Alfano scivola sul burkini

Dona oggi

Fai una donazione!

Sostieni l’Occidentale

Alfano scivola sul burkini

18 Agosto 2016

Burkini? Uno sente il telegiornale e pensa di aver capito male, forse hanno detto “mankini”, il celebre costume da bagno sfoggiato da Sacha Baron Cohen nel film Borat. Del resto cosa potrebbe esserci di più assurdo di una fusione a freddo tra il burka – l’abito meno sexy della storia – e il seducente bikini di Brigitte Bardot? E invece il burkini c’è, non è uno scherzo. Alcuni esperti assicurano che non è un’imposizione perché ci sarebbe una forte componente modaiola, insomma sarebbe un costume liberamente scelto dalle donne islamiche più trendy.

Certo, non si capisce cosa ci sia di “pratico” e di “elegante” in questa specie di muta da sub, a meno che non si voglia proteggere le donne dai morsi delle meduse o avere in mente un stile fashion quanto la tappezzeria, del tipo ti copro con una bella tenda e via. Ma a quanto pare è il senso della “modestwear”, il mercato della moda che impazza nell’Islam e che fa incassare montagne di soldi anche agli stilisti de noantri: un costume da bagno sobrio e coprente, adatto alla donna che non deve chiedere mai, tantomeno di scoprirsi in pubblico.

Se fossimo dei modaioli impenitenti, potremmo relativizzare tutto come al solito e chiuderla qui, archiviando anche il burkini nella lunga e divertente epopea dell’abbigliamento da mare femminile. Ma siccome non lo siamo e abbiamo ascoltato l’ultima perla del ministro Alfano, andiamo avanti. Alfano infatti ha tenuto a precisare che il burkini non sarà vietato sulle spiagge italiane come sta accadendo in Corsica e Costa Azzurra. Ma il nostro ministro dell’interno pensa davvero che la cultura da cui nasce il terrorismo si nutra solo delle mitologie guerriere diffuse dal califfato o degli appelli all’odio anticristiano di qualche imam?

E no, perché il burkini l’hanno inventato anche per evitare che le donne in qualche regno medievale arabo di oggigiorno potessero essere costrette al divorzio dai mariti musulmani (uomini notoriamente liberali e cosmopoliti) solo perché si sono fatte il bagno in due pezzi. Non solo. Nei Paesi del Nord Europa si registrano sempre più spesso, Colonia insegna, pestaggi ai danni di donne che fanno vanno in piscina senza velarsi, un numero crescente di casi con l’aumentare degli arrivi di rifugiati e profughi da paesi come l’Afghanistan. Da qui l’ideona di tornare alle piscine divise per sessi per non urtare la sensibilità altrui.

Tutto questo dimostra che il progetto di colonizzazione culturale dell’Occidente ha molte facce, e che terrorismo non equivale solo a conficcarsi con un aereo nelle Torri Gemelle. Chiamatelo come volete, ma il burkini è l’ennesimo tentativo di perseguire una strategia più sottile che ha come obiettivo lo stravolgimento dei nostri valori, come ha detto il premier socialista Valls. Nella Francia che più di ogni altro Paese europeo è stata insanguinata dal terrorismo islamico, ma che si è svegliata dal torpore multiculturale, a quanto pare si ha meno paura di combattere l’islamizzazione strisciante delle società occidentali.