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Alitalia-Air France, la confusione del governo indebolisce le trattative

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Il governo ha mosso un altro passo importante per il trasferimento dell’Alitalia sotto il controllo dell’Air France. Ma a un pizzico di decisionismo, interpretato da Tommaso Padoa-Schioppa, si affianca una montagna di confusione. Il ministro del tesoro è corso in sala stampa a Palazzo Chigi per informare, al termine del consiglio, che c’era stato un orientamento favorevole alla cessione ai francesi e che lui stesso aveva ricevuto un mandato a trattare della durata massima di otto settimane.

Scendendo le scale rapidamente Padoa-Schioppa è riuscito ad evitare che dichiarassero prima altri, ma non ha potuto risparmiarsi le precisazioni successive. Così Alfonso Pecoraro Scanio si è premurato di ricordare che non “c’era stato nessun voto e nessuna discussione su Alitalia e che il governo non interferirà fino alla proposta finale”, mentre Paolo Ferrero ha fatto sapere di essere stato l’unico a esprimere perplessità sulla scelta di una trattativa unica con Air France. Nel frattempo il titolo tornava in Borsa e segnava un discreto rialzo, posizionandosi intorno ai 76 centesimi, il tutto sotto lo sguardo stupito di un analista colpito dalla tendenza del mercato di valutare l’Alitalia molto più dei 35 centesimi per azione che corrispondono, implicitamente, all’offerta dei francesi.

In più: Padoa-Schioppa informava i pochi presenti in sala stampa che lo stato italiano avrebbe comunque, con ogni probabilità, mantenuto una quota azionaria di Alitalia, cioè che non avrebbe ceduto del tutto la quota che ora è in mano al Tesoro e che è pari al 49,9%.

Quindi, per riepilogare, c’è un mandato a trattare in esclusiva che non è proprio stato regolarmente votato (tanto che lo stesso Padoa-Schioppa ha detto che comunque si dovrà tornare in Consiglio dei ministri per ratificare qualunque decisione). Il mandato è di otto settimane. Due mesi, molto di più rispetto a quanto indicato come scadenza inderogabile e tassativa, cioè il 15 gennaio,  per evitare il peggio da parte del presidente e amministratore delegato dell’Alitalia, Maurizio Prato. In più non è neanche del tutto chiaro se si sta procedendo a una cessione del controllo o al passaggio di una quota azionaria rilevante ma mantenendone una altrettanto importante.

Insomma: non è chiaro se c’è il mandato a trattare, la durata prevista non è coerente con le condizioni finanziarie della compagnia, l’intera operazione sta cambiando natura sotto i nostri occhi. Il tutto mentre la Borsa si comporta in modo apparentemente irrazionale.

Non è quello che si poteva desiderare. E certamente, da questo quadro confuso, la posizione negoziale del governo nei riguardi di Air France diventa meno forte. E cresce il rischio che l’azienda venga ulteriormente svalutata, con la conseguenza di cederla a un valore ancora minore e soprattutto potendo porre meno condizioni (di occupazione e di copertura dei voli) a tutela degli interessi italiani.

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