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'Terremoto' politico in Campidoglio

Alemanno azzera la giunta e punta sulla ‘fase due’ per recuperare terreno

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Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha tolto le deleghe ai suoi assessori e di fatto si appresta ad un rimpasto di giunta. Né Veltroni né Rutelli, suoi predecessori in Campidoglio, erano riusciti a mettere la firma su un provvedimento del genere. Chi non frequenta le aule del consiglio comunale o ha poca dimestichezza con la politica cittadina potrebbe domandarsi cosa ha portato a questa scelta drastica. Il motivo è semplice: basta fare un giro per Roma. L’attesa rivoluzione non c’è stata.

Certo, qualche risultato buono è stato raggiunto, come l’avvio per la trasformazione del Comune in Roma Capitale, l’approvazione del piano di rientro dal macroscopico debito veltroniano o la chiusura di alcuni campi nomadi. Risultati tutavia annacquati dallo scandalo di ‘parentopoli’, dai litigi interni alla maggioranza e dal lungo elenco di promesse mancate che ricadono sulla quotidianità dei romani.

Un mesetto fa sulla scrivania del sindaco arrivò un sondaggio davvero preoccupante che indicava l’apprezzamento dei romani per la giunta sotto il 40%. Dati che hanno accelerato l’odierno azzeramento di deleghe. Era da tempo che si parlava di un rimpasto, ad agosto l’ex ministro dell’Agricoltura, in una intervista al Corriere della Sera, spiegò di tenere sotto esame tutti i componenti della giunta. La gestazione è durata quattro mesi e mezzo e ha prodotto la forzatura di oggi.

Entro giovedì dovrà consegnare la lista dei nuovi assessori e da qui al 13 gennaio impazzerà il totonomine. Di certo, sono nel mirino alcuni nomi. Ecco chi rischia: Sergio Marchi (mobilità ex An), il quale, se pur sorretto dal potente coordinatore regionale Vincenzo Piso, è stato al centro dello scandalo ‘parentopoli’. Laura Marsilio (scuola ex An), fa parte della corrente dei “gabbiani” capeggiata dal deputato Fabio Rampelli: se a livello nazionale il deputato è un perfetto sconosciuto, non va dimenticato la forza locale sua e del suo gruppo: in città spostano decine di migliaia di voti. Poi c’è Fabio De Lillo (ambiente, ex Forza Italia) anche lui spesso al centro di polemiche il quale spera nel sostegno di Maurizio Gasparri. Altra poltrona a rischio quella di Umberto Croppi (cultura e neofuturista): da quando è passato con Fini si è attirato molte inimicizie. Questi i nomi più in bilico ma visto il clima di profonda incertezza nessuno può dirsi realmente al sicuro.

Alemanno fino all’ultimo cercherà di mantenere un equilibrio tra le varie componenti, ad ogni modo gli scenari che si aprono sono due e  dimostreranno se davvero l’ex ministro dell’Agricoltura ha in mano le redine della città e del partito o se invece è succube dei veti incrociati.

La prima ipotesi è che depenni alcuni assessori nominandone di nuovi: scelta logica ma più compromettente. In questo modo creerebbe una frattura all’interno del partito dando però al contempo una dimostrazione di carattere. La seconda ipotesi prevede un girandola di deleghe che mantenga di fatto gli stessi dodici assessori. Una mossa molto democristiana per cambiare qualcosa e non creare fratture dentro il partito, ma che sarebbe senz’altro controproducente a livello di immagine.

Si chiude così, la prima fase dell’avventura in Campidoglio per il Popolo della Libertà. Al di là delle parole rassicuranti dei vari coordinatori cittadini sono solo le squadre perdenti ad essere modificate, perché il motto “squadra che vince non si cambia” è valido anche per chi amministra e guida una città come Roma.

 

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2 COMMENTS

  1. Fotocopia di Vendola
    Era l’ora. Alemanno finora è stato la fotocopia di Vendola. Speriamo abbia finalmente capito che, visti i risultati, tanto valeva rimanesse Veltroni (come con lui e Rutelli a iosa accattoni, lavavetri, zingari e abusivi; incontenibile degrado, sporcizia, fancazzismo e assenteismo dei dipendenti pubblici e dei Vigili urbani; clientele e super raccomandati nelle municipalizzate; buche, traffico e centro storico da apocalisse, etc., etc.) visto che la differenza tra le due amministrazioni è pochina pochina. Speriamo il Gianni inizi a fare la fotocopia di Tosi, anche perchè il rischio di andare a casa e ritrovarsi con un Tosi in carne e ossa non è poi così peregrina.

  2. Azzerare i vertici è poca
    Azzerare i vertici è poca cosa, vediamo cosa farà il caro sindaco. Per me farà un semplice rimpasto, un paio di persone nuove, cambi di deleghe… ma niente più.

    Quello che dovrebbe fare e azzerare tutto sul serio e sostituire tutti i nani e le ballerine di cui s’è circondato con tecnici seri il cui obiettivo è risanare i debili (il suo caro amico Adalberto Bertucci, ex amministratore delegato dell’Atac, è riuscito nell’impresa di aumentare il debito di 180 milioni in un anno) rendere più efficienti le aziende del comune e puntare a riassorbire parte delle obbligazioni emesse (3 miliardi di euro!!!!).

    La verità è che i soldi per Roma Capitale se li sono spesi senza sanare nulla e la città è di nuovo al collasso finanziario (e non solo). Chiedere a Berlusconi altri soldi (ovvero a Tremonti) è un bel problema.

    E questa volta non servirà svendre una parte di ACEA a Caltagirone (a proposito ma Gianni non era l’uomo che voleva fuori dal Campidoglio i POTERI FORTI?).

    Siamo in mano a dei banditi e l’unica spiegazione che mi do è che noi Italiani siamo dei banditi.

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