Al Pdl serve un tagliando (del Cav.) per non restare in panne nel duello tra ex

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Al Pdl serve un tagliando (del Cav.) per non restare in panne nel duello tra ex

01 Aprile 2012

C’è chi giura che stavolta il tagliando al Pdl dovrà essere quello definitivo. Perché il duello tra ex (Fi e An) rischia di logorare la macchina e togliere la benzina al motore. La fibrillazione resta alta e si concentra su alcuni dossier: dalla legge elettorale, alla linea sulla riforma del lavoro a quella sulla giustizia, dalle liste per le amministrative all’agenda elettorale del 2013. Domani il Cav. riunisce lo stato maggiore del partito. Nessuno vuole strappi, ma resta da capire se tutti – proprio tutti – remano dalla stessa parte.

E’ il primo ‘parlamentino’ dopo settimane di polemiche, botta e risposta a mezzo stampa, riunioni di area su leadership, rilancio del partito, amministrative, alleanze e strategie per il 2013. In mezzo, fatti che hanno alimentato il clima: dal come si sostiene il governo Monti senza per questo ipotecare il consenso, a come si superano le difficoltà di un partito e di un premier che di fronte alla crisi e per senso di responsabilità verso il paese hanno fatto un passo di lato favorendo la nascita dell’esecutivo dei Prof. e perdendo (anche per questo) l’alleanza con la Lega.

Un partito nel quale la fisiologica dialettica politica tra le varie componenti rischia di diventare discussione lacerante, di incartarsi in sterili recriminazioni, personalismi e tatticismi di chi guarda il dito e non la luna. Vale per una parte di ex aennini che in questa fase sembrano più orientati al no che al ‘ragioniamo’. Vale per gli ex forzisti, parte dei quali pare più interessata a far nascere liste o associazioni ‘Forza qualcosa’ nel nome dello spirito del ’94, piuttosto che all’unità del partito. L’intesa di ABC sulla legge elettorale ha messo nel ventilatore malumori in realtà mai sopiti, forse già in embrione quando è nato il Pdl. Per scelta. Naturale approdo verso quello che già nel 2007 era pensato (e voluto) come architrave della casa dei moderati. Poi un anno dopo e a elezioni vinte, lo strappo con Fini, i tagli lineari di Tremonti, i dicktat di Bossi, hanno fiaccato la spinta propulsiva del Pdl e su questo si sono incuneati sospetti e scaramucce tra i due soci fondatori. Dopo la caduta del governo Berlusconi, tutto ciò si è acuito fino a culminare nell’assedio alla segreteria Alfano, eletto all’unanimità e per acclamazione meno di un anno fa, indicato dal Cav. come candidato ideale alla futura premiership. La cronaca più recente è lì a raccontarlo.

Angelino Alfano è impegnato su vari fronti: dalle candidature con cui tra un mese il partito si presenterà agli elettori e per ora senza la Lega, al rush finale sui congressi (all’appello mancano quelli nel Lazio e a Roma), alla partita più impegnativa in un quadro politico che nell’arco di pochi mesi è mutato radicalmente: le elezioni del 2013. Ma l’impegno più urgente che il segretario del Pdl deve affrontare in questa fase così delicata, è tenere insieme un partito attraversato al proprio interno da spinte che non vanno nella stessa direzione e che si traducono nell’insofferenza di una parte di forzisti che vorrebbero tornare a Forza Italia (basta leggere l’intervista di Galan al Giornale e il suo invito esplicito a mollare An per tornare allo spirito del ’94)  nei confronti della parte aennina più oltranzista, quella che ancora oggi non ha digerito il sostegno al governo Monti. Per non parlare delle iniziative estemporanee di esponenti forzisti che dal Nord-Est al Centro stanno dando vita ad associazioni e, in più di un caso, a liste alternative a quelle del Pdl, come accaduto con Forza Lecco, Forza Verona (lista a sostegno della lista di Tosi e non del candidato sindaco del centrodestra Castelletti), e come minaccia di accadere in Trentino Alto Adige, in Emilia Romagna e in Toscana. Iniziative estemporanee e spesso collegate a velleità di singoli, certo, ma l’effetto è molto rischioso perché divisivo, sia per il partito che per l’elettorato.  

Il ‘parlamentino’ del Pdl sarà presieduto da Berlusconi. Che si è ritagliato il ruolo di ‘padre nobile’ del partito per non oscurare lo standing di Alfano, anche se a ben guardare ultimamente sembra più interessato al Milan che alle questioni che agitano i piani alti di via dell’Umiltà. Sono in molti ad auspicare che proprio lui insieme al segretario riescano una volta per tutte a dissipare dubbi e perplessità in un confronto a 360 gradi per poi ripartire con maggiore slancio. Con le amministrative alle porte, nessuno vuole andare al redde rationem e tuttavia a questo punto serve un chiarimento definitivo per evitare che i dubbi, legittimi, si trasformino in caos totale.

E per evitare che tutto ciò che c’è da fare da qui al 2013 non venga cristallizzato nella ‘foto-inopportunity’ del fine settimana: il botta e risposta tra An e Fi sul decennale del Secolo d’Italia a Milano. Coi primi a rivendicare lo spirito identitario di una destra che non intende farsi mettere all’angolo da nessuno e gli azzurri della prima ora a puntare il dito contro la mancata (o sottotono) celebrazione del diciottesimo anniversario di Forza Italia.