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Al Gore e la rivincita del perdente risentito

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Pensavate anche voi che la parabola discendente dei Premi Nobel non potesse scivolare più in basso di Dario Fo e Yasser Arafat? Think again. Oggi l’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha infatti assegnato il Nobel per la pace ad Albert Arnold Gore Jr., detto Al, ex vicepresidente degli Stati Uniti, ex candidato (sconfitto) alla Casa Bianca, ex presunto “inventore di Internet” ed attuale campione mediatico del più retrivo medievalismo ambientalista. Il Comitato Nobel ha deciso di premiare Gore per i suoi “sforzi nel rafforzare e diffondere una maggiore conoscenza sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo” e per “aver posto le basi delle misure che sono necessarie per contrastare tale cambiamento”. E, già che c’era, ha assegnato lo stesso riconoscimento al Gruppo intervernativo di esperti sui cambiamenti climatici dell’ONU (IPCC).

Quale sia il nesso logico tra la “pace nel mondo” e il connubio tra un estremista ambientalista e un gruppo di burocrati delle Nazioni Unite, sinceramente non ci è dato sapere. Ma vale forse la pena di ripercorrere brevemente la biografia essenziale di un uomo, Al Gore appunto, che sembrava predestinato a diventare il commander-in-chief del mondo libero e si è invece ritrovato a vincere un Oscar e un Nobel.

Albert Arnold Gore Jr. nasce a Washington D.C. (come dubitarlo?) il 31 marzo 1948, figlio di un deputato (e poi senatore) del Tennessee e della prima donna laureata in legge alla Vanderbilt University. Al trascorre un’infanzia da pendolare tra tra Washington e Carthage (Tennessee), prima di entrare al liceo (con risultati mediocri) e poi a Harvard, nel 1965. Compagno di stanza dell’attore Tommy Lee Jones, Gore non brilla né per talento né per costanza. E dunque decide di abbracciare la carriera politica. Si laurea nel luglio del 1968 con un Bachelor of Arts degree in Government, parte per quattro mesi in Vietnam (dove scrive per il giornalino della base militare, evitando accuratamente il fronte), e poi torna finalmente in Tennessee, dove ottiene la specializzazione in Legge prima di candidarsi al Congresso dello stato, nel 1976, nell’open seat del 3° distretto.

Gore vince (senza troppi sforzi suoi e con molti sforzi del padre) le primarie democratiche e poi corre senza oppositori alle elezioni generali, ottenendo la sua prima carica pubblica. Viene rieletto nel 1978, nel 1980 e nel 1982. Nel 1984, invece, si presenta al Senato nazionale, occupando il posto lasciato vacante dall’ex leader della maggioranza repubblicana, Howard Baker. Resta senatore junior del Tennesse fino al 1992, quando Bill Clinton lo sceglie come candidato alla vicepresidenza. Nel 1988, però, Gore aveva deciso di tentare la corsa solitaria alla Casa Bianca con una strategia elettorale piuttosto inconsueta (saltare Iowa e New Hampshire per concentrarsi sul Super Tuesday). Malgrado le vittorie in Arkansas, Kentucky, Oklahoma e Tennessee, un risultato particolarmente negativo a New York lo costringe ad abbandonare la sfida, lasciandogli il dubbio onore di essere uno dei pochi esseri umani ad aver subito una sconfitta da parte di Michael Dukakis.

Dopo la sconfitta del 1988, Gore scrive il libro “Earth in Balance” in cui già si intravedono le fondamenta di una futura deriva neo-oscurantista, ma gli anni alla Casa Bianca gli impediscono di coltivare seriamente questa sua fissazione. In compenso, il vicepresidente trova il tempo di “inventare Internet” (come ha il coraggio di affermare in una intervista alla CNN), spingere per la firma del Trattato di Kyoto (senza neppure portarlo al Senato per una ratifica assai improbabile) e costruirsi una fama di scarso comunicatore che viene ridicolizzata anche negli ambienti vicini alla sua stessa parte politica.

Finita l’era Clinton, Al Gore diventa il candidato naturale del suo partito alla presidenza. Durante gli otto anni precedenti, l’economia è cresciuta a ritmi vertiginosi (merito della rivoluzione informatica, non certo della Clintonomics) e questo rende gli Stati Uniti il terreno ideale per una conferma trionfale dell’amministrazione democratica alla Casa Bianca. Gore si sceglie un candidato alla vicepresidenza centrista (Joe Lieberman) per bilanciare un’immagine troppo spostata a sinistra e assolda quel miracolo di autolesionismo che risponde al nome di Bob Shrum, il guru populista che è già stato lo stratega e lo speechwriter di Edmund Muskie, George McGovern, Ted Kennedy, Dick Gephardt e Michael Dukakis. Tutti questi politici democratici hanno almeno due tratti in comune: sono di estrema sinistra (almeno secondo i parametri Usa) e sono stati sconfitti in una corsa alla Casa Bianca. A sorpresa, ma non troppo, anche Gore subisce lo stesso destino, in una delle elezioni più travagliate e spettacolari della storia statunitense.

Considerato il super-favorito dai mainstream media, anche se i sondaggi lo vedono pericolosamente vicino a George W. Bush, Gore conquista la maggioranza dei voti popolari ma un pugno di voti in Florida (537 per l’esattezza) lo condanna ad una sconfitta clamorosa nel computo dei voti elettorali (271 a 267). Dopo la lunghissima notte in cui i network assegnano la Florida prima a Gore, poi a Bush e infine a nessuno dei due, i democratici tentano con ogni mezzo – legale e non – di ribaltare il risultato. Per oltre un mese il sistema politico precipita nel caos, poi la Corte Suprema ristabilisce l’ordine, annulla tutti i recount e assegna di fatto la presidenza ai repubblicani.

A questo punto, il “sore loser”, come lo chiamano i suoi detrattori, scompare. Per anni. Qualcuno lo avvista in località sperdute con una lunga barba incolta, qualcuno parla di crisi mistica, qualcuno teme per la sua salute. L’unica cosa certa è che in tutte le sue biografie c’è un “buco” che va dal novembre 2000 al dicembre 2002, quando annuncia che non si ricandiderà alla Casa Bianca. Per il suo ritorno sulla scena politica, però, bisogna aspettare fino al 9 febbraio del 2004, in piena campagna elettorale per le presidenziali. Gore attacca Bush in uno dei discorsi più violenti e sgradevoli della storia politica recente americana: lo accusa di aver manipolato la tragedia dell’11 settembre per il suo tornaconto personale e invita tutti i democratici ad unirsi per sconfiggere il demonio. Nell’aprile dello stesso anno, regala 6 milioni di dollari al partito (probabilmente frutto delle sue “consulenze” con Apple e Google).

Ormai da anni Gore dichiara che non si presenterà alle presidenziali del 2008, anche se la tentazione di vendicarsi dei Clinton – che non gli hanno mai perdonato di essere stati “snobbati” durante la campagna elettorale del 2000 – deve essere fortissima. Per ora, sembra che Arnold Albert Jr. voglia tenere fede alla promessa, ma nei sondaggi per le primarie il suo nome continua rappresentare la terza o quarta scelta dei simpatizzanti democratici, insieme a John Edwards, con uno zoccolo duro di sostenitori che raramente scende al di sotto del 10%.

Quello che Gore è riuscito a fare benissimo negli ultimi anni, grazie all’aiuto di finanziatori e media compiacenti, è stato costruirsi un’immagine da paladino ambientalista che gli potrà essere molto utile per le ambizioni politiche future, anche se magari cozza un po’ con le sue abitudini personali. Appena dopo la presentazione del film “An Inconvenient Truth”, che gli ha fruttato un Oscar per il miglior documentario, il Tennessee Center for Policy Research ha scoperto che la sua casa-di-20-stanze-e-piscina nei sobborghi di Nashville consuma qualcosa come 221mila kilowatt-ora all’anno. Venti volte la media nazionale americana. Alla faccia della “conservazione dell’energia” e dei “cambiamenti climatici causati dall’uomo”. Ma non bisogna meravigliarsi troppo di queste contraddizioni. Gore spingeva disperatamente per l’intervento militare in Iraq negli anni Novanta, prima di diventare uno dei più fieri oppositori dell’operazione Iraqi Freedom; si è vantato di aver “inventato Internet”, prima di denunciare la Rete come la causa più profonda dell’imbarbarimento politico; ha fatto campagne elettorali favorevoli al free trade, prima di presentarsi alle presidenziali con una piattaforma ultra-protezionistica. Perché stupirsi se proprio lui, che per mestiere strilla contro l’inquinamento e il global warming, possiede una casa che inquina come una fabbrica cinese?

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8 COMMENTS

  1. nobel per la pace
    a parte un filino di livore nei confronti di Al Gore che traspare dall’articolo (ma ciò e scusabile per motivi di schieramento politico)
    ridurre 2550 scienziati di tutti i paesi del mondo a un gruppo burocratico dell’ONU è dura anche per chi considera l’ambientalismo un reival medievalista.
    La situazione sta assumendo aspetti comici in Italia: per negare la crisi climatica i paladini di un malinteso scientismo devono prendersela con i maggiori scienziati del pianeta.
    Suguri e buon contorcimento

  2. Legame tra Ambiente e Pace
    La lotta contro i cambiamenti climatici e per la protezione dell’ambiente è una lotta per la sopravvivenza dell’intera umanità; è qualcosa che unisce persone da tutti gli angoli del mondo, avvicina i paesi e li unisce in un unico intento. Anche se non tutti recepiscono il messaggio, è questo il nesso tra il lavoro “ambientalista” di Al Gore e del IPCC, e la Pace.
    Saluti a tutti

  3. Legame tra Ambiente e Pace – continua
    …per non parlare del fatto che i continui cambiamenti climatici, la desertificazione, le sempre maggiori siccità ed eventi climatici estremi in varie parti del mondo, costringono milioni di persone a fuggire, cercando la salvezza in nuovi posti, sconfinando dai propri confini, diventando profughi e causando problemi politici, umanitari e di sicurezza nazionale, problemi che in alcuni casi possono facilmente portare a scontri violenti.
    Per chi ancora non vede il nesso, non so che altro dire…

  4. ‘più in basso di Dario
    ‘più in basso di Dario Fo…’

    questa cos’è, antipatia personale o politica? Dario Fo ha riscoperto e riproposto al pubblico intere parti della commedia dell’arte, il linguaggio del Gramelot e quello di un autore altrimenti scordato come Ruzzante, cui anche Shakespeare si è ispirato. Un suo spettacolo vale moto più di molte lezioni universitarie, oggi più di ieri. E’ stato impegnato, ma senza retorica, io credo: cioè ponendo sempre l’arte davanti all’opinione politica, peraltro mai mascherata e schietta. Che brutto per un blog italiano citare proprio lui come esempio massimo (solo 2?!) della faziosità del Nobel.
    cordiali saluti.

  5. Grave omissione.
    Da questa sintetica ma centrata biografia manca completamente il riferimento alla campagna delle ‘Mamme Anti Rock’ creata dalla moglie del nostro, Tipper, durante il primo quadriennio di vicepresidenza, durante la quale la coppia venne coperta di ridicolo proprio da quelle persone che poi hanno osannato Al sul palco del concertone ecologico. In molti sostengono che l’uomo e’ falso come un biglietto da 3 dollari, e si approprierebbe di qualsiasi iniziativa che gli permettesse di rubare la scena (Internet? l’ho inventata io!), cosi’ come lo sono buona parte di quei finti ambientalisti e veri VIP che usano in un giorno le risorse che un persona normale usa in un anno, ma che chiedono di spengere la televisione la sera per risparmiare energia o di guidare un’auto a idrogeno (qualcuno sa indicarmi dove si vendono, a quanto e dove posso fare il pieno, a proposito)…vendendo milioni di dischi nel frattempo…naturalmente rock, come piace ad Al! Il Nobel a siffatto individuo non suona altro che demotivante per chi realmente studia le dinamiche del clima magari a fronte di enormi sacrifici. D’alte parte se prima di lui lo hanno dato ad Arafat…

  6. mi sono imbattuto per caso
    mi sono imbattuto per caso in queto blog e devo dire che sarebbe stato meglio evitarlo, ma proprio non ce la faccio a non rispondere a chi cerca di screditare il lavoro di una persona come al gore. il grande merito di al gore e’ quello di aver svegliato milioni di persone sul probblema del surriscaldamento globale, cosa non da poo vista la vostra indifferenza nei confronti delle generazioni future. solo un sito destroide come queto poteva partorire simili cazzate. il 25 aprile in tute le citta’ ci sara’ il v-day2 contro la cattiva informazione quindi anche contro di voi fate schifo

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