Afghanistan. Obama: “Entro 18 mesi le prime truppe torneranno a casa”

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Afghanistan. Obama: “Entro 18 mesi le prime truppe torneranno a casa”

02 Dicembre 2009

"Invieremo altri 30mila uomini per combattere il cancro di Al Qaeda". Barack Obama rilancia così la guerra in Afghanistan dove "è in gioco la sicurezza nazionale dell’America" ma promette ad una nazione sempre più stanca di quel conflitto che non sarà una guerra a tempo indeterminato ("I giorni degli assegni in bianco sono finiti", ha dichiarato lanciando un messaggio al presidente afghano Hamid Karzai), fissando l’inizio del ritiro al luglio del 2011, prima cioè della fine del suo mandato.

Si è tutto giocato su questo "doppio messaggio" il discorso pronunciato la scorsa notte dal presidente americano ai cadetti di West Point, messaggi apparentemente contraddittori, sottolinea oggi il New York Times, che riflettono "gli ostacoli che Obama deve affrontare nel motivare una nazione" che appare appunto spaccata su quello che si deve fare in Afghanistan.

Lo stesso Obama ha sottolineato nel suo discorso, durato in tutto 36 minuti, "di non aver preso questa decisione alla leggera", giustificando il lungo processo, quasi tre mesi e nove consigli di guerra, che l’ha portato a dire sì alle richieste dei militari: "Se non pensassi che la sicurezza degli Stati Uniti e l’incolumità degli americani fossero in gioco in Afghanistan, sarei stato felice di richiamare ogni singolo soldato domani". Ma non è così, ha aggiunto il presidente, ricordando come "rimangano enormi sfide" di fronte ai militari americani che a metà del prossimo anno arriveranno a quasi 100mila unità in Afghanistan. Allo stesso tempo Obama ha voluto mandare un messaggio di determinazione e fiducia nella vittoria: dobbiamo "portare questa guerra ad una conclusione vittoriosa – ha detto – noi stiamo attraversando un lungo processo, ed il messaggio che mandiamo nel mezzo della tempesta è chiaro: la nostra causa è giusta, la nostra determinazione ferma".

Obama, nel discorso all’Accademia Militare di West Point, ha mostrato la luce alla fine del tunnel: chi sostiene che l’Afghanistan è un nuovo Vietnam, ha affermato, "fa una falsa lettura della storia", gli Stati Uniti non hanno intenzione di restare in Afghanistan in eterno. E non è una coincidenza che, sette anni fa, proprio a West Point l’ex presidente George W. Bush aveva tenuto a battesimo la "dottrina Bush" sulla guerra preventiva.

"Entro 18 mesi le nostre truppe cominceranno a tornare a casa", ha promesso il presidente Usa assicurando che "l’America non ha interesse a combattere una guerra senza fine in Afghanistan". Obama ha inoltre fatto sapere che "l’invio dei 30mila uomini di rinforzi risponde al vitale interesse nazionale degli Stati Uniti": "Sono convinto che la nostra sicurezza è in gioco in Afghanistan e in Pakistan", ha aggiunto il capo della Casa Bianca che però ha auspicato "un nuovo inizio tra America e mondo islamico, dopo aver per tutto il primo anno lavorato a riannodare vecchie alleanze e a formarne di nuove".

Il presidente Obama ha quindi annunciato che "siccome si tratta di uno sforzo internazionale", alcuni alleati forniranno truppe supplementari, "e siamo fiduciosi che ci saranno contributi aggiuntivi nei prossimi giorni e nelle prossime settimane". Il presidente ha ricordato poi che "i nostri amici hanno combattuto, sono rimasti feriti e sono morti insieme con noi in Afghanistan. Ora dobbiamo unirci per terminare questa guerra con successo".

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha già dato il suo "pieno appoggio" al suo omologo statunitense Barack Obama che ha annunciato l’invio di 30.000 soldati in più in Afghanistan. "È un discorso coraggioso, determinato e lucido, che dà un nuovo impulso all’impegno internazionale e apre nuove prospettive", ha detto Sarkozy in un comunicato dell’Eliseo. Il capo dello stato francese ha sottolineato che "la Francia resterà fermamente impegnata, con i suoi alleati, per tanto tempo quanto sarà necessario, a fianco del popolo afghano", senza parlare tuttavia di rinforzi per i "circa 4.000 fra soldati, gendarmi e poliziotti" francesi presenti in Afghanistan. Tuttavia, Parigi darà "un sostegno rafforzato al vicino Pakistan nella sua lotta contro le forze destabilizzatrici che minacciano tutta la regione".

Anche il governo laburista australiano ha espresso pieno appoggio alla nuova strategia per l’Afghanistan del presidente Usa. Il ministro della Difesa, John Faulkner, ha detto che la strategia servirà a rimettere a fuoco gli sforzi per conseguire il successo, ma ha anche riaffermato che l’Australia non aumenterà il suo attuale contingente di 1.500 militari. "Pur non programmando di mandare più truppe, il contributo dell’Australia sarà riesaminato, ha detto Faulkner, per assicurare che l’addestramento delle truppe afgane sia la priorità". "Il governo e i vertici militari australiani sono stati consultati sulla nuova strategia", ha precisato aggiungendo che "siamo fiduciosi che l’approccio riveduto, che si concentra sui criteri di performance e governance, porterà migliori risultati per il popolo afghano".

Replicando al discorso del presidente Barack Obama a West Point, il comandante della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) in Afghanistan, generale Stanley McChrystal, ha fatto sapere che l’Isaf lavorerà "per il miglioramento della sicurezza in Afghanistan ed il trasferimento di responsabilità alle forze di sicurezza afghane nel modo più rapido che le circostanze permetteranno". Rivolgendosi nel quartier generale dell’Isaf a Kabul ai suoi ufficiali, McChrystal, dopo aver sostenuto che Obama ha dato "una missione militare chiara e le risorse per raggiungere l’obiettivo", ha aggiunto che "le altre 42 nazioni della Coalizione trarranno beneficio da un rafforzato impegno statunitense, dato che il successo in Afghanistan deve essere uno sforzo integrato civile-militare di carattere internazionale".

McChrystal si è poi detto convinto, come emerge dal testo del messaggio pubblicato sulla pagina on line dell’Isaf, che "l’impegno coordinato della comunità internazionale prevarrà e porterà un autentico cambiamento in Afghanistan". E questo dovrebbe tradursi in "un un contesto sicuro e stabile che permetta un’opera di governo effettiva, opportunità economiche migliorate e la libertà per ogni afghano di scegliere il proprio modo di vita". "In Afghanistan – ha proseguito il comandante dell’Isaf – ci troviamo di fronte a numerose sfide, ma i nostri sforzi sono sostenuti da una inattaccabile realtà: nè la popolazione afghana nè la comunità internazionale vogliono che l’Afghanistan resti un santuario per il terrore e la violenza". "La Coalizione – ha concluso – è incoraggiata dall’impegno del presidente Obama e noi restiamo assolutamente decisi a mettere in condizione gli afghani di respingere gli insorti e costruire il loro proprio futuro".