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Addio ai ballottaggi? Ci prova l’Ars

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L’Assemblea regionale siciliana ci ha regalato una sorpresa estiva: l’abolizione dei ballottaggi nel disegno di legge sulla riforma elettorale degli enti locali. La Commissione affari istituzionali ha esitato l’iniziativa legislativa, depennando uno dei suoi cardini: i ballottaggi. E l’ha fatto accogliendo una proposta dei deputati di Forza Italia.

La decisione della Commissione arriva in un contesto politico nazionale che assegna proprio all’abolizione del ballottaggio, o comune alla sua modifica, un ruolo strategico essenziale per gli equilibri politici nazionali. Ecco, allora, che la scelta della Commissione legislativa dell’Ars è ovviamente diventata un caso. 

Il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Marco Falcone, ha molte ragioni di esprimere la sua soddisfazione, anche se si tratta di un primo passo verso l’abolizione dei ballottaggi. Spiega: "L’accoglimento della proposta di Forza Italia di abolizione dei ballottaggi rappresenta un significativo punto di partenza. Abbiamo intrapreso un percorso, conclude Falcone, che porterà ad avere nuove regole, necessarie per affrontare uno scenario politico profondamente mutato, con l’obiettivo di semplificare la macchina elettorale pur garantendo la più ampia partecipazione democratica possibile. A settembre, quando probabilmente la norma arriverà in aula, se emergerà l’esigenza di introdurre ulteriori modifiche migliorative si potranno apportare gli aggiustamenti utili ad allargare la condivisione del testo".

Alice Anselmo, presidente del gruppo PD, per evitare di polemizzare e assume una posizione molto cauta ha dichiarato: "Consideriamo il ddl approvato in commissione un punto di partenza la posizione del PD è nota, in questo momento era importante superare la fase di stallo e arrivare in aula, dove sarà possibile migliorare il testo".

Fausto Raciti, segretario reginale del Pd, invece, non le ha madnate a dire: "Soglia dei ballottaggi al 40%, doppia preferenza di genere, eliminazione del voto confermativo: la nostra proposta sulla riforma elettorale era e rimane questa. Se, su questa base, sarà possibile raggiungere un’intesa ampia che eviti scivoloni d’aula, il PD farà la propria parte fino in fondo. Viceversa, altre versioni della legge non troveranno il nostro sostegno".

Il pieno dissenso arriva, invece, ovviamente, da parte del Movimento 5 Stelle: "Un colpo mortale alla democrazia. La Santa alleanza, eliminando i ballottaggi ha di fatto varato la legge anti-Movimento 5 stelle. Sono ossessionati da noi e stanno facendo di tutto per drogare le regole del gioco. Non escludiamo di mobilitare le piazze, è un fatto troppo grave per passare sotto silenzio".

Per il M5S, tra l’altro, secondo Gincarlo Cancelleri: "la legge varata dalla commissione rischia di porre le basi per l’ingovernabilità nei Comuni. Si stanno comportando come il marito che per vendicarsi della moglie si evira. Qui pur di farci lo sgambetto i partiti si accontentano di vincere in Comuni che poi saranno ingovernabili. Questa è una legge fatta ad uso e consumo della Casta". A Roma l’Italicum potrebbe subire ritocchi significativi, ma se accadrà, i ritocchi arriveranno dopo l’esame del disegno di legge regionale di riforma elettorale a Sala D’Ercole. Sarà quindi la Sicilia ad aprire le danze.

L’emendamento prevede anche una novità sul premio di maggioranza: con la riforma attualmente in discussione la maggioranza assoluta in consiglio comunale scatterebbe automaticamente solo se le liste collegate al sindaco eletto hanno raggiunto il 40 per cento.

Per Forza Italia la logica è invece evitare le distorsioni, secondo il capogruppo Marco Falcone:  "Il nostro obiettivo non è sbarrare la strada ai candidati grillini. Ad Alcamo, ad esempio, avrebbero vinto comunque. Vogliamo evitare le distorsioni al secondo turno: a volte si vota un candidato nel quale non si crede solo per fare perdere gli avversari storici".

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