Abusi su 631 ragazzine. Ora i gruppi musulmani tentano di spacciare per vittime i carnefici
23 Maggio 2012
Due settimane fa le cronache inglesi ci hanno sconvolto con il caso di quelle 631 ragazzine tra i 12 e i 16 anni sistematicamente violentate nel corso degli ultimi cinque anni da una rete organizzata di uomini che le prelevava dalle case di accoglienza per minori di Manchester e Rochdale. Per il processo presso il tribunale di Liverpool la polizia aveva interrogato 56 uomini e ne aveva arrestati 26. Ora i nove uomini giudicati colpevoli – otto sono britannici di origine pachistana e un altro è un richiedente asilo afgano; alcuni di loro erano considerati i pilastri della loro comunità – sono stati condannati a un totale di 77 anni di prigione con le accuse di stupro, favoreggiamento alla prostituzione, violenza sessuale e traffico per sfruttamento sessuale di minori.
Un vicenda choc, soprattutto alla luce delle testimonianze al processo di cinque ragazze vittime degli abusi, che ha attirato l’attenzione nazionale sulla questione dell’abuso sessuale su bambini e donne da parte degli immigrati musulmani, e che sta portando la polizia britannica a indagare su almeno 40 altri casi di stupri simili nel nord dell’Inghilterra. Malgrado l’evidente gravità dei fatti, i gruppi musulmani hanno cercato di screditare le indagini della polizia accusando le autorità britanniche di “razzismo” e “islamofobia”.
Ma è emerso un particolare ancora più inquietante per la società britannica, che adesso più che mai deve riflettere sul tema della sicurezza: la polizia britannica sapeva che da più di un decennio queste bande prendevano di mira giovani ragazze in Inghilterra, e ciò nonostante ha preferito ignorare le prove degli stupri e non ha agito temendo di essere accusata di razzismo.
Ai dettagli rivelati sin ora attraverso le deposizioni delle vittime se n’è aggiunto un altro. Il colore della pelle e il credo religioso. Il giudice Gerald Clifton ha infatti detto che “uno dei fattori che determinavano lo stupro era il fatto che le ragazze non facevano parte della comunità pakistana o non erano musulmane”. La baronessa Sayeeda Warsi, il politico musulmano più anziano della Gran Bretagna – che ha peraltro esortato le autorità britanniche a intervenire con la legge mettendo da parte la ‘sensibilità culturale’ in casi gravi come quello delle 631 ragazzine stuprate – ha infatti spiegato al London Evening Standard che ci sono “uomini pakistani che credono che le ragazze bianche siano un bersaglio più facile” perché considerate esseri umani di “terza classe”.
Secondo gli esperti intervistati dal Telegraph, mentre i pedofili bianchi operano generalmente in isolamento, i musulmani agiscono in gruppo, come dimostrano del resto molti dei casi di stupro a Manchester e Rochdale perché – loro stessi lo hanno affermato durante il processo di Liverpool – “è quello che facciamo nel nostro paese”.
Di fronte a questo enorme problema che sta trovando terreno fertile in un paese democratico e occidentalizzato come la Gran Bretagna, sono stati commessi errori grossolani, soprattutto da parte della polizia britannica. Secondo Ann Cryer, ex deputato laburista per la città di Keighley che ha fatto una campagna per attirare l’attenzione del pubblico sulla questione delle bande di pedofili musulmani, l’indifferenza delle forze dell’ordine rispetto alle segnalazioni “è uno scandalo assoluto”.
I ‘guardiani’ del multiculturalismo britannico si sono poi affrettati a sostenere che si tratta solo di una coincidenza il fatto che gli stupratori di Rochdale sono musulmani e hanno immediatamente ribattuto che l’abuso sessuale si verifica anche in bande bianche. In alcuni casi c’è chi si è spinto a ritrarre i musulmani come le vere vittime in questo caso.
Il Muslim Council of Britain ha parlato di “clima di odio” contro i musulmani. Il think tank interreligioso “Faith Matters”, che ha istituito un servizio di assistenza chiamato “Tell Mama” che monitora il livello di “islamofobia” sin da quando è iniziato il processo di Liverpool, ha detto che si è aggiunto ulteriore veleno all’“odio islamofobo”. Ha alzato il tiro anche Fiyaz Mughal, un portavoce per le questioni fede, commentando così la vicenda: “Questo è pericoloso per le relazioni comunitarie. Tutto questo parlare di pedofilia aggiunge veleno contro i musulmani perché lo stesso profeta Maometto ha sposato una giovane ragazza”.
Intanto col passare delle ore, a violenza si aggiunge (e viene a galla) altra violenza. Lo scorso 19 maggio, a soli dieci giorni dall’incarcerazione dei nove stupratori di Rochdale, la polizia ha arrestato altri due musulmani, entrambi di 33 anni, sospettati di violenza sessuale e stupro.
Ma andando a ritroso nel tempo si scoprono altri casi e numeri agghiaccianti. Nel gennaio 2011, i ricercatori del quotidiano Times hanno identificato 17 procedimenti penali in Gran Bretagna dal 1997 – 14 dei quali negli ultimi tre anni – che coinvolgerebbero ragazze di età compresa tra 11 a 16. In totale, 56 persone, con un’età media di 28, sono stati giudicati colpevoli di crimini tra cui stupro, sottrazione di minori, aggressione e violenza su bambini. Tutti, tranne tre degli uomini erano musulmani. Questa è la realtà dei fatti e non c’è alibi che tenga.
