Home News Alfano: “Con Monti per unire i moderati, altrimenti lo faremo noi. Niente diktat dalla Lega”

Alla kermesse di Italia Popolare

Alfano: “Con Monti per unire i moderati, altrimenti lo faremo noi. Niente diktat dalla Lega”

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“Non siamo qui per un nuovo partito ma per un partito nuovo”. Con Mario Monti se accetterà di federare tutti i moderati per battere la sinistra, oppure da soli. E’ il leit motiv che al Teatro Olimpico lega gli interventi dal palco e fa risuonare gli applausi della platea. Lo dice Berlusconi nel messaggio inviato ai promotori di Italia Popolare (un cartello di fondazioni e associazioni del centrodestra), lo ripetono gli esponenti di quella ampia componente di cattolici, moderati, liberali, intenzionati a non disperdere un patrimonio di valori maggioritario nel paese, e a costruire il futuro. Lo rilancia nell’intervento conclusivo il segretario del Pdl Alfano che manda una serie di messaggi: a Bersani (“ci siamo per vincere”), a Maroni (“niente diktat dalla Lega”), a Casini e pure al Cav. (sulla composizione delle liste). La sfida è dietro l’angolo, tra poco più di due mesi.

Sfida storica, dice Alfano, come fu storica quella del dopo-Tangentopoli che seppe cogliere Berlusconi. Oggi come allora, Monti “ha la stessa chance di federare tutte le forze moderate che toccò nel ‘94 a Berlusconi. Ora, se la vorrà cogliere, tocca a Monti”. Lo schema sta tutto in un progetto messo in campo per vincere, in un centrodestra che raccolga “tutta l’area alternativa alla sinistra”. E’ la stessa sollecitazione che al Prof. rinnova Berlusconi nel messaggio inviato alla kermesse di Italia Popolare, condividendone idee e progetti che sono poi quelli del Ppe: “Se Monti accettasse l’invito che più volte gli ho rivolto, da ultimo a Bruxelles di fronte alla platea del Ppe non sprecheremo certo un’occasione storica”. Per questo, con l’obiettivo di battere gli avversari, lo esorta a superare “schemi vecchi e logori” favorendo, invece, l’unità di “storie e culture diverse”. Il Cav. rilancia dunque il progetto dell’unione dei moderati “ma se ciò non dovesse essere possibile, soltanto da noi potrà provenire la forza necessaria per contrastare e battere la sinistra di Bersani e Vendola”.

L’invito al Prof. non può essere più chiaro di così, proprio nel giorno in cui il premier sale al Quirinale per un faccia a faccia con Napolitano. Decisione imminente? Difficile pronosticare, se ne parla da settimane ma nessuno lo sa. Certo è che il tempo per dire se e come sta scadendo: tra un mese dovranno essere depositate le liste con nomi e cognomi, non solo dei candidati ma anche dei leader. Nel frattempo il Pdl c’è e vuole restare nel campo che ha sempre attraversato, rivendicando la coerenza di una linea che lo stesso Alfano scandisce nell’impianto bipolare “dal quale non si torna indietro”, nell’europeismo (“essere europeisti convinti non vuol dire affermare che tutto ci vada bene. Essere europeisti non vuol dire sostenere che il nostro paese non farà più sacrifici se ce li chiedono, per i loro interessi legittimi, Francia e Germania. Essere europeisti convinti significa evidenziare i limiti di questa Europa”) e nella scelta di essere totalmente alternativi alla sinistra. Come il Ppe in Europa, così quello che – pare di capire – resta l’obiettivo del cantiere, da oggi più che un’idea o un auspicio: la costruzione del Ppe italiano.

Lo chiarisce non tanto ai presenti, quanto ai centristi di Casini quando fa capire che non possono funzionare “piccole formazioni di centro che portano ambiguità del non detto e cioè dicono intanto facciamo il centro poi vediamo. Noi vogliamo battere la sinistra, siamo dalla parte di quei moderati che vogliono unirsi per battere Bersani e Vendola, non per impedire alla sinistra di vincere con una maggioranza congrua e poi dare l’aiutino”.

Che in questa fase il Pdl e l’area di centrodestra sia a un bivio lo ricordano Quagliariello, Alemanno, Formigoni, Sacconi, Roccella, Lupi, Cicchitto e molti esponenti pidiellini e non (tra i relatori anche Urso e Ronchi) che si alternano sul palco dell’Olimpico. Per dire che la tradizione, il passato, la storia del partito vanno salvaguardati ma che è ora di guardare avanti. Di costruire, appunto. Il vicepresidente dei senatori, ad esempio, mette in guardia i cattolici del centrosinistra quando ricorda che stavolta “Bersani e Vendola se vincono, stavolta non faranno prigionieri” sulle questioni che stanno a cuore al mondo cattolico. Perché “mentre per la sinistra il bene comune è dato dal bene collettivo interpretato dallo Stato” e trova nella Costituzione un pilastro non modificabile “per noi il bene comune è rappresentato dalla libera realizzazione di ciascuno e l’ancoraggio è a principi che esistono prima della Costituzione. Per questo la Carta per noi può essere modificata. Cerchiamo di ricordarcelo ora, perché se Bersani e Vendola avranno il 55 per cento e il presidente della Repubblica, forse sarà troppo tardi”.

Ci torna Alfano declinando i punti-cardine del manifesto di Italia Popolare – non un nuovo partito, ripetono i promotori, bensì un’ampia componente che vuole unire i moderati – rilanciandoli come piattaforma per il programma elettorale del centrodestra. A cominciare dalla centralità della persona e la difesa della vita: “Noi crediamo che la vita qualcuno la dà e qualcuno la toglie e quel qualcuno non è il Parlamento. Non crediamo di ledere la sensibilità di alcuno se diciamo con una citazione nota che l’albero si riconosce dai suoi frutti che sono stati le nostre leggi e che il decreto Englaro è stato uno dei frutti di quell’albero e lo rivendichiamo con forza”. Poi il riferimento al matrimonio che “fonda la famiglia” e che è “tra un uomo e una donna che si sposano con l’obiettivo di mettere al mondo i figli”. Quindi l’idea di “una società in cui ci sia meno Stato, in cui sia valorizzata la libertà dell’iniziativa individuale” e riaffermato il principio “di sussidiarietà”.

Il passaggio più politico riguarda il rinnovamento del partito e la possibilità di un’alleanza con la Lega. In entrambi i casi il concetto di fondo che esce dalla kermesse del centrodestra è chiaro: liste degne dei valori del centrodestra e niente diktat da Maroni sul candidato premier. Riferimento quest’ultimo che vale sia se Monti si deciderà al grande passo alla guida dei moderati, sia che in campo resti (come finora è) Berlusconi che è – dice Alfano – “il nostro candidato”.

Proprio al Cav. sembra destinato il messaggio che Alfano gli ha già ripetuto in pubblico (a Porta a Porta) e nelle riunioni tra Arcore e Palazzo Grazioli. Il fatto che lo ribadisca, dice molto sul livello del dibattito interno. La campagna elettorale servirà non solo per presentare i programmi ma per rilanciare la convinzione che – ripete -  “le nostre idee, i nostri valori devono camminare sulle gambe delle persone giuste. Se qualcuno ruba deve andare a casa, se c’è qualcuno che è disonesto deve andare a casa, se c’è chi interpreta la vita politica come arricchimento deve andare a casa, se c’è qualcuno che ritiene di strumentalizzare la nostra bandiera per disonorare i nostri valori deve andare a casa. Se c’è qualcuno che pensa di potersi riparare dietro la persecuzione giudiziaria di Berlusconi - che l’ha avuta – allo scopo di far ingoiare tutto al nostro partito,  deve andare a casa. Non saremo credibili solo per i nostri programmi, ma se ai nostri valori affideremo il compito di camminare sulle gambe di uomini degni”. Standing ovation.

Idem per l’altolà a Maroni. Alfano non ci gira intorno: “Il Pdl non si farà imporre il candidato premier dalla Lega: se vuole allearsi con noi, la Lega non può dirci chi è il candidato premier”.

Alfano rivendica le cose fatte dal governo Berlusconi – battendo sul tasto dell’abolizione dell’Ici – e quelle realizzate con Monti evidenziandone però i condizionamenti da parte del Pd a sua volta condizionato da Cgil e Fiom, come nel caso della riforma del lavoro. Ricorda che il ddl anticorruzione fu varato dal governo Berlusconi e portava la sua firma, da ministro della Giustizia; rilancia l’accordo col governo dei Prof. per limitare “non l’uso ma l’abuso delle intercettazioni telefoniche e il tema della responsabilità civile dei magistrati. Lo chiedevamo al governo e non è stato fatto. Ci sono molte cose da continuare a fare, ma vogliamo farle essendo in maggioranza, non stando all’opposizione”.

Se questo è lo schema, se questo è l’obiettivo, chiosa il segretario, il Pdl ha davanti a sé due strade per battere la sinistra: “Unire i moderati con la guida di Mario Monti o, se Monti non accettasse, saremo noi a ricostruire quell’area per vincere”. Con Monti, dunque, se ci sarà. Con Berlusconi che c’è già. Ma da oggi in campo c’è tornato pure Alfano.

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11 COMMENTS

  1. Alfano ha anche detto:
    Alfano ha anche detto: “Essere europeisti non vuol dire sostenere che il nostro paese non farà più sacrifici se ce li chiedono, PER I LORO INTERESSI LEGITTIMI, Francia e Germania. Gli interessi legittimi per l’Italia sono sullo stesso piano paritario? Ecco, questo non lo ha detto.

  2. Il punto….
    …non è solo essere alternativi alla sinistra. Il punto e’ dare al Paese quelle riforme delle quali ha bisogno, che sta aspettando da 20 anni…. e con riferimento alle quali i transfughi del PDL hanno qualche credibilità?

  3. NIENTE DIKTAT DA BRUXELLES
    Sono elettore del centro-destra, ho votato un po’ per il Pdl, un po’ per la Lega a seconda delle elezioni e delle condizioni. Sono assolutamente convinto dell’indispensabilità di battere il PD e di non consegnare l’Italia alla sinistra fra pochi mesi, come più volte ho scritto nei miei commenti, e questa è davvero una grande urgenza. Vorrei, da elettore e esprimendomi per conto del sentire della gente comune, finalmente, non assistere più a questo teatrino della politica di tutti contro tutti, di una politica che vive solo di polemiche e poco di proposte. Sono d’accordo sulla necessità di “unire” i cosiddetti moderati (anche se non mi piace per niente questo termine) e allora unitevi, attorno ad un programma che sia serio, costruttivo, non però di totale sudditanza a Bruxelles ma che rilanci un po’ di orgoglio italiano. La mia fiducia a questa unione, come quella di tantissimi italiani, è comunque condizionata dalla revisione della situazione fiscale. In particolare, ma non solo, dall’eliminazione almeno dell’Imu sulla prima casa. Non mi pare giusto dover vendere la II casa (non una reggia, ma una modestissima casa rustica in condizioni molto”rustiche”) per poter pagare l’Imu sulla priima casa, cosa che mi è capitata nel 2012 e vorrei che fosse anche rivista la definizione di II casa per abitazioni ereditate ed utilizzate da uno solo degli eredi, dunque senza scopo di lucro per l’altro erede. L’introduzione dell’Imu ha rovinato letteralmente la mia e di tanti altri personale situazione finanziaria, anche perchè questa odiosa imposta non tiene conto della situazione reddituale del momento e questo è profondamente immorale da parte dello Stato. E mentre il prof. Monti parla di riduzione della spesa pubblica e taglia a destra e a manca le spese, con la legge di stabilità, nascosto fra le righe, c’è il ri-finanziamento di 10 milioni di euro alla Radio Radicale e ciò mi sembra davvero uno scandalo. Noi a pagare, loro ad incassare! On. Alfano, lei dice “niente diktat dalla Lega”, gli italiani le chiedono anche “niente diktat da Bruxelles” che sono molto più gravi di quelli della Lega! On. Alfano, gli italiani Le chiedono alleggerimento fiscale, Le chiedono sviluppo e lavoro, far ritornare in Italia aziende fuggite all’estero. On. Alfano, gli italiani Le chiedono lotta alla malavita senza quartiere, Le chiedono sviluppo della ricerca nel campo delle nuove tecnologie in particolare nel settore energetico per ridurre la dipendenza dall’estero. On. Alfano, gli italiani Le chiedono riduzione delle accise sulla benzina e controllo maggiore delle compagnie petrolifere e del loro “cartello”. On. Alfano, gli italiani Le chiedono pulizia nel partito senza pietà da tutti i lestofanti della politica, dai rei di peculato. Espulsioni di chi non è degno, di chi ha rubato. On. Alfano, gli italiani Le chiedono una moralizzazione della vita del partito quale non si è mai vista, perchè morale deve essere sempre la condotta degli uomini di governo. Moralità in ogni settore! On. Alfano gli italiani Le chiedono riduzione delle spese delle istituzioni quali le auto blu, ma non solo, da abolirsi al 90% per non rendere odiosi gli uomini di Stato di fronte al popolo, la vera cancellazione del finanziamento dei partiti e non finta con i rimborsi o quant’altro come sentiamo ogni giorno in televisione. Le chiediamo la riduzione degli stipendi drastica, in modo che si scelga la vita politica per passione, per spirito di servizio e non più per interesse delle proprie tasche. Perchè mi creda, se i politici guadagnessero il giusto (e non cifre colossali) stia certo che i Fiorito e i Lusi cercherebbero altre strade per arricchirsi e il popolo sarebbe orgoglioso dei propri governanti e non dovrebbe più vergognarsene. On. Alfano, è ora di cambiare, ma cambiare davvero e non solo a parole. Avrei molte altre cose da suggerire al prossimo governo di centro destra: vorrei sapere come posso fare! Grazie.

  4. Alfano
    Quando ha dichiarato finita l’esperienza Monti Alfano era ben conscio che stava parlando anche della sua.

  5. I diktat di Bruxells
    A me sembra che molti ultras che frequentano il sito pretendano di scaricare sull’Europa le conseguenze della drammatica incapacità ed insipienza di chi ci ha governato per anni! Non vi basta l’esempio greco? Immagino che voi siate pronti a ripianare coi vostri soldi il debito enorme che quel paese ha creato con le sue politiche populistiche e demagogiche! Beh sappiate che la Germania ci considera un po’ come una seconda Grecia, solo molto più in grande! La nostra classe politica in venti anni (per limitare lo sguardo alla splendida era berlusconiana), non è stata in grado di produrre alcuna riforma degna di questo nome ed ha continuato a tirare a campare sulla spesa pubblica. Ora, nel paese di bengodi può avvenire che si possa continuare a spendere a piacere fregandosene della crescita economica e dell’equilibrio dei conti, nella realtà invece, pensate in po’, le risorse, se non si posseggono, devono essere reperite sul mercato, alle condizioni, evidentemente, che questo stabilisce. Ma a noi piace sentirci dire altro, al punto di seguire come pecore questo genio che dice che lo spread è tutta una congiura…

  6. la spreadmania
    Chissà perchè fino ad un certo punto del governo Berlusconi non si è mai parlato di spread? Non si è mai parlato di spread perchè questo era basso e nel gota europeo si stava studiando come abbattere il Berlusconi, che non si allineava ai diktat merkeliano-barrosi. Già perchè quando si perde la guerra, il nemico fa dell’avversario quello che vuole. l’Italia ha perso una guerra economica con l’Europa, come l’hano persa Grecia, Spagna e Portogallo. Nella guerra con le armi si conquista il territorio, in questa si conquista l’economia e si fa del nemico quello che si vuole in campo economico, impoverendolo per farlo tacere. L’Italia si ribellava ai diktat massonico-europei e Bruxelles ce l’ha fatta pagare cara e salata. E cosa ha fatto? Ha tirato fuori dal cassetto lo spread che fino a poco prima nessuno sapeva cosa fosse. Se a qualcuno dei lettori nel 2009, ad esempio, avessi chiesto, che cos’è lo spread, avrei avuto come risposta un muso lungo e un borbottio: “Boh!!!!”. Lo sapevano gli addetti al mestiere ma non era usato ancora come arma di guerra, poi è venuto in mente a qualcuno di usarlo come arma per far cadere il grande nemico Berlusconi. Bisognerebbe che molti imparassero a guardare ai fatti politici con più obiettività, con meno partigianeria, con più capacità critica invece di attaccarsi al facile treno del “dalli a Berlusconi” che è la versione del secondo decennio del 2000 del “dalli al fascista”. E’ questa l’arte della sinistra: individuare il nemico e colpirlo fino ad affossarlo. Oggi il nemico è Berlusconi perché la sua politica è contro la social-globalizzazione, moderna versione del socialismo mitterandiano che doveva connquistare l’Europa. Berlusconi è pericoloso perchè ha la capacità di fermare la conquista dell’Italia da parte di questi moderni socialisti che vogliono fare una nuova Europa a loro immagine e somiglianza, un’Europa dove le differenze siano cancellate, dove la religione sia chiusa in chiesa se non nelle catacombe, dove la morale la decide lo Stato e non Dio creatore, dove i gay posso sposarsi e allevare figli, dove il concetto di famiglia deve mutare radicalmente, dove l’aborto è una nomale attività medica di pulizia uterina e nulla più e il feto un mero agglomerato di cellule, dove il vecchio o il malato è proprietà dello Stato che può decidere di eliminarlo perchè da fastidio e costa, dove le suore non c’entrano nulla con la sanità, dove i bambini disgraziati vanno gettati dalla rupe Tarpea perchè sono una cattiva immagine della società tecnocratica e dove al massimo vengono accettati i cattolici “adulti” alla Prodi che della dottrina se ne fanno un baffo perchè la decidono loro e non Gesù Cristo.
    Circa l’euro consiglio la lettura di:
    http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1143193/Ecco-la-ricetta-degli-inglesi—-L-Italia-esca-dall-euro—e-il-suo-unico-problema-.html

  7. Noto con piacere (si fa per
    Noto con piacere (si fa per dire!) che vi sia un crescendo di consensi verso la Germania e qui dovremmo capirci un po’ meglio, e cioè se siamo euroscettici od euroconvinti, perchè la differenza sta tutta qui. Del resto, in ossequio a quanto detto, quale miglior forma di populismo se non ripetere ossessivamente che gli ultimi venti anni sono stati catastrofici (dei quali dieci appannaggio della sinstra). Certo, personalmente non piace Bersani (e gli altri al seguito) ma non me la sentirei di azzannarlo un giorno si e l’altro pure sciacquandomi continuamente la bocca con una bolsa retorica al punto di diventare, essa stessa, populista e demagogica, tanto è ripetitiva, ed inconcludente. Tra l’altro, un cavallo di battaglia proprio di questi giorni delle persone al contrario , è lo spread. E dispiace (sempre si fa per dire!)che un impareggiabile commentatore frequentatore del sito, prima di aprir bocca, non si sia documentato interamente su quella bella prodezza della Deutsche Bank nel maggio del 2011 ai danni di un paese membro, cioè il nostro (e tralasciando di entrare nel merito, di ciò che stava a monte sempre di questa prodezza). Lo spread è stata una congiura? Carte alla mano pertanto è veramente difficile dare torto a chi sostenga questa tesi. E per concludere già che siamo in tema: l’abbattimento dello spread ai limiti attuali, non è opera del filotedesco premier Monti, bensì del concludente Mario Draghi. Ma come ho detto all’inizio abbiamo sempre più a che fare con gli euroconvinti i quali, folgorati senza tentennamenti da questa nuova fede non ammettono controindicazioni di sorta per cui al moloch dell’economia si può sacrificare quasi tutto. E non possiamo certo dar loro torto quando come pecore seguono pedissequamente la loro congrega di geni.

  8. USCIRE DALL’EURO
    Uscire dall’euro è l’unica alternativa concreta proponibile. Uscire dall’euro è ciò che propongono le migliori menti nel campo economico, persino alcuni dirigenti dell’Agenzia delle entrate! Uscire dall’euro è la speranza, il desiderio, la richiesta della stragrande parte degli italiani che se ne frega delle chiacchiere e degli sproloqui dei politici. Gli italiani rivogliono la lira, vogliono uscire dall’area euro, non vogliono più sentir parlare di Monti, Barroso, Merkel,Hollande,euro,Draghi e via dicendo. La stragrande maggiornaza degli italiani (77%) vuole che si lasci l’Europa per ricompattarci attorno all’idea di Patria e attorno alla nostra lira, il 65% vede di buon occhio la creazione della lira del mediterraneo (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Malta) contro l’euro del Nord protestante e massone. La stragrande maggioranza degli italiani (84%) ha parole di fuoco contro la Merkel e la sua politica strozza-Italia e il 91% vuole di nuovo la chiusura delle frontiere e i vecchi dazi. Il 92% vuole il rimpatrio dei marocchini ed islamici in genere e il 95% addirittura vuole l’abbattimento delle moschee, compresa quella di Roma. Molto diversamente da quello che il governo antidemocratico Monti ci impone(fonte: ideasondaggi)

  9. analisi
    Sinceramente non vedo cosa cambi: se Monti non scenderà in campo direttamente sarà comunque presente una lista filo-montiana. Tale lista raccoglierà meno voti senza Monti presente, ma la sostanza politica non cambia. E la sostanza è che questa lista appoggerà chi vince le elezioni, cioè la sinistra, magari attenuandone l’estremismo “sinistro”. Tutto questo per rendere governabile il paese. Ciò è stato accennato anche da Cacciari ieri sera in TV. Ormai i giochi sono fatti, purtroppo. D’altronde non si capisce perché questi centristi montiani dovrebbero allearsi con il PDL: non conviene loro né da un punto di vista ideologico (Silvio è piuttosto anti-europeista), né da un punto di vista utilitaristico (la sinistra dovrebbe vincere, ma non al senato, e i centristi si arrogherebbero pure il merito della governabilità, acquisendo anche posti di potere). Vendola farà buon viso a cattivo gioco, non credo voglia fare il Bertinotti della situazione. La mossa di Silvio di “appoggiare” Monti è tuttavia una scelta giusta e quasi obbligata, è l’ultima disperata carta da giocare, ma non penso che modificherà la situazione finale. Spero di sbagliarmi, naturalmente.

  10. Uscire dall’euro
    Il problema è che pur nella quasi totalità convinti che questo euro ci farà stramazzare, non si riesce a capire come potremmo fare per svincolarsi dal giogo tedesco. A parole, del resto, credo esista una opinione diffusa sull’avvelenamento in atto ed aldifuori degli schieramenti politici. Giorni fa, Manuela Palermi, della segreteria del Pdci alleato del Pd, ebbe a dire: “abbiamo capito quale sia stata la presenza di Monti, il quale ci ha massacrati ed in ossequio alla Germania”. Questo il senso, anche se non ricordo le esatte parole. E ciò starebbe a significare che anche dalle parti della sinistra hanno capito che aria tira. Un Bersani, ad esempio, mi convince che non straveda affatto per l’euro; d’altronde è il suo bolso cavallo di battaglia e non vedo proprio a cos’altro potrebbe attaccarsi. Un altro euroscettico, aldilà dei proclami di facciata, potrebbe essere Berlusconi il quale già una volta ha scatenato l’ira tedesca, ed ha perso per questo il governo. Si potrebbe indire un referendum, ma in tal caso, per la riuscita, dovremmo mettere da parte almeno una volta le nostre velleità da nani politici, tirar fuori una sana coscienza civica, riappropiarsi del nostro retaggio culturale per niente secondo a quello tedesco, e ripartire per la nostra strada. E sempre che la corte costituzionale non neghi la costituzionalità, quasi certa, di tale referendum. No. Non se ne esce proprio.

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