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Aiutati che il Grillo ti aiuta, la testardaggine ha premiato Bersani

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Ad aiutare Bersani non è la fortuna degli audaci ma la tenacia dei testardi. E la convinzione che la farinosità del M5S avrebbe consentito e consentirà ad alcuni grillini di aggirare sempre l’indicazione de loro capogruppi. Grillo esce male dalla nomina del Presidente del Senato, non meno della pattuglia senatoriale del suo M5S.

Il colpo inferto dai dissidenti va oltre la figuraccia e denuda il Movimento dimostrando che tiene insieme infiltrati e collaborazionisti dei partiti tradizionali, magari in buona fede ma pronti a volare all’ovile sulle ali dell’emancipazione libertaria della coscienza. Come dire “chi di rete ferisce di rete perisce”.

E’ vero che quando stuzzicato Grillo aveva storto il naso sull’assenza del vincolo di mandato ma si era dovuto piegare alla presunta capacità della Rete di premiare col plauso e sanzionare col biasimo pubblici. Schiavo del suo “ognuno vale per uno”.  Ora tocca con mano che, per chi si appella alla libertà di coscienza individuale, scomunica e ostracismo sono irrilevanti se minacciati in nome della Rete e non comminabili se rimessi alla Rete. E così è sempre più spesso sulla difensiva.

Dopo aver tuonato per le dimissioni dei dodici senatori dissidenti, la Rete lo costretto a tornare sui suoi passi ma per evitare di prendersela con se stesso e la faciloneria con cui ha fatto scegliere dalla Rete i parlamentari grillini li ha dovuti qualificare fessi,  gridando al raggiro del PD in danno dei suoi ingenui e generosi seguaci.

Quello degli onesti e puri è l’ultimo vezzo politico di Grillo. Ne conto almeno altri tre. Primo vezzo: essersi voluto autodefinire “Portavoce” per evitare termini che lo avrebbero costretto al conformismo. Per cui niente leader, presidente, segretario ma ferma la proprietà del marchio M5S, del Blog. Peggio di Berlusconi! Secondo vezzo: aver lasciato che non più di cento twittisti potessero scegliere singoli candidati del Movimento alle politiche. Terzo vezzo: aver affidato alla firma di un anonimo vademecum il rispetto dell’indirizzo politico del Movimento da parte degli eletti. Dopo Favia e Salsi!

Sono tre vezzi figli come l’ultimo della convinzione che tra gli italiani del M5S non possano albergare uomini come quelli che nel corso delle ultime tre legislature si sono trasferiti armi e bagagli sotto insegne diverse da quelle sotto cui erano stati eletti o addirittura sotto nuove insegne magari fondate all’occorrenza.

In uno slancio di onorabilità uno dei raggirati si è detto pronto alle dimissioni, ovviamente senza darle, gli altri sono rimasti al riparo del voto segreto. E Grillo prima o poi twitterà che questo comportamento non pone i Cittadini M5S nel solco della migliore tradizione partitica ma servirà a provare, di qui a una settimana, il ravvedimento operoso col niet al governo Bersani. Non aggiungerà invece che ciascuno dei raggirati si regalerà il tempo per un'altra crisi di coscienza offrendosi al rischio di un secondo raggiro quando si tratterà di contribuire all’elezione di un esponente del Centrosinistra alla Presidenza della Repubblica.

Dice un adagio dei geeks: rubbish in rubbish out. La Rete Grillina anonima e variegata ha inviato in parlamento altrettanto anonimi e variegati deputati e senatori scelti sulla base del titolo di studio/esperienze lavorative e dei loro certificati penale e dei carichi pendenti. Se però sono creduloni o furbacchioni nessuno ancora lo sa. Di certo Grillo sta acquisendo consapevolezza che la sua Rete è infestata dagli amici del re di Prussia, pronti a scardinare l’M5S invocando il senso di responsabilità pidiessina, e a far disintegrare le Cinque Stelle del Movimento per festeggiare il nuovo inquilino del Quirinale.
 

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