Home News Alitalia è davvero morta?

Alitalia è davvero morta?

0
71

La notizia era nell’aria. I contendenti erano sempre più agguerriti per far propria la carcassa, dopo un’estenuante guerra di nervi. Alla fine, il protagonista principale finora ha dovuto cedere il passo ai ricatti e gettare la spugna. Air France ha abbandonato il tavolo delle trattative.

Dopo mesi di flirt, di avvicinamenti ed allontanamenti, dopo consigli d’amministrazione estenuanti e dopo tutte le critiche ricevute finora, Jean-Cyril Spinetta, numero uno di Air France-Klm ha deciso di andarsene dallo stesso tavolo su cui erano seduti i sindacati che cercavano di difendere (danneggiando?) Alitalia.

La decisione è seguita immediatamente da quella di Maurizio Prato, presidente della compagnia nazionale, che ha rassegnato le dimissioni in modo irrevocabile, mettendo la società della Magliana sull’orlo del baratro. Le motivazioni risiedono tutte nella controproposta che i sindacati hanno portato a Spinetta: ingresso di Fintecna nella ricapitalizzazione di Alitalia tramite il versamento dell’intera parte, pari al 49%, di proprietà della società finanziaria del Ministero del Tesono in AZ Servizi.

La naturale conseguenza sarebbe stata, secondo i sindacati coinvolti nella trattativa (circa 10 sigle diverse), una maggior valorizzazione della stessa compagnia aerea. Ma non basta, dato che il diktat delle parti sociali si estendeva anche all’area Cargo, mantenuta in attività per tutta la durata del piano industriale presentato da Air France-Klm e rinnovata nel 2011. Ancora, i sindacati chiedevano la diminuzione degli aeromobili dismessi (a medio raggio) ed un precoce ammodernamento degli stessi. Di fronte a queste proposte, Spinetta si è alzato dal tavolo dove erano seduti anche Guglielmo Epifani (Cgil) e Luigi Angeletti (Uil) e si è recato verso l’uscita, affermando che «Non esistono più le condizioni per continuare. Dubito che la mia azienda possa accettare questa proposta che comunque presenterò al cda, ma che richiederebbe mesi di lavoro e riflessione che Alitalia non può sostenere perché i problemi non possono aspettare». Parole durissime a cui fanno eco quelle del ministro del Tesoro, Tommaso Padoa Schioppa, che risponde alle domande con un secco «Ora commissariamento». Si chiude quindi un’epoca ed Alitalia muore.<%2Fp>

Dopo questa notizia di fuoco, la via da percorrere è solo quella intrapresa nel passato da Parmalat e Cirio. Il fallimento deve essere preso in considerazione in modo serio, dato che, nonostante le recentissime entrate, la liquidità di cassa non è sufficiente per la gestione fino a giugno. Con circa 200 milioni di euro, nemmeno la gestione ordinaria può essere garantita per l’apertura di un nuovo tavolo delle trattative con un competitor estemporaneo, come può essere la cordata italiana paventata da Silvio Berlusconi. Purtroppo, i tempi sono strettissimi e si è già perso troppo negli anni scorsi, divisi fra uno spreco e l’altro.

La soluzione auspicata anche dal Tesoro è quella di portare tutti i libri contabili in Tribunale e farla finita con una società mangia-soldi, portata in questo stato da persone che con le imprese hanno ben poco da spartire. Quella del fallimento, dopo le trattative iniziate a luglio 2007, sembra sempre più la via da seguire. Gli enormi debiti della società sarebbero definitivamente chiusi e si potrebbe ripartire con una nuova società, nuove risorse umane e nuovi capitali per far fronte ad un piano aziendale che sappia tener testa alle esigenze di un settore dinamico come quello del trasporto aereo. Come si è ricordato spesso, il caso della Pan Am Airlines deve essere di esempio per Alitalia.

Dopo decenni di pessima amministrazione si è deciso di lasciare che il mercato facesse il suo corso, contro il quale nessun politico può intromettersi, a meno che non esistano interessi particolari. In questo caso, la classe politica ha agito in modo fin troppo dannoso, non solo per la società, ma anche per la nazione intera, costringendola ad una colossale farsa mediatica che è durata ben 9 mesi.

Alitalia finisce oggi? Le premesse per una fine che la letteratura definirebbe “ingloriosa” ci sono tutte. Certo è che ora i giochi si riaprono ed il tempo è sempre più stretto. O v’è già una nuova strada che finora ha agito nell’ombra oppure la soluzione finale è quella di entrare in Tribunale.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here