“Al G8 l’Occidente dia un segnale forte contro le persecuzioni dei cristiani”

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

“Al G8 l’Occidente dia un segnale forte contro le persecuzioni dei cristiani”

05 Maggio 2012

Le persecuzioni delle minoranze cristiane nel mondo si fanno sempre più frequenti. Non passa giorno durante il quale non si verifichi qualche atto di violenza contro i cristiani, spesso, ma non solo, nelle terre a maggioranza musulmana. Solo la scorsa Domenica, più di venti persone sono morte tra il Kenya e la Nigeria. Un fenomeno che la Chiesa cattolica denuncia da decenni.

L’Occidentale ha voluto parlare di questo, delle timidezze europee quando si tratta di difendere i cristiani, delle possibili azioni diplomatiche da intraprendere con l’ex-ministro degli esteri del governo di Silvio Berlusconi e deputato Pdl, Franco Frattini. L’ex-titolare della Farnesina a l’Occidentale dice che l’Europa deve fare di più e chiede al G8 di dare un segnale al resto del mondo sul fronte del rispetto della libertà religiosa.

"Sono convinto che già dal prossimo G8 di Camp David possa arrivare un segnale di forte censura nei confronti del fenomeno anticristiano". Ma non si fa illusioni Frattini. "E’ al massimo un primo passo, ma è un modo per mostrare che l’Occidente tiene alla condizione deelle minoranze cristiane e alla libertà religiosa".

Le persecuzioni anticristiane nel mondo si fanno sempre più frequenti. La scorsa Domenica più di venti persone sono morte tra il Kenya e la Nigeria perché cristiani. Purtroppo la comunità internazionale tentenna. Dobbiamo rassegnarci oppure si può fare qualcosa?

Molte volte la comunità internazionale di fronte alle persecuzioni dei cristiani si è dimostrata lenta e pigra. La stessa Europa si è mostrata addirittura riluttante a prendere una posizione politica su questo fenomeno. Ricordo d’aver dovuto riportare per ben due volte la questione sul tavolo del Consiglio europeo dei ministri degli esteri prima d’ottenere una risoluzione europea sulla libertà religiosa e sui diritti delle minoranze cristiane. E’ necessario agire e i dati disponibili sulle persecuzioni dei cristiani devono rafforzare le nostre convinzioni: negli ultimi sette anni le violenze contro le minoranze cristiane sono aumentate del 300 per cento. Penso che organismi come il G8, ma certamente anche il Consiglio europeo, che intendono giocare un ruolo politico a livello globale, possono e devono fare di più sul tema del trattamento delle minoranze cristiane . E’ anche vero che non si deve impostare la questione in uno scontro tra religioni, in particolare in uno scontro tra cristiani e musulmani. Nessuna religione merita di essere discriminata o, peggio, perseguitata. Si tratta di condurre una battaglia per la dignità della persona umana.

E’ innegabile però che il fenomeno anticristiano sia più forte nei Paesi a maggioranza musulmana. Non le pare che il problema sia principalmente una mancanza di reciprocità nel trattamento delle minoranze tra l’Occidente cristiano e i Paesi islamici?

Bisogna stare attenti su questo punto: non possiamo violare i diritti dei musulmani nei nostri paesi perché i musulmani violano i diritti dei cristiani nei loro. L’importante è far capire ai governi dei paesi a maggioranza musulmana che i diritti delle minoranze vanno tutelati indipendentemente dalle maggioranze.

Conviene allora sul fatto che v’è un problema di reciprocità?

Beh, reciprocità in questo caso va di pari passo con la nozione di civiltà. Comunque è evidente che a quei governi dei paesi a maggioranza musulmana che dovessero mostrarsi ancora riluttanti a garantire i diritti delle minoranze, noi paesi Occidentali dovremmo essere in grado di dire che di queste violazioni ne terremo conto.

Pensa a un sistema di incentivi-disincentivi diplomatici?

Mi riferisco al normale svolgimento degli accordi, dei rapporti contrattuali. L’idea di dare di più in termini d’aiuti e di sostegno finanziario a chi garantisce meglio i diritti delle minoranze, mi pare molto seria. Si tratta di creare una sorta di ‘condizionalità’. Questo avrebbe un tutt’altro significato e invierebbe un messaggio chiaro a certi governi, come a dir loro “se voi vi fate prendere in ostaggio da certe minoranze estremiste, qualche prezzo politico, e non solo, lo dovrete pagare”.

Non crede serva però una strategia politico – diplomatica più ampia in funzione di deterrenza?

Personalmente in qualità di ministro degli esteri avevo proposto una strategia molto precisa che era stata anche accolta dall’Unione europea. L’idea era quella di creare all’interno d’ogni ambasciata dei paesi membri dell’Ue, così come all’interno di ogni ambasciata dell’Ue, visto che ora esiste anche un servizio diplomatico europeo, un centro di monitoraggio e d’azione, e reazione, quando accadono fatti gravi contro le minoranze. Penso a quei paesi dove le violenze ci sono state, e temo continueranno a esserci, cosicché l’Ue possa immediatamente reagire con dei passi diplomatici forti che possono arrivare a gesti di protesta anche significativi, come magari una sospensione di accordi commerciali e altri esempi di questo tipo. Questa strategia era stata accolta dall’Ue, ma da quando ho lasciato il mio incarico in Farnesina, nel Novembre scorso, non conosco appieno come si sono evolute le azioni su questo fronte. Mi auguro, in ogni modo, che quella strada non sia stata interrotta.

L’Europa comunitaria sembra molto timida quando si tratta d’alzare la voce sulle persecuzioni anticristiane. Quando invece v’è da prendere le parti dell’islam europeo, s’alza il coro d’indignazione. Basti ricordare le reazioni di molti, anche in sede comunitaria europea, al referendum svizzero sull’interdizione alla costruzione dei minareti. Da cosa viene questo doppio standard?

Noi cristiani siamo molto più timidi nel difendere la nostra identità di quanto non lo siano i nostri amici musulmani. Loro sono strenui difensori della propria storia e della propria identità e non tollerano, non solo che qualcuno la offenda, ma che la si metta in pericolo. Noi europei invece siamo vissuti, e viviamo, in un tempo in cui dilaga il pensiero debole. Un tempo che ha diffuso quell’idea, ad esempio, che affermare nella Costituzione dell’Ue l’esistenza  di radici cristiane in Europa, non fosse possibile per timore di offendere le ragioni degli altri. Non vi sarà sfuggito che perfino Sarkozy, che fu pienamente responsabile di questo ‘no’ alle radici cristiane, ha affermato in questi giorni di campagna elettorale: “Forse c’eravamo sbagliati”.

Un pentimento un po’ tardivo, non crede?

Certamente, ma meglio tardi che mai! Dobbiamo però capire che se noi europei cristiani ci mostriamo timidi nel difendere le nostre radici e i nostri valori, il rischio è di apparire deboli anche agli occhi degli altri. Convivenza culturale vuol dire innanzitutto essere pronti a rivendicare la nostra identità: senza soffrire di sensi d’inferiorità, né mostrare complessi di superiorità. E’ questa la chiave del dialogo paritario con gli altri. Né al di sopra nè al di sotto delle altre religioni. E’ un esercizio che purtroppo l’Europa ha “disimparato” a fare, mettiamola così! Dobbiamo, al contrario, tornare  a rispettare la nostra identità. Personalmente sono stato contrario al referendum svizzero sui minareti: ritengo abbia toccato un problema meramente simbolico. Così come sono contrario a quelle situazioni presenti in alcuni paesi del mondo nei quali le Chiese sono proibite. Questo vuol dire garantire la nostra storia e la nostra identità.

Come saprà i governi musulmani si sono dotati dell’OCI. Non crede che anche i paesi dell’Occidente cristiano dovrebbero creare un’organizzazione che tenga insieme Russia, Europa e Americhe?

Qualcosa del genere sarà necessario se nel corso del tempo si moltiplicheranno, nel mondo, fenomeni come quelli che abbiamo visto in Egitto, in Nigeria e in Kenya solo negli ultimi mesi. Dovremmo essere pronti ad un coordinamento per difendere la nostra storia. Per il momento questa bandiera l’ha portata Santa Romana Chiesa. E non credo che sia necessario interferire con la sua politica pastorale, planetaria, fatta dell’azione anche di missionari spesso eroici. A noi spetta creare una rete di protezione dei cristiani nel mondo.

Crede davvero che il G8 o il Consiglio europeo abbiano gli strumenti necessari per fare la differenza sul fronte delle persecuzioni anticristiane?

Sono convinto che già dal prossimo G8 di Camp David possa arrivare un segnale di forte censura nei confronti del fenomeno anticristiano. Ciò detto, non mi faccio illusioni: non altererà il dato alla radice, ma certo sarà un primo passo per dare maggiore priorità al problema. Che i leader delle maggiori potenze occidentali affermino insieme che la libertà religiosa, e dunque i diritti delle minoranze religiose cristiane così come quelle di tutte le altre minoranze, devono essere rispettati e garantiti, mi sembrerebbe già un buon risultato. Sarebbe bene che da quell’incontro uscisse una posizione chiara e ferma nei confronti di certi governi. Penso alla Nigeria, ad esempio, che ha dimostrato una certa debolezza a contrastare il fenomeno anti-cristiano negli Stati del Nord del suo territorio.