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Diario della Winter School

Al via la scuola invernale di Magna Carta: i veri protagonisti sono i giovani

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Uno splendido sole e sullo sfondo le montagne innevate, orgoglio dell’Abruzzo. E’ questa la cornice che ha accolto i ragazzi della seconda edizione della Winter School, organizzata dall’Associazione Magna Carta Abruzzo, sotto l’egida della Fondazione Magna Carta. Da oggi per tre giorni, Celano si trasformerà in un laboratorio di idee, di confronti, di dibattiti e di approfondimenti sui temi importanti e sulle sfide che il Paese dovrà affrontare. I protagonisti assoluti sono i giovani, la classe dirigente del domani, che di fronte ad un mondo che cambia e che diventa sempre più competitivo, ha il compito di formarsi e di prepararsi.

Proprio questo è l’obiettivo della Winter School, che per questa edizione ha scelto un titolo significativo: “Lo Stato che cambia e le sfide del presente: merito e sussidiarietà”. Quasi una parola d’ordine, un manifesto programmatico per le giovani generazioni, che hanno avuto l’opportunità di ascoltare interlocutori prestigiosi e attenti.

A cominciare da Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati. A lui il compito di aprire le sessioni di lavoro, a lui il compito di entrare immediatamente nel vivo degli argomenti: la società è cambiata, presenta sempre nuove sfide che non possono essere ignorate. Accade in tutti i contesti, e il mondo del lavoro non ne può essere immune. Ed è stato proprio questo il tema centrale del suo intervento: il diritto del lavoro nell’era della globalizzazione. “La globalizzazione c’è ed è difficile tornare indietro – ha spiegato Cazzola – e personalmente sono convinto che rappresenti una grande opportunità”, aggiungendo la considerazione che il problema può essere rappresentato dal difetto di globalizzazione e non dall’eccesso. “Un mondo di mercati integrati porta benefici: ha liberato centinaia di miliardi di persone dalla fame e dalla miseria e soprattutto ha rappresentato un fattore importante di diffusione della democrazia”, è la sua analisi. Dati alla mano, Cazzola ha ricordato come nei paesi in via di sviluppo globalizzazione ha significato anche maggiore speranza di vita, di minore mortalità infantile e di alfabetizzazione. “Si sono allargati i confini del benessere a favore delle popolazioni più svantaggiate, ma tale progresso – ha continuato  – è andato anche a beneficio dei paesi a più alto reddito, perché un mercato più ampio e con maggiori disponibilità rappresenta un vantaggio per tutti”.

E parlando di mercati globali, di sfide competitive, il discorso non poteva non cadere sulla questione dello stabilimento Fiat di Mirafiori. Per Cazzola quello che si sta producendo è uno strappo che va recuperato, pur nella consapevolezza, citando le parole del ministro Tremonti, che non ci possono essere diritti perfetti e fabbriche perfette. Quello che si sta producendo sul caso Fiat è un modo del tutto nuovo di considerare le politiche industriali.

Una riflessione imprescindibile per Cazzola è che sono le questioni economiche il vero motore dei cambiamenti sociali e politici. Un motivo ricorrente tra i relatori, perché in questo momento la priorità è di carattere economico e impone di uscire dalla crisi, di tornare a livelli di crescita accettabili e di costruire un futuro per i giovani. “Il problema – conclude Cazzola – è che da parte di alcuni centri di potere, c’è una resistenza verso questi cambiamenti, perché vi è un qualche interesse a mantenere la situazione immobile”.

E dalla questione del lavoro ad un’altra altrettanto decisiva: la riforma federalista. A spiegarne risvolti e conseguenze è stato Luca Antonini, presidente della Commissione per l’Attuazione del Federalismo che significativamente ha voluto intitolare il suo intervento: “La verità sul federalismo fiscale”. Verità perché, come ha sottolineato, “c’è una fortissima disinformazione su questo tema, che in realtà si può tradurre in un processo di razionalizzazione della spesa pubblica”.

Per Antonini il federalismo fiscale rappresenta una delle riforme più importanti della legislatura che consentirà di superare tutte le incongruenze attuali”. In maniera molto chiara il fulcro della riforma ruota attorno a tre parole: vedo, pago, voto. “Il cittadino deve poter vedere come vengono spesi i soldi pubblici – spiega Antonini - , su questi presupposti pagare le tasse e di conseguenza esprimere il suo voto. Oggi purtroppo non funziona così. Il cittadino paga, ma non ha modo di verificare i bilanci, non c’è trasparenza, il sistema fiscale è complicato e farraginoso. La conseguenza più grave è che il voto avviene al buio e spesso si mandano via bravi amministratori, che hanno il coraggio di intraprendere politiche apparentemente impopolari, confermando la fiducia a cattivi amministratori, forti di maggioranze bulgare e capaci solo di provocare disastri”. Una deriva che può e deve essere fermata. Soprattutto per riportare equilibrio nel Paese. In Italia si è prodotto un divario tra il nord e il sud che non ha paragoni e un aspetto fondamentale di questa incongruenza è rappresentato dalla spesa pubblica, diventata del tutto irrazionale.

“Nel 2001 abbiamo avuto la riforma del Titolo V della Costituzione – continua Antonini – che ha avuto solo l’effetto di aumentare le divergenze. Il federalismo contabile, ad esempio, ha provocato una totale deresponsabilizzazione delle istituzioni locali. Una riforma necessaria, invece, deve portare nuova consapevolezza della democrazia e concentrarsi sulla lotta agli sprechi”.

Strettamente connesso al tema affrontato da Luca Antonini, l’intervento di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che ha approfondito l’argomento della Riforma del fisco in Italia. Una riforma altrettanto urgente e necessaria, perché oggi il sistema si presenta estremamente complicato e soprattutto non trasparente. “E’ un sistema creato quaranta anni fa –ha sottolineato – e risulta ormai appesantito, carico di sovrapposizioni e non più rispondente al dettato costituzionale”. Ma in particolare, presenta una grave criticità: ha un costo elevatissimo. “Per questo – ha spiegato Befera – la riforma vuole trasformarsi in un processo di semplificazione e, dove è possibile, di riduzione delle imposte”. In questo senso evidenziando quattro aree di intervento: la prima è l’evasione; quindi l’erosione, le sovrapposizioni e, infine, l’analisi della spesa pubblica.

E dopo i “tecnici”, non sono mancati gli interventi politici. Su tutti, il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl in Abruzzo, ma in questo contesto soprattutto sindaco di Celano. Visibilmente soddisfatto per l’andamento dei lavori, ci tiene a sottolineare che quelli trattati sono i grandi temi, quelli che fanno grande la politica e che, come, ripete più volte, fanno scattare quella scintilla nei giovani, che alimenta la fiamma della vera passione. “Sono orgoglioso di poter offrire a questi ragazzi una grande opportunità – ha affermato Piccone -. Un’opportunità che noi non abbiamo avuto. Parlare di temi come il federalismo, le riforme, il diritto del lavoro, i grandi temi sociali, permette ai giovani di avvicinarsi alla politica dalla via giusta, quella che li può appassionare e che non è certo la politica dei piccoli interessi con la quale purtroppo noi abbiamo dovuto spesso confrontarci. Qui, invece, stiamo investendo sul futuro dei giovani, gli offriamo la possibilità di cambiare prospettiva”. A confermarlo le parole decise del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che ha posto sul tappeto la questione delle questioni: quella giovanile. “Le nuove generazioni sono quelle su cui la crisi attuale sta impattando nella maniera più forte e drammatica. Per questo è urgente procedere alle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno”. E’ un vero e proprio grido d’allarme quello del ministro, che se da un lato chiama in campo chi ha la responsabilità di governare, dall’altro scuote i giovani. A loro la Meloni ha chiesto di essere umili e di avere il coraggio di seguire la propria strada e le proprie passioni, anche quando ciò può comportare sacrifici e rinunce. “Dobbiamo avere dei modelli e riscoprire i nostri eroi nazionali – ha aggiunto -, imparare a rispettare coloro che hanno costruito l’Italia, con passione, senza inseguire falsi miti”.

E sempre sui giovani si è concentrato uno degli interventi più attesi della prima giornata della Winter School, quello di Roger Abravanel, che ha presentato il suo ultimo libro “Le Regole”, un manuale prezioso in cui lancia ai giovani una provocazione importante: imparare a ragionare con la propria testa. Anche per Abravanel le grandi questioni politiche sono strettamente connesse alle trasformazioni economiche. E oggi l’economia italiana è in una situazione di stallo, “siamo – sono le sue parole – il grande malato d’Europa”. L’imperativo, pertanto, è invertire questa tendenza, fermare il processo di impoverimento e far tornare l’economia a crescere. “Siamo in una fase di grave crisi che viene da  lontano – spiega Abravanel – e molti sono convinti che per uscirne è necessario seguire il modello tedesco, concentrarsi sulla politica industriale e ridare slancio all’esportazione. E’ una visione parziale, perché l’economia non si esaurisce nel settore industriale”. Per Abravanel è un’altra la molla, la leva da spingere per far ripartire il paese: i servizi. E’ lì che è custodita la potenzialità occupazionale e ignorarlo significa non accettare l’evoluzione della società. “Siamo in ritardo di almeno un secolo – è la sua analisi -, perché già da un secolo l’economia è andata oltre l’industria per concentrarsi nei servizi. E in questo settore le regole sono fondamentali”. Spazza il campo dalle discussioni inutili Abravanel, tra chi discute se in Italia ci siano troppe regole o troppo poche. “Il problema non è di quantità – spiega- ma di qualità. Bisogna avere regole giuste e farle rispettare, è questa l’essenza del futuro dell’economia perché non si può competere evadendo le regole”.

Tutto si riconduce ad un “circolo virtuoso”, dunque, che si gioca tra chi ha il compito di elaborare regole giuste e cosa è necessario per farle nascere. E la risposta è un nuovo modello di società che abbia presupposti precisi: un’educazione civica dei cittadini; media autonomi; controllori autorevoli; una giustizia civile rapida e certa.

 

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