Al Consiglio europeo Monti si opponga al ‘piano Merkozy’ e prenda tempo
08 Dicembre 2011
Doveva essere il giorno della chiama della Croazia, il secondo paese dei Balcani, dopo la Slovenia, ad entrare a far parte dell’Unione Europea. La giornata di oggi passerà invece ai posteri come il giorno in cui l’Europa tentò di imporsi a se stessa (e al mondo) senza riuscirvi. Il Consiglio Europeo che si apre stasera a Bruxelles, sotto gli auspici direttoriali del tandem franco-tedesco di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, ha già assunto un’importanza mediatica che è pari solo alla idiozia delle misure messe in campo.
Il tandem franco-tedesco è infatti intenzionato a trovare un modo per rafforzare ancor di più il controllo fiscale sul resto d’Europa, avocando a sè il maggior numero di poteri possibili nel quadro intergovernativo europeo. In un’Europa apertamente in crisi di credibilità fiscale e con seri problemi di governance monetaria, Berlino e Parigi sperano di arginare l’emorragia di fiducia dei mercati nei confronti del progetto politico ‘euro’ ponendo le fondamenta domani di un documento su cui costruire l’ennesimo trattato europeo che sancisca quella che è considerata la panacea di tutti i mali: una più forte unione fiscale europea.
Un assaggio di queste intenzioni si è avuto nella serata di ieri quando gli apparati di Merkel e Sarkozy hanno inviato al presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, una lettera nella quale i due ‘padroncini’ d’Europa hanno spiegato agli altri europei, ai mercati e ai governi del mondo che domani sarà il grande giorno. Nella missiva si parla di rafforzamento dell’architettura economica e monetaria europea, di “contratto rinnovato tra gli Stati”, di “nuovo quadro giuridico” e di “conseguenze automatiche” per i paesi che dovessero sforare i limiti di deficit e debito sanciti da Maastricht e Lisbona.
Sin qui, nulla di nuovo. Quando si prosegue nella lettura della missiva, però, non si può fare a meno di non notare quel riferimento alla “messa in atto del Meccanismo intergovernativo permanente europeo per la stabilità (Mes)” il quale “dovrà essere effettivo nel 2012”. Che cos’è il Mes si dirà? Beh si tratta di una nuova amministrazione europea che sostituirà il Mesf e il Fsfe. Un piccolo Fmi su scala europea che erogherà agli Stati in difficoltà le pillole per la guarigione, qualora dovesse finire senza soldi. Sarà costituito dai 17 Ministri delle finanze che ne diventeranno i governatori e godranno di una totale autonomia e immunità.
Con esso si pretende di mettere in condizione gli Stati di “istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme” recita la missiva in francese. Dentro al Mes si potrà decidere a ‘super maggioranza’, ovvero con una maggioranza costituita da l’85% del capitale sottoscritto nella Banca centrale europea per “aumentare le capacità decisionali” dicono il Gatto e la Volpe. Tradotto: Francia e Germania decidono insieme e gli altri prendono nota e fanno i compiti.
Parlando di quelli che “fanno i compiti”: adesso che l’Italia del tandem Monti–Napolitano i compiti li ha fatti con la manovra “lacrime e tasse” da 24 mld. di euro – quella che ha restituito fiducia ai mercati a scapito delle tasche dei contribuenti, in barba al voto popolare del 2008 e che non dubitiamo non mancherà di consegnare l’Italia a un 2012 recessione pura – quale sarà la posizione di Roma nell’incombente Consiglio Europeo? Che postura diplomatica assumerà Monti a Bruxelles? Giocherà a fare ancora il Professore ‘Europeo d’Italia’? Oppure ci restituirà un minimo d’orgoglio nazionale, facendo il tanto necessario interesse nazionale?
Se il presidente Monti deciderà infine di essere italiano in Europa non è dato sapere (questo è il ‘bello’ dei governi tecnici: sono inaspettati come una ruota che si buca). Quel che è chiaro è che l’Italia ha due scelte: annuire al piano Merkozy (rinunciando alla propria sovranità fiscale) oppure mettere i bastoni tra le ruote ai sogni franco-tedeschi.
Di fatto l’Italia avrebbe tutto l’interesse – adesso che la mannaia di Lady spread sembrerebbe non essere più levata – a rallentare il processo di modifica dei trattati europei richiesto dalla Merkel. Un obiettivo questo ottenibile ad esempio chiedendo che le nuove misure di governance europea espresse nella lettera resa pubblica ieri, vengano messe in campo in ossequio alla ‘clausola di flessibilità’ prevista dall’art.352 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Questa procedura costringerebbe la Cancelliera tedesca a presentare e far passare preventivamente una legge costituzionale nel parlamento tedesco che deleghi l’oggetto delle riforme all’esecutivo ai trattati comunitari (per sapere di più si legga questo studio dell’Istituto Affari Internazionali). Tordu, complicato direbbero i francesi, ma è una soluzione per prendere tempo.
Ciò per due ragioni principali. In primis per mettere in condizione il popolo italiano di darsi un governo dotato di legittimità popolare considerata la posta in palio. La governance dell’Europa è talmente fallace che forse è giunto il momento che il popolo italiano valuti seriamente – in un dibattito calmo e senza la falce di Lady spread in prossimità della cervicale – se sia o meno nel proprio interesse nazionale continuare ad aderire all’Unione Europea.
In secondo luogo prendere tempo vorrebbe dire per l’Italia lanciare l’ultimo gettone a disposizione sulla possibilità che Angela Merkel non sia più Cancelliere nel 2013 (sperando che pure Sarkozy perda le elezioni del 2012) augurandosi che a Berlino la Spd si impossessi del potere. Una soluzione alla canna del gas ma tant’è.
Con il cambio del cancelliere tedesco le carte verrebbero redistribuite ( ciò nonostante il fatto che storicamente i socialdemocratici germanici siano molto più anti-italiani dei cristiandemocratici tedeschi, Cossiga docet su Helmut Schmidt) e l’Italia potrebbe sperare di non uscire troppo ridimensionata dalla redistribuzione di potere in corso a livello europeo. Per fare tutto ciò però bisogna fare politica. Il governo Monti ne vorrà fare? Entro poche ore la dannata risposta.
