Al Kosovo serve un nuovo e democratico sprint elettorale
03 Dicembre 2010
di Lavdrim Lita
In Kossovo ha preso ufficialmente il via la campagna elettorale in vista delle elezioni legislative anticipate del 12 dicembre. Ma la campagna elettorale nei Balcani non finisce mai, anzi è perenne. I circa 1, 6 milioni di elettori (su una popolazione di poco superiore ai 2 milioni) dovranno scegliere i nuovi 120 deputati del parlamento kossovaro. In concomitanza con l’inizio della campagna elettorale – che durerà fino al 10 dicembre – il presidente ad interim e capo del parlamento Jakup Krasniqi ha lanciato un appello alla popolazione a dar prova di serietà e maturità. “Il mondo ci osserverà e giudicherà la nostra cultura democratica e la nostra maturità politica”, ha detto Krasniqi in un messaggio diffuso sulle principali emittenti radiotelevisive.
Queste elezioni, secondo il parere del presidente, sono una “difficile sfida democratica” per il Kossovo e, per la prima volta, “saranno organizzate dal nostro paese senza alcuna partecipazione internazionale”. Krasniqi ha poi invitato i kossovari a condurre una campagna elettorale "corretta, senza odio e intolleranza". Ventinove i partiti politici partecipanti, 8 dei quali rappresentano la popolazione serba concentrata soprattutto nella parte nord del Kossovo. Le due formazioni politiche della popolazione albanese da tenere d’occhio sono il Partito democratico del Kossovo (Pdk) del premier Hashim Thaci e la Lega democratica del Kossovo (Ldk) diretto dal sindaco di Pristina Isa Mustafa.
Il paese tornerà alle urne in seguito alla crisi politica aperta dalle dimissioni nel settembre scorso del presidente Fatmir Sejdiu. Il presidente si era dimesso dopo che la Corte Costituzionale aveva decretato l’incompatibilità del suo ruolo di capo dello stato con quello di capo del suo partito. Sejdiu aveva poi ritirato 6 ministri dal governo, rompendo la coalizione con il primo ministro. Il governo di Thaci, di conseguenza, è caduto anche per il calcolo politico di quest’ultimo, che dopo 3 anni non brillanti si è concentrato più sulle delusioni della “gran coalizione PDK-LDK” che sui successi.
La decisione del PDK di affossare il proprio governo è stata presa anche per sfruttare le difficoltà dei principali concorrenti politici, soprattutto quelle dell’LDK, l’alleato-avversario che dalla morte del suo storico leader Ibrahim Rugova (avvenuta nel 2006) ha accusato un forte processo di ridimensionamento e fratture interne, anche a causa di una leadership, quella di Sejdiu, considerata debole e spesso passiva.
Dal 7 novembre l’LDK ha però un nuovo presidente, ovvero l’attuale sindaco di Pristina, l’economista e professore universitario Isa Mustafa. Eletto a larghissima maggioranza dalla direzione del partito, Mustafa ha sconfitto proprio Sejdiu, promettendo di dare spazio nell’LDK a idee e volti nuovi. La sua ascesa potrebbe rivelarsi la novità più significativa in vista delle elezioni e i primi segnali fanno presagire un rafforzamento delle posizioni dell’LDK, che si candida ancora una volta ad essere il principale concorrente del PDK. Mustafa propone un cambiamento reale solo se gli elettori voteranno per cambiare premier, cioè non Thaci. In questi giorni il Premier in carica, Hashim Thaci, ha incontrato i sindacati dei professori alla cui presenza ha sottoscritto l’impegno ad aumentare i loro stipendi del 50%, oltre ad un aumento degli stipendi dando via cosi alla campagna elettorale prima che si aprisse ufficialmente.
Ovviamente le elezioni del 12 dicembre provocheranno non pochi problemi ad un altro dei principali concorrenti politici di Thaci, l’AAK di Ramush Haradinaj, attualmente detenuto per la seconda volta all’Aja perché accusato di crimini di guerra. Dal suo ingresso in politica, questa è la seconda volta che Haradinaj, già primo ministro del Kossovo, dovrà assistere da lontano ad una competizione elettorale.
L’intenzione dei due grandi partiti del Kossovo di andare al più presto alle urne è stata accelerata anche dalla necessità di porre un freno all’ingrossamento del movimento nazionalista denominato “Vetevendosje”, ovvero autodeterminazione, che sta creando una rete di sedi e comitati nelle varie circoscrizioni, naturalmente lo scarso tempo a disposizione non rende facili le cose. Nonostante tutto, però, il partito Vetevendosje, guidato dal giovane nazionalista Albin Kurti, potrebbe conquistare seggi sottraendo consensi e voti ai partiti tradizionali. Il risultato elettorale del movimento sarà un indicatore importante degli umori dell’elettorato, visto che Vetevendosje punta ad attirare consensi con un programma speculativo – pieno di slogan nazionalisti – che non esclude una possibile unificazione tra Kossovo ed Albania.
Un discorso a parte, naturalmente, vale per la minoranza serba nella parte interna del Kossovo e per i loro partiti che hanno deciso di partecipare alle consultazioni. Anche se la linea che divide la comunità a sud del fiume Ibar da quella che abita a nord di Mitrovica sembra essere più profonda che mai, con i primi orientati a partecipare al voto e i secondi decisi a boicottarlo. Al via della campagna elettorale ci sono ben 29 partiti ammessi a partecipare, di questi 7 appartengono alla maggioranza albanese, 8 alla minoranza serba, quattro alla popolazione bosniaca, due a quella turca e i restanti 8 rappresentano le altre comunità etniche residenti nel paese.
Una varietà che sta a dimostrare la complessità dell’amalgama Kosovara, che dopo anni dalla fine della guerra cerca ancora di ricostruire una società civile e un suo patrimonio culturale, ferito dal conflitto e dai disordini che ancora ne conseguono.
