Alitalia: è ora che il Governo scenda dall’aereo

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Il processo di dismissione del pacchetto di azioni di Alitalia in mano allo Stato entra nel vivo e la vicenda scatena pulsioni demagogiche e protezionistiche. Ad esempio, dinanzi alla prospettiva di un intervento franco – olandese (Air France – KLM),  si alzano forti i richiami alla difesa dell’italianità, come se ciò fosse condizione indispensabile per l’efficienza e la sana gestione dell’azienda. Affinché l’operazione non si concluda in un solito pasticcio all’italiana ci sembra necessario che nel processo vengano rispettati alcuni importanti principi.

Innanzitutto, il management di Alitalia sia messo in condizione di decidere in maniera autonoma e scevra da condizionamenti, nell’interesse degli azionisti che sono lo Stato e anche – giova ricordarlo - i risparmiatori che hanno sottoscritto in Borsa le azioni Alitalia. Quindi, per favore, un passo indietro della politica. Purtroppo, a questo proposito, si deve già registrare la notizia, che è previsto un vertice a Palazzo Chigi per esaminare le proposte di cessione a cui prenderanno parte i Ministri competenti e anche il Presidente del Consiglio.

 In secondo luogo, sembra indispensabile che il partner selezionato sia in grado di offrire una prospettiva internazionale al nostro vettore. La vocazione dell’Italia a specializzarsi nell’offerta di servizi turistici facendo leva sul suo straordinario patrimonio artistico e ambientale, deve trovare nei servizi di  trasporto aereo, efficienti e competitivi,  il naturale complemento, per potere accedere a mercati sempre più integrati e concorrenziali. A questo riguardo non dimentichiamo che ha fatto di più per il turismo incoming nel nostro paese un vettore irlandese (Ryan Air) che tanti presunti campioni nazionali.

Terzo, la scelta dovrà tenere conto dell’impatto sulla concorrenza nel mercato italiano del trasporto aereo. Occorre dunque tenere presente che  la fusione Air One – Alitalia interessa soprattutto la  trafficatissima tratta Linate – Fiumicino, dove i due vettori, per nostra fortuna, da qualche anno operano in concorrenza. Con la fusione, tuttavia,  la totalità degli slot su questa trattata tornerebbe in capo ad un unico soggetto e occorrerà quindi che l’Antitrust intervenga per ripristinare le condizioni di concorrenza. Per questi motivo è assolutamente essenziale che, se Air One dovesse essere prescelta, il Governo si guardi bene dall’utilizzare l’articolo 25 della legge sulla concorrenza,  per esentare l’operazione dalla disciplina antitrust. Sarebbe infatti paradossale se, alla fine della lunga e penosa vicenda Alitalia, ci ritrovassimo con un monopolista privato -  invece che pubblico - a cui sarebbero garantiti lauti guadagni per molti anni a venire e a pagare sarebbero gli utenti,  invece che i contribuenti.  

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