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Alesina e Giavazzi sognano una sinistra che non c’è

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E’ uscito in questi giorni il volume di Alesina e Giavazzi intitolato “Il liberismo è di sinistra”. Siamo lieti che i due autori si diano la pena di convincere che il liberismo possa giovare anche a chi si professa di sinistra, si dichiara sensibile alle istanze dei più deboli, degli emarginati, dei consumatori. Osserviamo incidentalmente che questo è da sempre l’obiettivo di tutti i  politici di destra allorché hanno promosso iniziative di liberalizzazione, basti ricordare le battaglie di Ronald Reagan contro la corporazione dei controllori di volo, o le privatizzazioni della Tatcher, o le iniziative dei governi guidati da Silvio Berlusconi per riformare la previdenza e garantire ai giovani di oggi  la prospettiva una dignitosa pensione domani.

Premesso che molte delle proposte avanzate dai due autori sono largamente condivisibili, e da tempo oggetto di iniziative e proposte di pensatoi autenticamente liberali e liberisti, il problema vero non è il che fare, bensì il come e con quali alleanze  politiche realizzarlo.

Certamente non con chi propugna l’egualitarismo democratico e si augura che anche i ricchi piangano. Certamente non con chi sostiene la sacralità del posto di lavoro fisso e cerca di smantellare i presidi della Legge Biagi, o con chi si oppone in maniera palese o nascosta all’ingresso di investitori esteri nelle imprese italiane. Ma c’è di più. Un serio programma di riforme economiche che produca benefici nel tempo a fronte di un costo politico immediato, richiede un governo forte, che possa decidere e applicare le sue decisioni, che non sia ostaggio dei ricatti del localismo consentiti dall’attuale modello di federalismo incompiuto, che non sia impastoiato dal bicameralismo perfetto, dal rischio di “ribaltoni” e agguati parlamentari. Insomma, occorre una efficace riforma del nostro assetto costituzionale, che lo stesso Walter Veltroni, nel suo ineffabile buonismo, ha riconosciuto nel suo programma. Ebbene, una siffatta riforma costituzionale fu messa a punto dal centrodestra e bocciata nel corso del referendum per merito anche della accanita, sistematica,  catastrofistica campagna di opposizione del centro sinistra.

Cari Alesina e Giavazzi, la domanda a cui occorre rispondere non è se il liberismo sia di sinistra, bensì se la sinistra, questa sinistra di lotta e di governo, sia liberista. E mi sembra di tutta evidenza che la risposta sia: No! .

 

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