Al Qaeda: l’intelligence Usa accusa l’Iran

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Al Qaeda: l’intelligence Usa accusa l’Iran

18 Luglio 2007

Le centrali operative di
Al Qaeda sono nell’Iran orientale e nel Pakistan occidentale, è da qui che
partono gli ordini alle cellule in Iraq che preparano attacchi contro gli Stati
Uniti. Lo afferma il “National Intelligence Estimate”, il più autorevole
rapporto dei servizi americani periodicamente consegnato alla Casa Bianca.

Il documento è
frutto del lavoro di 16 agenzie di spionaggio.

Il testo riflette il
consenso raggiunto nell’intelligence sulle minacce per la sicurezza e la
maggiore novità sta nella descrizione della struttura decisionale di Al Qaeda,
che è bicefala perché si origina da due “Shura Majlis” (Consigli islamici): il
primo si trova nelle zone tribali del Pakistan al confine con l’Afghanistan
mentre l’altro è a Mashod, città iraniana confinante con l’afghana Zabul. Nella
“Shura Majlis” di Al Qaeda in Iran le figure di spicco sono Saad bin Laden,
figlio di Osama, l’egiziano Saif al-Adel, responsabile delle operazioni
militari all’estero, e Suleiman Abu Gheit, già portavoce di Al Qaeda ed oggi
responsabile della propaganda. Attorno a questi tre personaggi, presenti in
Iran dall’indomani della caduta dei taleban in Afghanistan, si è creata una
struttura territoriale che ha sedi nella base militare di Lavizan, vicino
Teheran, nel sobborgo di Chalous, a nord della capitale, e a Mashod, da dove
armi e rifornimenti vengono inviati ai taleban che operano in Afghanistan contro
la Nato.

Il punto di raccordo fra
Al Qaeda e il governo di Teheran è – secondo parti del ‘National Intelligence
Estimate’ trapelate alla stampa – Ahmad Vahidi, il comandante della stessa
Forza Al Qods che rifornisce di esplosivi e addestramento la guerriglia sciita
e sunnita in Iraq. Esiste dunque un collegamento operativo diretto fra le
cellule di Al Qaeda in Iraq che attaccano le truppe Usa e di Bagdad, la “Shura
Majlis” iraniana e l’offensiva dei taleban contro la Nato, sostenuta dalle
retrovie in Pakistan guidate da Ayman al-Zawahiri. Sempre da queste aree
pakistane partono gli attacchi contro Islamabad che puntano a rovesciare il
presidente Pervez Musharraf: ieri un kamikaze ha causato almeno 12 vittime.