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Al Senato col pallottoliere

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Al termine della lunga e concitata seduta dedicata alla Rai, un collaboratore parlamentare si avvicina ad un importante senatore di An, visibilmente divertito: “Leggi qua, guarda cosa c’è scritto in questa mozione: si dice che ci sono dei dubbi sulle modalità della revoca di Petroni, voi avete votato contro e l’Unione ha votato a favore! Roba da matti…”.

Il senatore ride, tutti i presenti ridono, e poi si torna a parlare dell’argomento che fino a un minuto prima aveva impegnato gli inquilini “destri” della Camera alta: Storace e i suoi che si mettono di traverso, i neo-democristiani che votano con la Cdl solo per fare un favore a Berlusconi perché dagli altri si sentono emarginati, la Mussolini che coglie al volo l’occasione per sparare a palle incatenate contro l’ex governatore del Lazio, el senador Pallaro che già che c’è dice la sua, e tutt’intorno i giornalisti a prendere nota sul pallottoliere di Palazzo Madama.

Qualche poltrona più in là, un capannello di opposto segno (politico) è tormentato da analoghi interrogativi: ci si chiede se Mastella sia uscito dall’aula perché vuole alzare il prezzo o sta già trattando per passare dall’altra parte, ci si arrovella per capire se Dini tirerà la volata al Cavaliere e se anche Carlo Azeglio Ciampi sarà della partita, e in un tale turbinio anche guastafeste del calibro di Rossi e Turigliatto vengono derubricati a banali incidenti di percorso.

Si tratta forse del prevedibile esito di una giornata particolarmente concitata? Magari fosse così. Ormai questa è la norma: mentre gli atti da votare si avvicendano nell’ordine del giorno, parlamentari d’ogni ordine, grado e schieramento, sono tutti intenti a capire cosa faranno cespugli e cespuglietti, dissidenti e semplici riottosi, politici navigati da cui temere un agguato e arrembanti peones da cui temere qualche pericoloso coupe de theatre.

Leggi, mozioni e decreti passano così in secondo piano, ogni voto diventa un “pizzino” da inviare ad alleati e avversari, e fra un round e l’altro delle estenuanti trattative parlamentari accade sempre più spesso che i rappresentanti del popolo non sappiano neanche più cos’è che hanno votato un minuto prima.

Forse aveva ragione quel senatore che%2C al termine dell’ultimo interminabile voto di fiducia al governo Prodi, uscì esausto da Palazzo Madama e sbottò: “Non capisco perché ci hanno tenuto qui tutta la giornata, bastava far votare Pallaro e con due minuti avremmo chiuso questa pagliacciata…”.

(c.p.)

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