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Abu Omar adesso tira in ballo Berlusconi

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La scarcerazione in cambio del silenzio assoluto. Abu Omar, nel manoscritto depositato nel processo per il suo rapimento, avvenuto a Milano il 17 febbraio del 2003, racconta di aver visto in un ufficio delle forze di sicurezza egiziane un documento in cui gli veniva assicurata la scarcerazione in cambio del suo silenzio ''per non mettere in imbarazzo il Governo italiano'', di cui era allora presidente Silvio Berlusconi.

''Nel maggio 2004 - scrive Abu Omar - venni trasportato in uno degli uffici più importanti delle forze di sicurezza egiziane con le mani e piedi legati. In quell'occasione, riuscii a leggere in un documento scritto a computer con la dicitura top secret firmata dall'assistente del ministro dell'Interno egiziano che si provvedeva al mio rilascio con la condizione assoluta di non parlare assolutamente sia del rapimento in Italia che del carcere e delle torture in Egitto per non mettere in imbarazzo il governo italiano, allora presieduto da Silvio Berlusconi''.

L'ex imam sostiene che, nello stesso documento top secret, ''l'ultima parte riguardava lo sceicco Mohamed Rida al-Badri (insegnante e imam presso l'Istituto Culturale Islamico di viale Jenner) e sottolineava la necessità di mantenere la cooperazione tra le Autorità egiziane e le corrispondenti italiane nel controllo e monitoraggio di tutti i suoi movimenti, colloqui e conferenze del suddetto''.

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