Al Qaeda promette una lunga estate calda
05 Giugno 2008
L’ombra del terrorismo islamico di al-Qaeda aleggia sulle vacanze di molti italiani e occidentali in genere che hanno deciso di passare l’estate lungo le coste del Mar Rosso. A prendere di mira l’Egitto ed in particolare la penisola del Sinai, dove si trovano le principali località turistiche, è stato il numero due del gruppo, Ayman al-Zawahiri. Ascoltando le sue parole si capisce come il suo nuovo intervento sia più che una mera commemorazione della guerra dei sei giorni, come invece annunciato all’interno del messaggio audio.
Il documento si intitola “Nel ricordo della ricaduta, rompete l’embargo su Gaza”. Dura solo 11 minuti è contiene quello che sembra essere un segnale in codice per dare il via libera a nuovi attentati in una zona di particolare interesse turistico non solo per l’Egitto, paese oggetto delle invettive di al-Zawahiri, ma anche per l’Italia. Il medico egiziano imputa infatti al suo paese di origine le colpe principali dell’embargo imposto alla popolazione della striscia di Gaza. “Dico ai fratelli musulmani di Gaza – afferma il numero due di al-Qaeda – che coloro i quali ora attuano l’embargo nei vostri confronti sono dei criminali traditori nemici di Allah e sono quelli che hanno l’autorità primo di tutti Hosni Mubarak”.
Dopo aver accusato il governo del Cairo di essere responsabile delle sofferenza della popolazione palestinese, al-Zawahiri lancia un segnale ben preciso alle cellule dormienti della sua organizzazioni presenti in quel paese. “Dico ai fratelli musulmani nel Sinai, aiutate i vostri fratelli di Gaza e partecipate alla battaglia nel modo che potete per abbattere questo regime che accerchia i fratelli a Gaza – afferma – hanno fatto entrare 50 mila turisti israeliani per la pasqua ebraica per portare la corruzione nel Sinai. Impediscono ai fratelli di Gaza di passare per ricevere derrate alimentari o medicine mentre fanno passare i turisti israeliani senza visto”. Il messaggio è molto chiaro: per difendere i musulmani di Gaza i terroristi di al-Qaeda devono compiere attentati nel Sinai. E’ proprio lì che si trova la principale risorsa economica del paese rappresentato dal turismo delle località balneari come Sharm el-Sheikh. “Fratelli musulmani – prosegue al-Zawahiri – dovete capire che questa è una crociata sionista che inizia con l’offesa al Corano e al Profeta e che prosegue con l’occupazione dei nostri paesi lasciando questi regimi governare”.
Nell’ottobre del 2004 a Taba e nel luglio del 2005 proprio a Sharm el-Sheikh il gruppo terroristico è già riuscito a mettere a segno due pericolosi attentati provocando decine di vittime tra cui anche nostri connazionali. L’allarme diventa più alto se si considera che questo segnale viene lanciato proprio in concomitanza con l’inizio della stagione turistica estiva che spinge molti europei, e in particolare italiani, a trascorrere le ferie proprio in quelle zone che distano pochi chilometri da Gaza. Questo però è solo parte del motivo che ha spinto al-Zawahiri ad intervenire sul web. Il suo messaggio è stato fatto circolare proprio ieri per ricordare l’anniversario della guerra dei sei giorni nei quali gli eserciti dei paesi arabi, e in particolare di Siria ed Egitto, perdevano la guerra con Israele ritirandosi da parte delle zone palestinesi.
“In uno di questi giorni 41 anni fa la nostra comunità ha vissuto uno dei momenti più drammatici della sua storia – afferma al-Zawahiri – nel 1967 c’è stata quella tragedia che si risente ancora oggi nel nostro spirito, uno spirito di sconfitta che è dentro di noi in particolare nel mondo arabo. E’ quindi iniziata una ricerca per capire le cause di questa sconfitta e l’unica via di uscita è quella di rimanere saldi nella religione. Bisogna rimanere saldi sulla dottrina giusta e sapere bene quali sono le catastrofi subite a causa delle deviazioni. La ‘ricaduta’ (termine usato per definire la guerra dei sei giorni ‘al-Naksa’ che si differenzia da ‘al-Nakba’, il disastro, con cui si ricorda la guerra del 1948, ndr) ci ha fatto scoprire la corruzione presente nei nostri regimi. Gli eserciti arabi venivano mandati in Yemen e Congo ma quando è giunto il momento di combattere sul serio hanno fallito”. Secondo il numero due di al-Qaeda, questo avvenimento storico avrebbe chiarito una volta per tutte i limiti dei regimi arabi. “Nella guerra del 1973 è emerso subito la viltà dei traditori e dopo un solo giorno di guerra Sadat ha informato gli americani di non voler portare a fondo i combattimenti – aggiunge – la risposta americana e israeliana è stata quella di bombardare il fronte egiziano e siriano che è subito ceduto. E’ emerso il fatto che questi regimi ufficiali non seguono nessun principio e non si basano su nulla se non sulla necessità di mantenere le loro poltrone e per questo sono falliti”.
Partendo da questa parte della storia del mondo arabo, al-Zawahiri giunge alla conclusione che le trattative diplomatiche con Israele non porteranno risultati dando come unica soluzione ai palestinesi il ricorso alle armi. “Questo regime che ha venduto la Palestina è lo stesso che sta seguendo la via fallimentare delle concessioni ed è lo stesso regime che ha lasciato parte della Palestina e che attua l’embargo su Gaza per accontentare le volontà israeliane – afferma riferendosi all’Egitto – o nazione musulmana, tu che sei la nazione più ricca al mondo, dove sono le tue ricchezze? Dove sono nascosti i proventi del petrolio? Nelle banche degli invasori crociato sionisti. Non c’è riforma e cambiamento politico se non col Jihad. L’Islam è l’unica via vincente che potrà risollevare la nazione e tutta l’umanità”.
Nel ricordare quindi il ruolo centrale giocato dall’Egitto all’interno del mondo arabo-islamico, il numero due di al-Qaeda invita le fazioni palestinesi a proseguire negli attentati kamikaze e nel lancio di missili contro Israele come unica soluzione per una fine vittoriosa del conflitto. “Questo anniversario della ricaduta ci fa capire il ruolo centrale giocato dall’Egitto nella storia dell’Islam. Quando avrà una direzione di mujahidin guiderà tutta la nazione – conclude – dico ai fratelli palestinesi di ricordarsi di questa data per capire che bisogna ritornare ai confini del 1967. Dobbiamo mantenere i confini del 4 giugno 1967. Non fate marcia indietro, raddoppiate gli attentati kamikaze, il numero dei missili che lanciate e gli agguati contro Israele, non esiste un’altra soluzione. I fratelli in Iraq e Afghanistan hanno già sconfitto l’America per questo non perdete la speranza”.
