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Dopo il raduno di Bologna

Al centrodestra serve un contrappeso moderato

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È possibile intraprendere un percorso di ricomposizione unitaria del centrodestra italiano partendo da Bologna, lì dove ha preso forma con il "V-day" del settembre 2007, proiettandosi poi su scala nazionale, il grillismo ?

 

È una delle questioni sul tavolo cui occorre fornire risposta, all'indomani della manifestazione di piazza Maggiore, segnata dall'abbraccio sul palco tra Berlusconi, Salvini e Meloni, e dai toni forti che il segretario leghista non si è fatto di certo mancare. Intemperanze verbali che hanno lubrificato il motore della macchina propagandistica renziana, ma che hanno finito per infondere ulteriore preoccupazione nell'animo di quanti al renzismo imperante vogliono contrapporre un progetto che affondi le radici nel terreno dei contenuti e delle proposte, lasciando fuori dal perimetro programmatico dell'alternativa gli slogan urlati al vento.

 

Non serviva l'iniziativa di Bologna per rendere evidente che l'incomunicabilità tra Matteo Salvini e Angelino Alfano è pressoché totale. Una mancata sintonia dovuta al ruolo di quest'ultimo come ministro dell'Interno, ai dossier gestiti al Viminale, vedi l'emergenza immigrazione e il capitolo sicurezza, che sono da sempre i vessilli agitati dal Carroccio per alimentare il flusso del proprio consenso elettorale. Ma addebitabile anche, e forse soprattutto, al fatto che il Nuovo Centrodestra dia sempre più l'impressione di voler capovolgere l'asse portante della sua funzione politica, sospetto avvalorato dall'appiattimento completo al sistema e alla leadership renziana. Come leggere, se non in questi termini, le continue esternazioni di Fabrizio Cicchitto, fautore di un progetto politico (legittimo, per carità, ma che di certo fa a pugni con la prospettiva di ricostruzione del centrodestra) che, saldandosi con le aspirazioni di Verdini e Casini, ha come approdo la definizione di una lista "Moderati per Renzi" ?

 

Una situazione esplosiva, che difficilmente riuscirà a reggere ancora a lungo il peso della contraddizione, non fosse altro che all'orizzonte si stagliano scadenze importanti come il rinnovo delle amministrazioni comunali di importanti capoluoghi regionali, primo tra tutti Milano.

 

Toccando uno dei nervi scoperti del centrodestra nel suo complesso, però, è altrettanto palese che in questa fase serva un bilanciamento moderato. Antonio Polito sottolinea nel suo fondo odierno sul «Corriere della Sera» che uno dei principali meriti di Silvio Berlusconi può individuarsi nella capacità di «sdoganamento degli estremisti», rievocando al proposito le trasformazioni di Bossi e Fini; ragionamento che corrisponde al vero, e che deve accompagnarsi all'analisi del mutato contesto politico, tale per cui il rilievo di Forza Italia e la stessa capacità propulsiva della leadership berlusconiana sono assai meno trainanti di un tempo.

 

Ecco perché la riorganizzazione di un'area che potremmo definire popolare e conservatrice, capace di smontare l'impalcatura socialdemocratica e di opporsi alle pulsioni antisistema del grillismo, non può non avere tra i suoi passaggi fondamentali, oggi più che mai, un contrappeso moderato. Silvio Berlusconi per primo è chiamato ad assolvere questo compito, lui che oggi è di fronte a un bivio: Renzi ha dimostrato di essere abile nel sottrargli le tematiche popolari, mentre gli slogan di Salvini si rivelano particolarmente insidiosi perché gestiti in modo impraticabile.

 

Il centrodestra non può che rinascere dal confronto con quei movimenti, pensiamo per un attimo alla vitalità e all'attitudine a produrre contenuti di alcune realtà come quelle che si riconoscono intorno a Quagliariello, Fitto, Passera, alle articolazioni civiche sul modello di Brugnaro a Venezia e di Marchini a Roma, che stanno caratterizzando il loro impegno pubblico insistendo sulla elaborazione di piattaforme ideali e programmatiche per costruire il telaio che in prospettiva possa reggere le sorti di un'alternativa forte e credibile di governo.
 

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