Home News Alfano – Meloni (popolari vs. “lepenisti”), la sfida tra i giovani che non piace al Cav.

Verso le Primarie del PdL

Alfano – Meloni (popolari vs. “lepenisti”), la sfida tra i giovani che non piace al Cav.

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Quando Napoleone, con un vero e proprio blitz, fuggì dall’Isola d’Elba e sbarcò in Francia, gli venne mandata incontro un’armata che avrebbe potuto annientarlo. Quei soldati, però, a cominciare dal loro comandante, maresciallo Michel Ney, solidarizzarono con l’Imperatore e lo accompagnarono, attraversando una nazione festante, a prendere di nuovo il potere a Parigi. Cento giorni dopo a Waterloo restarono sul campo migliaia di francesi e per Napoleone restò soltanto la via dell’esilio su di una sperduta isoletta in mezzo all’Atlantico (Ney venne fucilato per alto tradimento). 

La vicenda del Pdl è molto meno eroica; i suoi protagonisti, ammesso e non concesso che entrino a far parte della storia patria, non vi rimarranno così a lungo come il generale corso che seppe forgiare, nel bene come nel male, la nuova Europa attorno agli ideali della Rivoluzione francese. Anche nel nostro caso, tuttavia, un vecchio leader, alla ricerca disperata di autoconferme, a lungo indeciso sulla linea di condotta da tenere, ha tergiversato per molti mesi sul proposito di candidarsi o meno, probabilmente in attesa di vedere chi fosse il vincitore delle Primarie del Pd, perché si rendeva conto che nella eventuale competizione con Matteo Renzi avrebbe fatto la figura, al cospetto dell’opinione pubblica, di un nonno che si misura con il nipote. 

Per settimane, Berlusconi ha tentato in tutti i modi di revocare le Primarie del Pdl  (che in precedenza aveva proposto) riuscendo a ridurne lo spazio temporale ad una ventina di giorni, in modo che fosse un’avventura insistere. Poi visto che Angelino Alfano voleva tirare diritto, ha pensato bene di riappropriarsi di un partito (che avrebbe potuto sfuggirgli di mano) nell’unica maniera possibile: scendere direttamente in campo. A quel punto tutti, bon gré mal gré, si sono arresi. Senza combattere. E senza neppure trovare il coraggio di pronunciare la magica parola di Cambronne. Insomma, il Pdl è rassegnato a suicidarsi insieme al padre fondatore. Del resto, c’era poco da aspettarsi quando un gruppo dirigente dimostra di avere paura di taluni strani outsiders (comparsi all’improvviso sul terreno delle Primarie) al punto di evocare  l’inconciliabilità delle candidature con la condizione di indagati. 

Quella di Alfano è stata una scivolata che non ci aspettavamo. Come si fa a prendersela con gli indagati  quando si milita in un partito che ha come leader il Cavaliere? E come si fa ad arrogarsi il diritto di ritenere colpevoli di quanto sono accusati i propri avversari interni, a prescindere dai processi e dalle sentenze,  e dichiarare, nel medesimo tempo,  <perseguitato politico> Silvio Berlusconi che già comincia a portarsi addosso il peso di una condanna? Chi scrive è convinto che il Cavaliere sia vittima di una congiura, ma crede, nel medesimo tempo, che il garantismo debba valere nei confronti di tutti, anche se si tratta di personaggi con cui non prenderebbe neppure un caffè. Ma questo è tutto un altro paio di maniche. 

Comunque vadano le cose, andiamo pure avanti. Anche se la candidatura di Berlusconi finirà per bloccare – al di là dello svolgimento o meno delle Primarie – l’apertura, appena accennata, di un confronto serio tra due linee venute finalmente allo scoperto: una impersonata, magari con un’eccessiva cautela, da Angelino Alfano, incentrata sul valori del PPE e attenta a ritessere un’alleanza di forze moderate, senza escludere apertamente un ruolo di <federatore> da parte di Monti; l’altra, sostenuta da Giorgia Meloni, d’ispirazione lepenista (di Marine, non del padre), interessata a ricostruire i ponti con la Destra di Francesco Storace, in una prospettiva fortemente identitaria, nazionalista ed antieuropea, senza porsi il problema del governo del Paese. 

Il rischio vero che corre adesso il Pdl (o come si chiamerà quando il Cav estrarrà il dinosauro dal cilindro) è quello di una deriva populista con la pretesa di lucrare sui sentimenti deteriori dell’antipolitica e con la scelta strategica di rifare l’alleanza con la Lega Nord, concedendo loro persino la candidatura alla presidenza della Lombardia. Chi scrive non ha mai avuto paura di sostenere che Berlusconi, da tempo, non è la soluzione, ma parte importante dei problemi del Pdl. Si augura solo, quando sarà reso noto il programma elettorale, di non essere costretto a dichiarare <non possumus>.  

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9 COMMENTS

  1. La vicenda del Pdl è molto meno eroica
    NON E’ VERO! per chi ci ha creduto che la vicenda del PdL è molto meno eroica.Sono stati i voltagabbana o trasformisti gli infiltrai a vanificare i programmi del PdL. Grazie Silvio per quanto sei stato capace di sopportare.

  2. buon articolo
    Concordo in buona parte con l’articolo. Si può aggiungere che, paradossalmente, la ri-discesa in campo di Silvio potrebbe essere positiva nel lungo termine, velocizzando la decomposizione. Infatti con una eventuale ri-apparizione, Berlusconi terminerebbe il suo lavoro di distruzione completa del centro-destra, anche in termini elettorali, dopo la già avvenuta distruzione culturale e morale. Con un PDL al 5% arriveremmo più in fretta al punto più basso, dopodiché il centro-destra non potrebbe che risalire, potendo usare i mattoni delle macerie per la costruzione di un edificio nuovo e veramente liberal-conservatore. Il corpo sociale che si ribella al potere della sinistra esisterà sempre, e finalmente potrà votare delle persone che non fanno, volenti o nolenti, il gioco della sinistra stessa (tenuta unita in tutti questi anni proprio da Berlusconi). Con questa nuova “comparsata” dell’arzillo 77enne sarà chiaro a tutti che Berlusconi non è di destra, non ha mai fatto nulla di destra, e non ha fatto certo bene alla destra. Sarà lampante che Silvio non è stato utile alla causa del popolo che si oppone alla sinistra; e potrebbe essere più facile, per il suddetto popolo, farla finita con il berlusconismo, ri-acquisendo così dignità agli occhi di tutti gli italiani. Dell’articolo non condivido invece la definizione di populiste relativamente a certe posizioni difformi da quelle sostenute da Cazzola, posizioni che ad esempio sono critiche, o quanto meno problematizzanti, circa tematiche come l’Europa (se uno ha dei dubbi sull’Unione Europea non è, per ciò solo, un “populista”).

  3. PDL: indigeribile minestra socialista e statalista
    Da una parte abbiamo chi si ispira ad un indefinito partito popolare europeo, una specie di salsa bigotto-socialista-moderata, che ricorda terribilmente la putrida minestra del PD e della vecchia sinistra DC. Dall’altra abbiamo un indefinito populismo di probabile ispirazione fasciosociale e nazionalista: una via di mezzo fra comunisti e fascistoidi. Una cosa alquanto patetica e ridicola, nonchè imbottita di putrido statalismo. Va bene se hai il vuoto pneumatico cerebrale di una testa rasata. Dall’altra ancora abbiamo Berlusconi con il suo pugnetto di voti fedeli ma sempre più esiguo e in via di estinzione, se non altro per motivi anagrafici. Unico minimo comun denominatore: politici ex socialisti, ex An, ex DC di matrice statalista, socialista, ampiamente squalificati e senza più alcuna credibilità.
    Il tutto è praticamente invotabile. Onestamente da antisocialista e liberale, a questo punto prederisco persino Bersani.
    Siamo a migliaia di parsec di distanza dai tea party americani di intonazione liberista e antistatalista.
    Il PDL è finito ed in particolare sono finiti tutti i politici marci che hanno figurato in questo disastro del centro destra, un centro destra che non è mai esistito.

  4. In realtà nei toni e nel
    In realtà nei toni e nel programma di Giorgia Meloni non c’è traccia di lepenismo. Né quello del padre né quello della figlia (che poi sono la stessa cosa, solo un poco ridipinta). Mi pare che si tratti solo di un abbaglio. AB.

  5. Il programma di Giorgia Meloni? Questa è veramente buona!
    Giorgia Meloni? Mai sentito dire da Gorgia Meloni qualcosa di significativo.

  6. Programma elettorale????
    Il pdl prima delle elezioni si prenderebbe addirittura la briga di stendere un programma elettorale?
    Roba da matti!
    Quello con il quale avete vinto le elezioni lo state usando al posto della carta igienica!!
    Tanto vale farne a meno, ormai vi conosciamo!!

  7. Sul programma di Giorgia Meloni
    Abbiamo “provato” il programma degl'”imparati”e abbiamo visto i risultati.O qualcuno è contento dei risultati?Sia di dx,di cdx,di sx,o di csx?Forse la Meloni non ha mai detto “qualcosa di significativo”,ma è possibile,senza il contributo di chi non vuole esserci,che qualcuno(o tanti)la reputano capace di “imparare “con Loro?Per favore dateci il permesso…abbassate l’asticella del pronti-via.

  8. ma a che serve ?
    ma a che serve la politica ?
    Ad imporre la propria volontà o a cercare delle soluzioni ragionevoli ed utili ?
    Se invece di scannarci pensassimo a trovare gli elementi che ci accomunano, sarebbe meglio, di certo.
    Anche perchè per governare ci vuole oltre il 50 % e bisogna presentare alla gente programmi saggi, sagaci, fattibili, con personaggi umili e pronti a lavorare. Se diamo l’impressione di esser lupi affamati già verso chi sta dalla nostra parte daremo ala gente (che vota) l’idea di esser lupi affamati pronti a buttarsi sulla preda Italia (cioè a rubare e sperperare senza costrutto).
    E quindi direi che gli anatemi, le offese, lasciamoli fare alle sinistre, abituate ad ammazzare padri e fratelli per il potere ditattoriale che hanno in testa. Il C.D. dovrebbe incarnare valori umani, con sfumature ovviamente diverse fra ognuno, dovrebbe comportarsi in maniera civile, O NO ?

  9. Lepenisti
    Definire lepenista (seppur di figlia) un politico che si fa scrivere il programma economico da Oscar Giannino è sintomo della deflagrazione del PdL. Del resto se l’unico politico del PdL dichiaratamente liberista come Martino fu messo a fare il ministro della difesa, che vogliamo pretendere?

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