Parla Marco Griffini, presidente Aibi Amici dei Bambini

“Adozioni? Il Governo è fermo e i bambini ne fanno le spese”

"Le adozioni internazionali sono in calo non per carenza di bambini o per poca disponibilità delle famiglie, ma perchè è saltata una politica estera che favorisca accordi bilaterali e protocolli operativi". A parlare all'indomani dello scontro all'interno del Governo gialloverde sul caso delle adozioni internazionali, è Marco Griffini, presidente Aibi Amici dei Bambini, un’organizzazione non governativa costituita da un movimento di famiglie adottive e affidatarie presente in 33 paesi, con sedi operative in Europa dell’Est, Americhe, Africa e Asia.

Presidente, partiamo dallo scontro all'interno del Governo tra Salvini e Di Maio. Chi ha ragione? Di chi è la competenza sulle adozioni internazionali?

"Il motore del meccanismo delle adozioni internazionali è il Cai, la commissione adozioni internazionali oggi presieduta direttamente dal premier Conte. Parallelamente però il ministro Fontana ha le deleghe alla sensibilizzazione allo sviluppo delle adozioni. Una anomalia e un doppio ruolo causato dallo scontro con il sottosegretario Spadafora che sta provocando uno stallo totale".

Prima di questo Governo le cose andavano meglio?

"Diciamo che la lite tra Lega e 5 Stelle, lite della quale l'ultimo scontro è solo la punta dell'iceberg, ha peggiorato una situazione già gravemente compromessa dalla gestione di Silvia Della Monica come presidente Cai. Bisogna partire da un dato: che la crisi delle adozioni internazionali sia causata dalla carenza di bimbi è uno stereotipo sbagliato. Ricordo che durante i Governi di centrodestra, mentre negli Stati Uniti, Francia e Spagna le adozioni diminuivano, dal 2006 al 2011 l'Italia risaliva costantemente fino al 2011 quando, durante la presidenza Cai di Carlo Giovanardi, si arrivò a oltre 4000 adozioni all’anno. Dopo il 2012 il crollo: l'anno scorso abbiamo chiuso con appena 1380 adozioni. Fino al 2012 l'Italia era il Paese che aveva stipulato più accordi bilaterali unici, penso alla Bielorussia e alla Cambogia, accordi frutto di una azione diplomatica e di una concreta disponibilità delle famiglie ad accogliere bimbi anche in difficoltà o non più neonati. Ebbene, con Riccardi la situazione peggiorò fino ad arrivare alla gestione di Silvia Della Monica durante la quale il Cai non si è mai riunito, con Paesi che attendono risposte da anni alla richiesta di accordi".

Eppure il ministro Salvini ha promesso di sbloccare l'attuale stallo.

"E' indispensabile perchè di questo scontro tutto politico all'interno del Governo ne fanno le spese i bambini e le famiglie. Guardi, sono 7 anni che non si apre un accordo con un Paese nuovo e, nonostante la nostra richiesta di apertura a 15 Paesi, nessuna è stata autorizzata. Basti pensare che un Paese come la Colombia che è secondo al Mondo dopo la Russia per numero di bambini dati in adozione, ha chiesto all'Italia un aiuto nel programma delle vacanze preadottive: la Comissione è da due anni che ha la richiesta sul tavolo, ma non ha ancora risposto".

Ma quante sono le famiglie potenzialmente adottive in Italia?

"In Italia ci sono 5 milioni di famiglie sposate senza figli e le stime ci dicono che tre milioni non hanno figli perchè sterili. Forse molti di questi coniugi vorrebbero diventare padri e madri, ma non iniziano il percorso perché spaventati dal meccanismo della adozione internazionale. L'Italia è l'unico Paese nel quale la coppia che si rende possibile ad adottare un bambino deve essere giudicata da un tribunale dei minorenni, mentre i protocolli operativi regionali stabiliti dalla legge sono realtà solamente in Veneto e Friuli. Questi sono gli scogli allo sviluppo della adozione internazionale. Non certo la carenza di bambini bisognosi di una famiglia".

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1 COMMENT

  1. L’adozione, in particolare
    L’adozione, in particolare quella internazionale, è un capitolo socio-economico e culturale vasto e complesso che contiene numerosi interrogativi. Per dirne una: perché solo in Italia abbiamo più di 60 enti che fanno da tramite fra lo Stato italiano e quello di origine del bambino? Un guinness dei primati imbattuto da tutti gli altri Stati europei e extra comunitari che si affidano a poche agenzie statali o para-statali (si contano sulle dita di una mano). Oltre a beghe di natura politica, diplomatica e burocratica, sta andando in crisi il sistema adozioni anche perché manca in modo pressoché generalizzato, il supporto post adottivo alle famiglie, che la maggior parte di questi enti non garantisce, men che meno i servizi territoriali pubblici. Le famiglie, pertanto, si sentono disorientate nell’affrontare le fasi evolutive del proprio figlio già complesse di per sé (pensiamo all’adolescenza), aggravate dall’esperienza di vita successiva a uno strappo relazionale primario (quello di origine) spesso difficile da gestire.

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