Affari, appalti, voti: spunta un’altra cricca
30 Settembre 2011
La “rete” con a capo il senatore Alberto Tedesco che, almeno per tre anni, avrebbe gestito il sistema sanitario pugliese per propri profitti, anche di natura politica, spartendosi appalti e decidendo nomine di primari e dirigenti, non sarebbe l’unica. Dall’inchiesta principale e ormai chiusa sul presunto malaffare nella sanità pugliese che vede indagate 41 persone, sarebbero stati stralciati altri filoni investigativi. I pm titolari del fascicolo madre che ha portato alla richiesta di arresto per Tedesco – Francesco Bretone, Desiree Digeronimo e Marcello Quercia – avrebbero individuato altre “reti”, altre strutture piramidali simili a quella che avrebbe fatto capo all’ex assessore regionale alla Sanità – che si sarebbero spartiti appalti pubblici e milioni di euro.
Ai vertici di queste strutture ipotizzate dagli investigatori ci sarebbero alcuni referenti politici del centrosinistra pugliese, ai quali sarebbero legati funzionari pubblici delle Asl e imprenditori. In pratica, secondo la Procura, il presunto sistema Tedesco non sarebbe l’unico che potrebbe aver pilotato gare d’appalto e forniture ospedaliere, danneggiando le casse regionali. L’ipotesi investigativa al vaglio dei magistrati baresi è la stessa: appalti milionari in cambio di pacchetti di voti.
Per fare questo i referenti politici avrebbero posizionato nei ruoli chiave delle aziende sanitarie loro uomini di fiducia, legati anche ad imprenditori locali e non solo. II secondo capitolo dell’inchiesta, quindi, nasce da alcuni stralci fatti dall’inchiesta madre: alcune posizioni sarebbero state archiviate dalla Procura stessa (vedi il caso del governatore Nichi Vendola), su altre invece ci sarebbero ancora accertamenti in corso. Sui nomi degli indagati c’è massimo riserbo, ma stando a quanto trapelato si tratterebbe in gran parte di politici dello schieramento del centrosinistra. La nuova indagine starebbe facendo luce anche sull’accreditamento al sistema regionale di alcune cliniche private. In particolare occhi puntati sull’approvazione di alcune delibere della giunta regionale con le quali sarebbero state autorizzate l’apertura o l’allargamento e l’aumento dei posti letto dei centri privati. Intanto, dopo la chiusura dell’inchiesta principale, adesso si attendono le mosse dei 41 indagati che possono chiedere, entro 20 giorni, di essere interrogati oppure depositare memorie difensive.
Scaduti i termini la Procura chiederà che vengano processati. Secondo la magistratura barese a capo della "cupola" ci sarebbe stato Tedesco. L’associazione a delinquere è stata contestata, oltre che al senatore, a Mario Malcangi, suo braccio destro, Tommaso Antonio Stallone, Adolfo Schiraldi, Aldo Sigrisi, Elio Rubino, Paolo Emilio Balestrazzi (persona diversa dal professore Emilio Balestrazzi, stimato primario che nulla c’entra con l’inchiesta penale), Michele e Carlo Dante Columella, Francesco Petronella, Diego Rana, Leonardo Giovanni Garofoli, Vitantonio Roca, Domenico Marzocca, Guido Scoditti, Vincenzo Valente, Felice De Pietro, Rocco Canosa, Filippo Tragni, Nicola Del Re.
Secondo la Procura barese si sarebbero "associati allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione – abuso d’ufficio, concussione, turbativa delle gare d’appalto – orientando l’esercizio della funzione pubblica degli uffici delle Asl pugliesi".
(Tratto da Corriere del Mezzogiorno)
