Al-Qaeda prova a terrorizzare le elezioni di midterm, ma non ci riesce

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Al-Qaeda prova a terrorizzare le elezioni di midterm, ma non ci riesce

02 Novembre 2010

 Il 29 Ottobre scorso due pacchi bomba, inviati con United Parcel Service e la FedEx, da cargo partiti dallo Yemen, sono stati individuati e disinnescati dalle autorità britanniche e dalle autorità di Dubai. Dietro i falliti attentati sembra esserci la branca di Al-Qaida nella Penisola Araba (AQAP). La AQAP è guidata dal leader politico-religioso di passaporto statunitense, Anwar al-Awlaki, il cui destino è oggi nelle aule di tribunale di New York grazie al padre di al-Awlaki e la lega dei diritti civili americana.  Oggetto della contesa giudiziaria è la legittimità dei c.d. “extrajudicial killing” ovvero omicidi mirati contro coloro che attentano alla sicurezza nazionale statunitense. Al-Awlaki rientra nella categoria di attentatore a causa delle sue azioni terroristiche contro gli USA, benché americano.  Al-Awlaki costituisce oramai una delle maggiori minacce terroristiche per gli Stati Uniti, e in generale, la comunità transatlantica. I due dispositivi esplosivi improvvisati (IED) erano stati inviati a due centri ebraici di Chicago.  Si ritiene che i pacchi bomba intercettati siano opera di Ibrahim Hassan al-Asiri, un saudita d’origine stabilmente operante in Yemen, al servizio della rete di al-Awlaki. Ibrahim Al-Asiri è considerato il vero fautore dei due tentativi e il coordinatore di tutti gli attentati nella penisola araba.  

I due attentati falliti, rivolti contro gli Stati Uniti, cadono nel bel mezzo delle elezioni di medio mandato. Niente di casuale ovviamente. I giornalisti anglosassoni chiamano una situazione del genere una ”October surprise" – un sorpresa d’Ottobre, ovvero un evento che all’ultimo minuto cambia il corso di un’elezione.  Ne conoscono il significato gli elettori spagnoli che, benché in Marzo, durante gli attentati di Madrid, subirono una completa alterazione del processo elettorale nel non lontano 2004, oltre ad dover piangere la vita strappata di cento novantuno innocenti madrileni. Fortunatamente la scorsa settimana non ci sono state vittime. Un attentato fallito che si inserisce in una serie di altri tentativi falliti, compiuti dalla comunità terroristica di Al-Qaida della penisola, ormai da anni molto radicata in Yemen e in Somalia e che spinge ad una destabilizzazione della regione e alla disseminazione del panico nelle democrazie occidentali, USA in testa. Si ricorderà l’attentato dello scorso dicembre quando Umar F. Abdulmutallab tento’ di farsi esplodere su un volo di linea diretto a Detroit. Si ritiene che anche il tentativo di Abdulmutallab sia riconducibile alla stessa sigla terroristica.

La Segretaria statunitense alla Sicurezza Interna, Janet Napolitano, e il consigliere della Casa Bianca anti-terrorismo, Paul Brennan, hanno confermato che i due attentati hanno stessa matrice terroristica, confermando i sospetti sulla cellula di Al-Qaida nella penisola arabica. La Segretaria di Stato, Hillary Clinton, ha iniziato a considerare la minaccia yemenita, non più una questione internazionale da risolvere esclusivamente con ‘covert actions’ o azioni militari da affidare ai corpi scelti e alle agenzie di intelligence, bensì questione di portata strategica da portare nell’aula dell’opinione pubblica statunitense. 

Gli ordigni scoperti dalle autorità federali statunitensi mostrano un certo grado di sofisticazione,    anche per la presenza di una sostanza esplosiva nuova per la AQAP, il tetranitrato di pentaeritrite o PETN. Secondo fonti FBI e di intelligence statunitense, la presenza del PETN denoterebbe un salto di qualità nelle capacità di assemblamento di ordigni esplosivi da parte della sigla terrorista araba. In ambienti di analisi di intelligence si ritiene che il gruppo terroristico abbia cambiato strategia dopo il fallito attacco di Natale 2009. L’imbarco di attentatori suicidi infatti è divenuto più difficile, dato il miglioramento delle misure di sicurezza nel trasporto aereo transatlantico. Vi è inoltre un aumento delle difficoltà per Al-Qaida alla cooptazione di terroristi non schedati, “non individuabili” per così dire, che possano viaggiare senza essere disarmati prima del decollo. Inoltre, come rivela un articolo apparso su Stratfor, pare vi sia una certa tendenza nelle forze legate a AQAP a privilegiare attacchi aerei. Per questo, date le difficoltà a far passare “vettori umani”, i vertici dell’organizzazione terroristica optano oggi per ordigni aviotrasportati.

Si ritiene comunque, che nonostante i dispositivi esplosivi, in questo caso ben occultati in hardware da lavoro (quello intercettato dalle autorità britanniche è stato trovato in un caricatore di inchiostro di una stampante), non fossero stati pensati per esplodere effettivamente nelle rispettive destinazioni ovvero nei centri ebraici della capitale dell’Illinois (benché l’antisemitismo terrorista abbia evidentemente a che fare con la destinazione), bensì fossero stati pensati per esplodere in volo, attivati attraverso un sistema di ricezione cellulare che sarebbe stato attivato una volta i veivoli cargo fossero entrati nello spazio aereo statunitense.  Quel che è certo comunque è che, nonostante il tentativo, il processo elettorale statunitense non sembra essere stato alterato dai falliti tentativi. Le national security issues, le questioni di sicurezza nazionale, non dominano le elezioni statunitensi, come riconosce l’analista del Washington Post, Chris Cillizza. "Benché sembri proprio una “sorpresa d’Ottobre”, fa notare il giornalista, "ci sono pochi indizi che spingano a ritenere che il processo elettorale statunitense sia stato alterato."  Restano i temi di queste elezioni: economia, tasse e ruolo del governo. Il terrorismo resta alla porta.