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Chi ha poco da festeggiare

Alla festa del primo maggio i sindacati fanno i separati in casa

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Nemmeno la festa del primo maggio riesce a mettere pace tra Cgil, Cisl e Uil. Una giornata di musica e comizi non può bastare a cancellare lo strappo causato dalla firma separata dell’intesa sulla riforma dei contratti e le divisioni profonde che hanno lacerato l’unità sindacale negli ultimi mesi. Le organizzazioni confederali restano su posizioni molto distanti anche alla vigilia della Festa dei lavoratori, spostata in extremis da Siracusa all’Aquila, e del concertone di piazza San Giovanni a Roma. I segretari generali Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti saranno insieme nel capoluogo abruzzese perché «il sindacato deve provare a restare unito di fronte a una tragedia come il terremoto e di fronte ai problemi che la crisi determina nella condizione dei lavoratori». Soltanto l’emergenza ha spinto le tre sigle a non presentarsi divise all’evento, come invece avvenne nel 1984 quando i sindacati festeggiarono separati il primo maggio dopo la rottura sulla scala mobile. Si tratta, dunque, di una pace armata che durerà poche ore e già domani sera il clima tornerà rovente.

D’altronde anche in queste ore volano gli stracci. «Epifani frequenta troppi salotti che non conoscono le questioni nodali del lavoro – ha detto ieri Bonanni - La mia soddisfazione deriva dal fatto che il nostro sindacato si adopera per influenzare i processi di governo e ottenere risultati senza necessariamente polemizzare in maniera distruttiva. L’agitazione di Epifani aiuta il Governo». E ancora: «Se fossi in Berlusconi gli darei una medaglia. Il suo consenso - ha concluso - aumenta grazie agli oppositori di cartone». Alla faccia della riconciliazione.

Epifani, dal canto suo, non ne vuole sapere di fare marcia indietro e rimane contrario all’accordo sui contratti siglato da Bonanni e Angeletti con Confindustria. E agli attacchi del leader della Cisl risponde invitandolo a un confronto ispirato al «rispetto reciproco» e a porre fine agli «insulti» che sono un segno «sbagliato e di debolezza». Il numero uno di Corso d'Italia si riferisce anche alle accuse di Bonanni nei confronti della Fiom («fanno la Jihad»). «Mi sto interrogando - ha commentato Epifani - sul perchè continui a fare interviste piene di insulti. Le risposte sono due: o nasconde l’assenza di elementi di merito oppure ha preoccupazioni e paure delle quali non riesco a darmi conto».

Intanto dai vertici della Fiom arriva la proposta di annullare tutte le iniziative unitarie programmate per domani, a parte quella che si terrà a L’Aquila. E pensare che qualcuno aveva visto nella festa dei lavoratori l’occasione per dare inizio a un nuovo dialogo tra le sigle confederali. Anche se a spegnere l’entusiasmo ci aveva pensato Angeletti già lunedì, in occasione della conferenza stampa nella sede Rai di viale Mazzini organizzata per presentare gli appuntamenti del primo maggio: «Un nuovo inizio forse è una definizione generosa», è stato il caustico commento del leader della Uil.

Il nervosismo è evidente. La Cgil sta conducendo una battaglia che rischia di portare i sindacati alla resa dei conti. Confindustria, Cisl, Uil e Ugl sono concordi sul nuovo modello contrattuale, ma è evidente che sarà difficile firmare accordi nelle fabbriche senza il via libera anche del sindacato di Corso Italia. Il banco di prova, in questo senso, sarà il contratto dei metalmeccanici dove la Fiom da sola rappresenta la maggioranza degli iscritti. Si apre così uno scenario di lotta all’ultima tessera. Epifani ha già lanciato la sfida: va misurata la rappresentatività di ogni organizzazione, attraverso la verifica delle deleghe e il voto conseguito nelle elezioni delle rsu (rappresentanze sindacali unitarie). Una prova di democrazia, senza dubbio, ma anche una prova di forza che anticipa il de profundis per l’unità sindacale.

 

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