazione da parte della stampa?
Dagli articoli di Repubblica e altri giornali sembra emergere che un ricercatore dell’Aquila abbia fatto la scoperta del secolo… In realtà Giuliani, sfruttando delle conoscenze scientifiche che abbiamo già, afferma che sulla base di queste conoscenze è possibile fare delle previsioni. E questo è in controtendenza rispetto a quello che asseriscono gli scienziati in tutto il resto del mondo. Mi sembra anche che in un’altra intervista Giuliani abbia asserito che “l’attività sismica è strettamente correlata alle fasi lunari”. Ecco, direi che dopo dichiarazioni come queste può raccontarci qualsiasi altra cosa ma non è molto credibile. Comunque, guardi, anche se siamo scienziati in questo momento la tensione e l’emozione sono molto forti. Non è neppure utile cadere in polemiche del genere.
Come viene organizzata la prevenzione antisismica in Italia?
Dalle immagini mi sembra di aver visto che non sono crollate solo vecchie case ma anche di edifici in cemento armato. E’ presto per dirlo ma temo che alla fine verrà alla luce, così come è successo in passato quando si sono verificati in Italia eventi simili, che magari molte delle strutture crollate non rispondevano ai requisiti delle norme antisismiche, pure essendo posteriori ad esse. E questo, soprattutto se si tratta di edifici pubblici, potrebbe essere molto grave. La prevenzione, attraverso l’applicazione ferrea delle norme antisismiche, resta l’unico modo serio che abbiamo per difenderci dai terremoti. E ovviamente il progresso della ricerca scientifica che ci porta ad una sempre maggiore conoscenza di questo fenomeno naturale.
E’ un problema che investe tutto il territorio italiano?
Certo, sappiamo benissimo che l’Italia è un paese ad elevata pericolosità sismica. Basta ricordare che le prime misure legislative in termini di edilizia antisismica vennero prese dal governo borbonico. Dopo il terremoto di Reggio Calabria e Messina del 1908 fu promulgata la prima classificazione sismica italiana ma bisogna aspettare il 1974 per la prima normativa sismica nazionale e addirittura il terremoto del 1980 per ottenere una serie di leggi e decreti efficaci. Questo anche per gli studi sismologici e geologici che seguirono i terremoti e che portarono ad un sostanziale sviluppo delle conoscenze sulla sismicità del nostro paese. Il nostro territorio è suddiviso in zone a pericolosità sismica maggiore o minore: esistono delle carte, esistono delle tabelle e delle leggi che impongono ai comuni che appartengono a una determinata classe di rischio di adottare delle determinate norme antisimiche, ma questo non sempre viene fatto.
Il sistema dei soccorsi in Abruzzo sta funzionando?
L’INGV fa un monitoraggio 24 ore su 24 e riceve il segnale in tempo reale. Nel momento in cui si verifica una scossa sismica questa viene registrata dai sismometri della rete sismica nazionale, entro due minuti appositi sistemi automatici di allarme forniscono una prima valutazione della localizzazione e della magnitudo del sisma; nel caso in cui l’evento sia considerato significativo, si provvede immediatamente ad allertare la Protezione Civile regionale e le prefetture interessate. In ogni caso sì, si può dire che c’è stata una risposta pronta da parte del nostro Istituto e della Protezione Civile.
E voi come scienziati?
Il nostro compito è quello di fornire dei dati scientifici sulle caratteristiche di un terremoto. Non è la previsione quella che conta, perché la previsione l’abbiamo già fatta su base statistica: l’Italia è un Paese ad alta pericolosità sismica, ecco la previsione. Ogni anno registriamo sul territorio nazionale più di 2000 terremoti di magnitudo maggiore di 2.5. In media si verificano 100 terremoti ogni cento anni di magnitudo simile a quella di oggi, dai 5 ai 10 terremoti di magnitudo ancora maggiore.
In conclusione?
L’Italia trema, è un dato di fatto, e quindi l’unico cosa sensata è cercare di proteggersi, costruire sempre meglio e rispettando le norme antisismiche. Visto che ci siamo ricordiamoci che il problema italiano non è solo quello del rischio sismico, c’è anche quello vulcanologico, quello idrogeologico, non facciamo altro che parlare di frane, smottamenti, dissesti. Siamo sicuri che è sempre colpa della Natura?
